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Intervento:

Complesso polifunzionale per laboratori, centri di formazione, centro congressi e uffici

Luogo:

Parco Tecnologico Industriale Tiburtino Roma

Progettisti:

Alessandro Anselmi

Collaboratori:

Valerio Calmieri, Tecnocamere, Marco Dondolini, Cristina Zizzari

Commitente:

Societa' per il Parco Tecnologico Tiburtino Romano

Anno di redazione del progetto:

2002

Dati dimensionali dell'intervento:

Superficie totale lorda 21.000 mq; superficie a parcheggi 27.000 mq

 

TRATTO DALLA RIVISTA:

MimesiOsmosi
Il Centro Direzionale del Polo Tecnologico Tiburtino per ricucire, formalmente e programmaticamente, le diverse presenze del territorio

Il Centro Direzionale del Polo Tecnologico Tiburtino si inserisce nella "spina servizi" di questa incubatrice di imprese che vuole integrare le attuali capacita' di produzione e ricerca romane e proiettarle in una dimensione globale. Si tratta di una parte del nuovo parco industriale, circondata da un anello stradale che la collega agli altri luoghi del vasto programma di intervento.

L'area di progetto si estende per circa venti ettari. E' una superficie che si conforma come un trapezio irregolare e che, lungo il maggiore dei suoi fronti, si affaccia direttamente sulla circonvallazione e da' sul verde lungo l'altro. I lati minori restano definiti dai percorsi di collegamento trasversale del tracciato anulare.

Il nucleo amministrativo, congressuale e formativo di questa nuova realta' deve per definizione da una parte profilarsi con immediata chiarezza all'interno stesso del Tecnopolo, dall'altra concorrere a identificarlo nel piu' vasto ambito del Tiburtino Est. E' una zona, questa, dove e' difficile distinguere tra cosa sia davvero "natura" e cosa "citta'".

Si tratta di un paesaggio tradizionalmente segnato dalla presenza di cave pozzolaniche, riplasmato oggi dalle infrastrutture tecnologiche, dove dilagano amorfi insediamenti sia produttivi che residenziali, talvolta abusivi e talvolta pianificati. Il progetto sceglie di non negare questa situazione, ma di definirla, renderla evidente.

Si cerca allora di generare una sequenza di associazioni simboliche che rendano possibile il meccanismo dell'identificazione. Dal terreno nasce quindi un segno che si sviluppa senza soluzione di continuita' fino a lasciar emergere una collina artificiale.

In parte e' una gradinata dalla quale spuntano, evocativi, singoli pini e cipressi, in parte e' ondulata, laddove penetra nei diversi spazi funzionali, e in parte ancora e' un sistema di rampe che, mentre fascia delle volumetrie nettissime, fa vacillare ogni distinzione tra verticale e orizzontale. La memoria ci colloca subito nella campagna romana, tre le sue antiche ville suburbane. Non a caso il laterizio domina la scena della composizione.

Tornano alla mente quei "lacerti edilizi che", per dirla come Anselmi, "da sempre colorano insieme al verde dei prati l'immagine possente" di Roma e dei suoi dintorni. Privo ormai di una reale funzione portante, lo stesso laterizio e' libero di trovare nuove combinazioni. Puo' divenire, per esempio, il rivestimento di pareti ventilate e richiamare cosi' immagini ulteriori.

Quelle del futuro, degli scenari di innovazione tecnologica che qui devono divenire realta', come sottolineano anche il vetro e l'alluminio dei generosi innesti verticali lungo i fianchi dei singoli volumi. Grazie a questi ultimi la suggestione simbolica raggiunge il suo culmine. Lo schema distributivo, infatti, riprende esplicitamente l'articolazione di una mano aperta. Le "dita" dei singoli fabbricati vengono lasciate confluire in un unico "palmo": una grande piazza scoperta che e' a sua volta copertura.

Vi si inserisce infatti il vero centro dell'intervento, il luogo per attivita' congressuali e in parte commerciali. "Posti in relazione tra loro per mezzo di un particolare studio delle coperture i due livelli di piazza vivono", sempre secondo Anselmi, "di una particolare luce studiata per un piacevole uso degli spazi collettivi" e consentono l'orientamento tra le diverse aree destinate alla formazione del personale, alla produzione e alla ricerca.

Il fulcro dell'intervento, in effetti, e' proprio qui. Questo spazio aperto/coperto ribadisce infatti la natura osmotica di tutto il progetto, il suo giocare continuamente tra opposti che, toccandosi, lasciano scaturire un'architettura nella quale le diverse funzioni del Centro si integrano tra loro in perfetta autonomia, l'evocazione della memoria si intreccia con le sfide del futuro e infine la natura, finalmente rafforzata, si incontra con la citta' ritrovata.

Flavio Venturelli

Progettisti

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