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Intervista:

Marco Petroni

Foto:

Archivio Arch. Garattoni

Progettisti:

Giovanni Tommaso Garattoni

Luogo:

Bologna

 

TRATTO DALLA RIVISTA:

Archi/Romagna
Un viaggio nei locali notturni della riviera adriatica attraverso il percorso progettuale di Giovanni Tommaso Garattoni

Negli anni ottanta giovanissimo hai aderito al bolidismo, generando insieme ai protagonisti di quel movimento una spinta futuribile per la cultura del progetto? Cosa ha rappresentato e cosa rappresenta nel tuo percorso progettuale quell'esperienza?

Nel 1980 (a vent'anni!) insieme a Fabio Bruschi ed altri inaugurammo lo Slego, locale che ha segnato la storia della vita notturna di tutta la riviera adriatica (e non solo nel 1987 il Times lo ha definito "the most important rock-club in Europe"!).

Nel 1982 con Maurizio Castelvetro ed altri abbiamo fondato il Complotto Grafico, laboratorio creativo che agiva sulla multimedialita' (argomento centrale di qualunque percorso culturale del periodo). Realizzammo mostre, eventi, happenings ed in seguito anche un'agenzia pubblicitaria per locali di tendenza, gruppi musicali, aziende di moda...

Il Bolidismo, come si sarebbe chiamato di li' a poco, e' stato fondato, almeno nelle sue linee guida, da me, da Maurizio Castelvetro, da Massimo Iosa Ghini e Maurizio Corrado, in una riunione informale (al Caffe' Cavour di Rimini!) nei primi mesi del 1986.

Stanchi delle relative esperienze di "gruppo" (Complotto Grafico per noi di Rimini e Valvoline di Bologna) e desiderosi di iniziare un nuovo capitolo in cui le singole esperienze potessero confluire piu' liberamente...

Eppoi la logica e' perfettamente anni ottanta... visto il nostro ego (e l'incoscienza dovuta all' eta'), non potevamo che fondare un "movimento"!

Collegandosi (almeno sul piano ideologico) ai Futuristi ed i Costruttivisti (per i quali molti avevano una sorta di venerazione!), recuperando alcuni concetti "estremi" del Design Radicale (quasi tutti studiavano Architettura a Firenze...) e come reazione al Post-Moderno imperante (Domus era diretta da Alessandro Mendini...), creammo un appetitoso argomento, almeno agli occhi dei media: un marchio vendibile e riconoscibile, nel quale convivevano varie anime, che corrispondevano alle singole progettualita'.

Per quanto mi riguarda il Bolidismo e' sempre stato una filosofia progettuale che tutt'ora fa parte della mia cultura. Nel momento in cui diventa stile/segno e' morto.

Fenomeni importanti come Droog Design si cibano di prospettive futuribili creando uno scenario capace di proporre forme e idee nuove che sembrano aderire alla perfezione con il titolo della Biennale curata da Massimiliano Fuksas "More etichs and less aestetichs? Cosa pensi dello scenario contemporaneo legato al design?


Personalmente cerco sempre di percorrere strade alternative. Negli ultimi anni il mondo del design si e' riempito di personaggi che io chiamo "parrucchieri" - il cui scintillante lavoro svanisce alle prime luci dell'alba...

Sinceramente sono veramente stanco di tante figure che antepongono la propria personalita' (piu' o meno creativa) agli oggetti prodotti... Attualmente i miei punti di riferimento sono i designers italiani che nel dopoguerra hanno veramente fattoscuola... dai fratelli Castiglioni a Joe Colombo!

In questo numero di Progetti Bologna apriamo una finestra sul tuo universo progettuale che spazia dall'industrial design all'interior design concentrandoci sui tuoi interventi nei locali pubblici, emerge una interessante sperimentazione, ci racconti questa tua particolare vocazione a creare l'immagine e l'anima di locali prevalentemente notturni?


La riviera romagnola e' sempre stata legata alla vita notturna... gia' negli anni trenta vi erano locali aperti ventiquattr'ore! La necessita' di rinnovamento, implicita, di un locale apre grandi spazi alla creativita'... quindi nei primi anni ottanta uno sbocco naturale e' stato quello di "inventarsi" nuovi scenari dove le possibilita' sono (forse erano) piu' ampie... e' un po'come il mondo della moda!

Se poi consideri che in quel periodo, per certi versi, si "ricostruiva l'universo" (citazione futurista)....musica, grafica, design, moda - tutto necessitava di novita'!

"Un progetto decorativo per il XXI secolo che coinvolge la grafica, l'illustrazione, il design, le arti applicate, l'architettura e l'urbanistica: punto di partenza formale e' il mattone fondamentale del codice binario, linguaggio-macchina del computer: il BIT (o BYTE) in quanto entita' numerica base dell'informazione, ovvero la sua trasposizione grafica, il PIXEL" .

Il pixel come unita' di misura dell'universo legato al vivere contemporaneo, negli anni ottanta poteva apparire una provocazione oggi è la realta' i pixel come un blob hanno invaso l'intero scenario della cultura contemporanea. Cosa ne pensi?

Una domanda un po' marzulliana, cosa rappresenta per te la notte e come le tenebre, il chiaroscuro della vita notturna ha influenzato la progettazione dei tuoi locali?


Gli ottanta sono gli anni in cui inizia il "nightclubbing" cioe' la migrazione, nella stessa (lunga) notte, da un locale all'altro - dovuto principalmente al fatto che in macchina c'era sempre qualcuno (grafico - pr - musicista - stilista - architetto...) che consentiva l'ingresso (gratuito, ovvio) in qualunque locale si decidesse di andare… quindi non ho mai vissuto la notte in alternativa al giorno (tantomeno da un punto di vista creativo), fa sempre parte della giornata! se poi consideri che allora sono nati gli after-hours...

Ultimo felice episodio di questo percorso di progettazione dei locali si lega a Pesaro, penso alla "trattoria moderna" 12/24, che lega memoria e contemporaneita' attraverso il cibo. Cosa possono rappresentare queste esperienze nel modo di vivere il tempo libero della gente?

La consapevolezza dovrebbe essere una delle grandi conquiste di una societa' che si definisce civile... purtroppo quando solo una ristretta eli'te dimostra di apprezzare il bello, sotto ogni forma esso si presenti (da non confondersi con il "costoso") significa che la nostra societa' di strada ne deve fare ancora tanta...

L'attenzione che ultimamente si mostra rispetto al cibo (sperando non sia solo una moda) va' proprio in questo senso... maggiore consapevolezza di se', quindi maggiore attenzione a cio'che ci circonda!

La linea adriatica ti vedeva tra i protagonisti assoluti; quel collettivo "estremo" proponeva una visione concretamente 'neoregionalista' del progetto, di cui divenivano cardini gli aspetti etno-formali tipici della riviera romagnola: la decorativita', il cosmopolitismo, il contrasto, l'anarchismo e l'organicismo?

Cosa propone ora la riviera finita la stagione dei regionalismi e della capacita' di proporre novita' artistiche, penso alla linea Adriatica ma anche a fenomeni come Motus, collettivo teatrale che ha utilizzato il teatro come incrocio di linguaggi?


Non credo proprio che il regionalismo sia finito, anzi credo proprio che debba ancora dare i suoi frutti migliori, ora che si capisce chiaramente che esso e' una risorsa e non un limite. Purtroppo in Italia abbiamo subito una pressione mediatica in cui (in mala fede) si scambiava un atteggiamento politico autarchico e bigotto per neo-regionalismo!

Invece e' vero il contrario! Solo un'apertura agli scambi culturali e commerciali apre la strada ad un mondo sempre piu' ampio, in cui la riscoperta delle proprie tradizioni, la consapevolezza (di nuovo) della propria storia e' il fulcro al quale agganciarsi, per dialogare con culture altre o diverse. Per citare la Linea Adriatica: "La regionalita' e' la porta obbligata verso un nuovo cosmopolitismo".

Finita l'epoca del citazionismo e del postmoderno in cui sinceramente la contaminazione si riduceva a un tutto fa brodo, come vivi il mondo del progetto e a cosa stai lavorando?


Sto cercando di rifuggire (come la peste) dallo stile, dal "segno riconoscibile dell'architetto"! Dalle scatole vuote dentro le quali "galleggia" la funzione. Spesso sono un incentivo al consumismo! Come dicevano i CCCP: "produci, consuma, crepa!"

Credo nella disciplina progettuale, in una capacita' del progettista di analizzare la situazione per dare la risposta migliore in termini di equilibrio tra creativita' e fattibilita'.

Attualmente m'interessa molto il "design per l'uomo" (alla Achille Castiglioni) o il recupero, per meglio dire reinvenzione, della tradizione come fecero alla fine dell'ottocento Aldo Spallicci e gli altri intellettuali de LA PIE', i quali ridefinirono (spesso inventando) la "cultura romagnola".Una vera "ricostruzione (futurisa) dell'universo" !

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