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Concorso:

Houdini

Graduatoria:

Selezionati

Progettisti:

Ivan D'Agostini, Albina Greco

Collaboratori:

Geometra Roberto Combi

 

TRATTO DALLA RIVISTA:

PALCO-SCENICO

Il progetto che presentiamo non e' un progetto, e' un punto dal quale ripartire per ripensare spazi nuovi con modalita' nuove. Avremmo voluto dire e, probabilmente fare di piu', ma e' solo dopo aver percorso il cammino progettuale che siamo arrivati a queste considerazioni. Noi crediamo che sia piu' utile proporre una riflessione di questo tipo anche se, peraltro, abbiamo cercato, pur nelle more di una presentazione di soli schizzi, di esplicitare anche attraverso alcuni modelli di "apparecchiature" cio' che intendiamo.

La griglia che abbiamo adottato ben presto si e' scomposta, si e' agglomerata attorno ad un reticolo che ha abbandonato il consueto piano cartesiano, si assoggettata ad un operazione di defragmentazione, si e' infine contratta su se stessa e, accartocciandosi, ci ha aperto un nuovo modo di vedere le cose, offrendoci svariati orizzonti.

A questo punto ci e' parso chiaro che le risposte non andavano ricercate semplicemente ridisegnando un pochino gli spazi, no il meccanismo spazio-tecnologia-tipologia a questo punto cambia, gia' ma come fare a ritrovare in una unilaterale campionatura le risposte. Difficile, allora seppur a malincuore, ci siamo resi conto che non avremmo saputo dare risposta alcuna al quesito iniziale, anche per una condizione di contigenza di tempo.

Abbiamo raccolto solamente la carta prodotta e abbiamo cercato di sintetizzare in alcuni schizzacci le nostre idee, il nostro concept globale anche attraverso gli iniziali meccanismi che sono stati trovati attraverso il frutto della rielaborazione concettuale.

Ed e' li allora che il rubinetto scompare totalmente per assumere una veste che palesa la sua stessa dimensione del trasporto fluido, se tubo deve essere che TUBO sia, come pure per la doccia: perche' perdersi (almeno cosi' crediamo noi) in rivisitazioni o, peggio, in abbellimenti di contenitori piuttosto che di aggeggi che poi non serviranno a nulla, se non ad impiegare un bel po' di resina o di ceramica, se la parola doccia richiama l'acqua che scende dall'alto e piega a cascata e allora che sia: ed e' il sistema a lamelle (studiato in una forma ancora embrionale) che si puo' leggere dalle tavole degli schizzi.

Ai due progettisti e' sufficiente OTTENERE una lettura di questi elaborati e magari, una piccola risposta. Puo' essere che le circostanze ci abbiano condotto "fuori tema", come si suole dire, o peggio che qualcuno legga cio' con una velatura polemica, nulla di tutto cio'. Nei concorsi, in special modo quando si affronta il difficile e sempre dinamico tema dell'abitare, capita che ci si possa arenare su qualche secca o sbattere su qualche scoglio appena affiorante.

A noi e' capitato cio' e riteniamo corretto esplicitarlo. Quello che segue e' il racconto minuto di quello che e' accaduto:

Premessa ovvero le prime riflessioni all'arrivo del materiale del concorso: ………il capitano Hook avrebbe esclamato: ciurmaaaa, avanti all'arrembaggio (cosi' come dice il nostro buon Bennato); e' arrivato oggi un bel paccone dal GRUPPO QUID -l'ente organizzatore del concorso- siamo dunque in marcia e mi piace pensare all'idea che il gruppo possa partire unito e convinto che possa essere una bella esperienza, una sfida dice Albina, ed e' proprio cosi', una sfida per se stessi e un modo per esprimersi.

Qualche giorno fa ho detto che il mestiere dell'architetto e' bel modo per mettersi in discussione, per confrontarsi, quando si propone un progetto ci si mette a nudo, ci si espone alle critiche che, non essendo mai oggettive, ci restituiscono un'immagine di cio' che e' il mondo e noi, con il mondo ci confrontiamo ogni giorno. La tipologia abitativa e' per definizione un elemento dinamico, sempre in movimento sempre in evoluzione, cosi' come lo siamo noi.

L'abitare un luogo, e' implementarlo con il nostro esistere, dal fuoco all'acqua abbiamo coinvolto lo spazio e, forse per una serie di ragioni infinite, abbiamo pure cercato di definirlo. Ora questa restituzione di alcuni confini si e' modificata e, per l'era attuale, in alcune delle nostre citta' gli spazi si sono in parte contratti e in parte espansi.

Il lavoro dapprima ci ha imposto ad  essere  transumanti ora ci impone una certa stanzialita' -posto poi transumare con altri mezzi: questo per esempio-  , allora questo sconfina in altre necessita'. Penso quasi alla cascina che fonde esigenze differenti in un unico sedime (lavoro e casa sul pezzo), anche la casa e' diventata l'uffico, come l'ufficio e' diventato la casa....... non vado oltre per ora...

Oggi: Il progetto, o meglio la fase finale degli elaborati presentati, rappresenta per i progettisti un punto da dove ripartire per ripensare a questo ambiente che, solamente cento anni fa non esisteva sostanzialmente, cosi' come quasi sconosciuta e non usualmente praticata, era l'attivita' del bagno.

Le cosiddette attivita' ablative, non occupavano luoghi specifici dell'edificio, tolto alcuni tipi emblematici (terme, bagni pubblici), e di conseguenza la casa poteva distinguersi solamente attraverso la nomenclatura degli spazi di utilizzo, legati alla funzione principale della costruzione, senza altri impedimenti o condizionamenti.

Cosi' come l'inserimento della tecnologia dei fluidi ha modificato la distribuzione logistica degli ambienti e, ci piace aggiungere, ha pure condizionato l'insieme tecnico dell'edificio (visto nella sua interezza), la trasformazione del concetto bagno, potrebbe favorire la realizzazione di un nuovo modo di pensare, uno schema post litteram della struttura a telaio applicato all'interno della costruzione che, cosi come ha permesso di svincolare lo spazio finestra dagli elementi portanti, permetta di svincolare la distribuzione dei fluidi per gravita' ed collocare gli ambienti laddove essi vogliamo che siano.

La rivisitazione parte da una ricollocazione a mo' di piattaforma delle funzioni, per arrivare popi a srotolare le stesse in una logica piu' dettata dalla forma legata alla funzione, ma priva di condizionamenti tecnici. Il filo si svolge plasmandosi al tempo stesso agli spazi ed ai nostri desideri.

Ma guarda un po' queste riflessioni, a distanza di tempo, poco per la verita', mi ritrovo nei pensieri che sono nati ieri, anzi li trovo piu' che mai attuali e che, pure in nuce, in una forma microcellulare, contenevano gia' quest'idea che ora balena per la mia mente e che Vorrei condivisa. E' quindi un punto dal quale ripartire per PROGETTARE e non un punto per pensare a forme nuove (della quali francamente penso che non se ne senta proprio il bisogno, tant'e' che siamo inflazionati da cose nuove e persino inutili).

Come la macchina di Leonardo che aveva bisogno di una nuova energia per funzionare, i nostri ingranaggi li abbiamo pensati, che qualche ingegnere diamine si dia da fare per far salire l'acqua perdio, cosi' come monta la panna. Vabbe' ridiamoci su per ora e vediamo cosa scateniamo!

Progettisti

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