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Luogo:

Roma

Progettisti:

Andrea Lupacchini

Collaboratori:

Sveva Giovagnoni, Monica Masimi, Gianluca Garofalo; consulenti progettuali: Silvia Sacerdoti, Fabio Spada.

Imprese esecutrici:

S.a.r. E. di I. Stefano Chelo

Fornitori:

interventi artistici: Marco Filippetti; rendering: Ugo Lezziroli; light designer: Alberto Trabucco; opere metalliche: Alberto Brandolini: impianti illuminotecnici: Animart Service

 

TRATTO DALLA RIVISTA:

Giochi di luce e materia a Trastevere
Glass Hostaria rivoluziona lo stereotipo del ristorante in un luogo tradizionale

Nel cuore di Trastevere, quartiere legato alla tradizione vernacolar-popolare nasce Glass Hostaria. L’idea progettuale accorda un’architettura innovativa al contesto urbano, fortemente, caratterizzato. L’intervento si è realizzato sperimentando diversi strumenti che variano dall’utilizzo di materiali antichi e radicati nella cultura del luogo rivisitati in chiave moderna, all’impiego di numerose variazioni luminose e cromatiche sulle superfici. Passeggiando per gli stretti vicoli del quartiere si scorge l’interno delle abitazioni ove i soffitti cassettonati, i rivestimenti e le pavimentazioni privilegiano materiali come il legno e le pietre naturali (il peperino o la basaltina), il ferro e il vetro; le facciate sono superfici intonacate che, nell’arco della giornata con il variare delle luce, assumono differenti combinazioni cromatiche. L’idea di trovarsi all’interno di un ristorante che offrisse, ai suoi clienti, piatti di alta cucina italiana tipicizzati dall’uso di ingredienti della cucina romana, rivisitati in forme assolutamente innovative, ha ispirato le scelte architettoniche.

La volontà di realizzare uno spazio molto moderno, ma legato al contesto urbano, ha portato ad adottare alcune soluzioni che rendono Glass Hostaria, fortemente, contestualizzata e, parimenti, assolutamente decontestualizzabile. Il locale si articola su tre blocchi funzionali: le cucine e i magazzini, i servizi e gli spogliatoi e, infine, la sala principale. Lo spazio della sala principale si articola su due livelli che si distinguono per le grandi superfici murarie seicentesche disposte in modo da non generare angoli retti e da un bellissimo soffitto di copertura, composto da vecchie travi in legno, quasi privo di una trama regolare ordinata, risultato delle modifiche subite dagli spazi nei secoli. Le superfici murarie della sala sono state rivestite con una lamiera di ferro (pelle esterna); l’architetto ha scelto questo metallo per produrre, nel tempo, un effetto disomogeneo e mutabile nell’aspetto delle superfici. Questa pelle in lamiera di ferro è stata trattata dall’artista romano Marco Filippetti, con una corrosione attraverso l’uso di acidi ed interventi con pigmenti color cobalto, ossidi di ferro, cere e resine colorate. L’intervento artistico sulle superfici simula alcune lacerazioni della materia con penetrazione di fluidi di colore, come a voler invitare l’intorno a penetrare e invadere lo spazio interno, attraversando queste superfici volutamente “stanche e vissute”. A ridosso della pelle esterna in ferro, è stata ricreata una seconda pelle interna, una sorta di scatola muraria, composta da superfici verticali retroilluminate, all’interno delle quali, sottraendo materiale, si sono ricavati i tagli che lasciano emergere la sottostante lamiera e delle nicchie orizzontali a doppia illuminazione. Questa seconda pelle non tocca la prima, anzi per enfatizzare questo reciproco distacco ci si è avvalsi di retroilluminazioni regolabili nella loro intensità. I tagli verticali riprendono i segni e le teche in vetro del pavimento, a ricucire un continuum spaziale di tensioni lineari. Il progetto illuminotecnico offre una sensazione di dinamicità spaziale assoluta.

La permanenza del cliente nel locale è visivamente stimolata. Una centralina computerizzata elabora una serie di scenografie progettate e memorizzate, che agiscono su combinazioni di luci dirette, indirette e retroilluminazioni, tutto grazie all’impianto completamente e rigorosamente dimmerabile (variabilità dell’intensità luminosa). Una luminaria che corre su tutto il perimetro, esalta il distacco tra la pelle esterna e quella interna. Alcuni proiettori da teatro, a vista, gettano un fascio di luce radente dall’alto verso il basso, in corrispondenza dei tagli scenografici sul ferro. Una serie di tubi metallici sospesi in acciao inox, di diverse dimensioni, posti ad altezze tutte differenti tra loro, invadono lo spazio a doppia altezza e offrono una luce diretta, concentrata sui tavoli, e una più diffusa d’ambiente, sprigionata da tagli laterali. Le teche orizzontali presentano una doppia illuminazione proveniente dal basso (piano luminoso in PMMA satinato) e dall’alto (a scomparsa nella pelle muraria). Altri effetti di luce esaltano il bancone, il dolmen-logo, le teche vetrate ricavate nel pavimento, le opere d’arte sulle superfici. Uno degli elementi più efficaci, per impatto formale e strutturale, è la scala di collegamento tra i due piani. L’idea di realizzare una struttura scultorea sospesa trova forma in gradini autoportanti (scatole di forme irregolari in ferro acidato con anime rinforzate e coibentate con schiume poliuretaniche), poggiate e saldate le une sulle altre. Volutamente provocatoria la scelta di utilizzare il piano del bancone in peperino, come una delle pedate della scala. Particolarmente ardita la progettazione ed esecuzione del parapetto composto da tubolari di ferro sagomati lungo un profilo sviluppato grazie all’uso di Cad tridimensionali, che segue nelle tre dimensioni l’andamento della scala. Dal punto di vista progettuale e normativo, alla forma completamente libera delle pedate, corrisponde un inviluppo tecnico che garantisce per ogni gradino la misura minima standard in larghezza e profondità. Il disegno del pavimento nasce dall’immagine di una ragnatela di assi che richiama la trama ideale generata dalla rottura di una lastra di vetro. Tali assi sono realizzati con listelli di legno scuro tipo Vengè. Le superfici generate da questi assi individuano alcuni quadrotti trapezoidali all’interno dei quali è stata realizzata una pavimentazione in listoni di legno chiaro, disposti in modo alternato in tutte le direzioni, a ricomporre un patchworck di trame, che offre interessanti variazioni cromatiche. Il bancone invade lo spazio. E’ un blocco lapideo trapezoidale realizzato in lamelle alternate di peperino e basaltina disposte su ricorsi orizzontali ad interasse differenziato ad andamento curvilineo. Una parte del bancone, realizzata in acciaio inox satinato, svolge la funzione di porta di accesso, di filtro visuale e, grazie alla sua rotazione, di contenitore e piano di appoggio per il passaggio di cibi e bevande.

Un nastro continuo in lastre di vetro trasparente parte dal pavimento prima in verticale con un diaframma, e poi orizzontalmente, fino ad invadere lo spazio svolgendosi lungo una parte del parapetto. Il resto del parapetto è realizzato in tondini di ferro disposti orizzontalmente a intervalli crescenti verso l’alto, su montanti allineati e coincidenti con i segni orizzontali del pavimento. Dalla piazzetta esterna, guardando all’interno, si scorge al centro della prospettiva uno schermo verticale in ferro e vetro satinato con serigrafato il logo del locale nella parte verso la sala. Questo schermo si atteggia nello spazio come un dolmen e assume una valenza tecnico simbolica con il suo completamento a torre per il passaggio meccanizzato delle vivande tra i due livelli. Il pannello che raggiunge un’altezza di 4,50 m assicura, inoltre, un’azione di filtro verso la zona ufficio, spogliatoi e servizi igienici. Una struttura metallica in liste di ferro allineate con i tagli orizzontali dei pavimenti costituisce il piano del soppalco. Tale struttura opportunamente riprogettata è andata a sostituirne una già esistente, che non poteva più assolvere a funzioni di carattere statico. La superficie inferiore di questo soppalco è costituita da pannelli in rete di fibra di vetro e rete metallica microforata che ripetono in negativo gli allineamenti del pavimento e delle teche di vetro. Le reti metalliche sono state deformate a mano per ottenere un effetto materico sulle superfici.

Progettisti

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Disegni e rendering