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Intervento:

Museo Archeologico Nuragico, Storico ed Etnografico di Palazzo Zapata

Luogo:

Barumini Provincia del Medio Campidano Sardegna

Progettisti:

Pietro Reali

Progetto Sicurezza e Climatizzazione:

Coordinamento della sicurezza: Paoulina M. Tiholova

Collaboratori:

Stefania Cardelli, Silvia Michetta

Commitente:

Comune di Barumini

Anno di redazione del progetto:

1998 2006

Anno di esecuzione:

1998 2006

Costo:

3.944.086,74 euro opere realizzate 2.500.000,00 euro opere da realizzare

Imprese esecutrici:

Andreoni SpA; Piloni Guido Angelo; Gecor srl; 2AC Costruzioni srl; Agora' Costruzioni srl; Goppoln srl; Space SpA

Fornitori:

Space SpA

Dati dimensionali dell'intervento:

3.170 mq

Caratteristiche tecniche particolari:

Il restauro architettonico del complesso costituito dal Palazzo Baronale e dagli annessi rustici comprende il consolidamento delle murature mediante iniezione di malte additive a resine e di ammorsatura dei collegamenti tra muro e muro; l'inserimento di grandi portali e travi in c.a. oltre a consentire il proseguimento degli scavi archeologici ha preservato il monumento nuragico da un ulteriore schiacciamento e si e' scongiurato il pericolo del collasso del palazzo stesso. Tuttavia e' stato necessario eseguire delle microchiodature delle pietre nuragiche lesionate. Tutti gli antichi portali in pietra del palazzo sono stati preservati e restaurati; quando alcuni di essi si sono trovati in condizione confliggente con l'area archeologica, sono stati imbracati con una struttura sottile in c.a. collegata con la struttura in c.a. sopra di essi.

 

TRATTO DALLA RIVISTA:

Storia fra i nuraghi
Un itinerario di scoperta nel Museo Archeologico Nuragico Storico ed Etnografico di Palazzo Zapata a Barumini

L'istituzione e l'apertura del Museo Archeologico Nuragico Storico ed Etnografico di Barumini, rappresenta una nuova e fondamentale testimonianza della millenaria storia del paese, una fondazione che finalmente sancisce le volonta' dell'archeologo Giovanni Lilliu che negli anni Cinquanta riporto' alla luce il piu' importante complesso nuragico della Sardegna riconosciuto nel 1997 patrimonio dell'Umanita' dall'Unesco.

Un nuovo museo realizzato per essere una macchina espositiva, orientata alla documentazione di un patrimonio archeologico e contemporaneamente anche storico, etnografico, artistico ed architettonico che si pone concretamente e qualitativamente come un punto di inserzione nel paese ma anche nella regione poiche' raggruppa se, come gia' detto, una serie di valenze emblematiche della cultura sarda.

Un valore aggiunto e' il Palazzo Zapata, l'edificio che ospita il museo, un raro esempio di architettura rinascimentale sarda, oggi contenitore e teca del complesso nuragico; vari nuclei del palazzo stesso, infatti, poggiano direttamente le loro fondamenta sul perimetro del sito archeologico.

L'attenta progettazione e' stata seguita e condotta dall'architetto Pietro Reali dello Studio Progetto di Roma, con un impegno accurato nelle sue varie interconnessioni tra oggetti e memorie, tra progettazione e restauro. Il ripristino del palazzo e di tutti gli spazi che lo costituiscono sono stati portati a termine stimando criticamente l'esistente e conservando i caratteri tipici del complesso storico.

Varie discipline del "mestiere dell'architetto" sono coincise in questo complesso intervento: il restauro, la composizione, l'allestimento ma piu' di ogni altra cosa, la progettazione del museo e' stato un lavoro di scoperta.

Nel corso degli scavi, infatti, sono affiorati i resti di un'importante torre nuragica, un reperto inaspettato quanto straordinario, che ha rappresentato la ragione di tutta una serie di interventi tecnici di consolidamento - problematiche ataviche del palazzo che disordina-tamente faceva da velario allo straordinario sito archeologico - ma principalmente ha sconvolto le iniziali impostazioni, ponendo le basi per un nuovo e ancora piu' interessante progetto.

La torre portata alla luce, con la prepotenza della Storia, ha reclamato la sovversione delle impostazioni progettuali affinche' fossero riconsiderate le esatte visioni di tale rinvenimento. Il prezioso bene archeologico si e' rilevato essere, quindi, il fulcro della nuova ridefinizione delle tavole architettoniche, individuando, nella delimitazione degli spazi, un processo di musealizzazione "a cuore aperto", indubbiamente memore della lezione di Raphael Moneo per il Museo di arte romana a Merida con cui presenta similitudini concettuali, nelle evidenti differenze sul piano delle scelte formali.

Con tali intenti gli allestimenti degli spazi museali sono stati tradotti in realta' mediante la realizzazione di un lungo "ponte sospeso", dialettico elemento di confronto tra le preesistenze e il cinquecentesco palazzo, realizzato in un pacchetto in vetro strutturale che consente la parallela e continua visione sia delle teche, sospese e legate alla passerella, nelle quali sono esposti i reperti archeologici mobili, sia delle tracce archeologiche che si vengono cosi' a trovare sotto i piedi dei visitatori.

Tale soluzione architettonica si snoda nei diversi ambienti facendo da guida attraverso i gangli del complesso nuragico, attraverso i punti focali dell'architettura del palazzo, determinando punti di sosta dai quali e' possibile soffermarsi sui panorami verso la Marmilla, la Giara di Gesturi, il castello di Las Plassas.

La resistenza diafana degli allestimenti, delle vetrine e delle passerelle definiscono un teso equilibrio sia con i pesanti blocchi di pietra a secco delle parti archeologiche sia con le definite volumetrie del palazzo che permette al visitatore di vivere una condizione aperta di performance delle varie parti del museo.

Il compito non era facile, il rispetto delle presenze esigevano un intervento di misurati e regolati criteri progettuali dove le forme dell'architettura del passato si rispecchiano in quelle del presente, costituendo una interessante operazione sia in relazione alle tematiche appena esposte, sia rispetto alla scelta etica di seguire in maniera autorialmente silente le necessita' di far dialogare tra loro volumi di grande valore che avessero il compito di raccogliere e rappresentare non solo le tappe di una storia artistica importante ma anche una propria dignita' architettonica che non si perdesse in un intervento di ordinaria mimesi con le eredita' del passato.

Lino E. Sinibaldi

Progettisti

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