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Intervento:

Progetto di ristrutturazione di una unita' immobiliare a carattere residenziale

Luogo:

Roma

Progettisti:

Luca Braguglia

Collaboratori:

E. Barone

Imprese esecutrici:

G.R.C. impianti; La Domo Costruzioni

Fornitori:

Opere in ferro: Valentino Ragazzoni

Graphic Designer:

Dominique Rethans; Consulente illuminotecnica: Luciano Stignani

 

TRATTO DALLA RIVISTA:

La casa del collezionista
Opere d'arte e raffinate soluzioni architettoniche per un appartamento che diventa spazio espositivo

La casa del collezionista nasce quasi per caso da un progetto teso ad individuare spazi ampi e di rappresentanza nel restauro di un appartamento a Roma per un giovane single. La ristrutturazione prevede all’interno di 160 metri quadrati un grande salone con annesso uno spazio studio e/o camera da pranzo, cucina, tre bagni e solo due camere da letto. La scelta di questo impianto distributivo deriva sia dall’ esubero di metri quadri sia dal desiderio del committente di trovare una sapiente collocazione a un numero sempre crescente di opere d’arte. E’ così che viene concepito il salone: un grande vuoto delimitato da una muratura che su di un perimetro circolare delimita il nuovo spazio con un segno che individua anche lo spazio destinato allo studio e all’ingresso. L’ambiente del salone è integralmente pavimentato da lastre di ardesia a spacco con finitura lucida montate a correre. Le screziature del pavimento ben si accompagnano all’effetto brillante del trattamento del pavimento. La muratura circolare è trattata con una finitura a calce antica mentre quella rettilinea è trattata con una tinta opaca per far vibrare quest’ambiente così particolare. Nel salone trova posto anche un camino concepito come un monolite di pietra serena che incorpora al suo interno sia la bocca del camino sia i componenti hi-fi pro-tetti da un carabottino in teak. Un sapiente lavoro di illuminotecnica sostanzia tutte le scelte progettuali: le luci infatti decretano l’impostazione definitiva per il grande salone che naturalmente si trasforma in un contenitore di opere d’arte alcune delle quali influenzano l’architettura stessa dello spazio: è il caso dell’installazione del Maestro Eliseo Mattiacci con la sua opera in ferro costituita da due putrelle e un disco di ferro che occupa parte dell’ingresso (un tratto di putrella esce dalla muratura
nell’ingresso stesso) e il salone sovrastandolo con la sua discreta e leggera presenza che si riflette su di un tavolo opera dello stesso artista.

Il trait-d’union tra salone ed ingresso non è però solo affidato all’opera di Mattiacci: un’enorme tela di Peter Halley, infatti, accompagna il visitatore dall’ingresso al salone stesso nel quale spicca, sul fronte opposto, un’installazione in filo di ferro di Barbara Salvucci, che disegna una conchiglia, posta di fianco ad un’opera in gesso di Giacinto Cerrone concepita come terminale della parete circolare che delimita il salone. Sulla destra, sopra il camino, trova posto un’opera di Uncini, mentre guardando in direzione dell’ingresso è visibile un’opera di Nunzio. Lo studio della casa, posizionato alle spalle del muro circolare si differenzia dall’ambiente salone per materiali e livelli. Una pedana rivestita in legno rende l’ambiente più luminoso così come gli arredi che sono una libreria costituita da semplici ripiani bianchi a sbalzo, che ospitano una serie di sculture di Pit Kroke, Cascella, Eliseo Mattiacci, ed un tavolo in cristallo con base in ferro disegnato ad hoc da Luca Braguglia.

L’appartamento si sviluppa con due camere da letto e tre bagni oltre ad un’ampia cucina. L’impostazione conferita a questi ambienti ha un comune denominatore risulta nella purezza delle linee e nella ricerca di materiali particolari oltre al disegno delle falegnamerie. La camera da letto padronale così come il suo bagno sono stati oggetto di particolare attenzione in relazione alla possibilità di un doppio utilizzo: la camera da letto infatti prevede un doppio lay-out di uso con il letto posizionato al centro alle spalle di una consolle per poter ancora una volta disporre di una lunga parete libera sulla quale posizionare un’opera d’arte (in questo caso un’opera di Barbara Salvucci). Anche il bagno padronale nasce intorno a un duplice utilizzo dovuto alla richiesta di collocare oltre alla coppia di sanitari anche una doccia ed una vasca. Luca Braguglia ha previsto l’inserimento di una stele di fronte alla quale è posizionato il lavabo mentre sul retro è individuata l’area della doccia che, grazie ad un gioco di gradini, può essere riempita di acqua e trasformata in vasca. Questo effetto di doppio uso risulta enfatizzato dall’utilizzo di materiali differenti per rivestimenti e pavimenti dell’area doccia/bagno: pietra serena e pietra di Santa Fiora si alternano infatti a suggerire sbalzi cromatici ed anche diverse sensazioni tattili a seconda che ci si trovi in doccia o in vasca. Il bagno ospiti, di modeste dimensioni, acquisisce carattere e an-
che spazialità per l’uso di un rivestimento marmoreo e di specchio posizionato anche sul soffitto. Il lavabo inox di Philippe Starck contribuisce a dare lucentezza e, grazie alla superficie convessa, riflette le immagini evocando un senso di dinamicità.

Progettisti

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