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Intervento:

MAMbo - Museo d'Arte Moderna

Luogo:

Bologna

Progettisti:

ARASSOCIATI Studio di Architettura

Commitente:

Comune di Bologna
Utilizzatore: G.A.M. Bologna

Progetto:

Marco Brandolisio, Giovanni Da Pozzo, Massimo Scheurer, Michele Tadini
Progetto Corporate Identity G.A.M.: Navone Associati srl M. Navone

Direzione dei lavori:

Finanziaria Bologna Metropolitana

Coordinamento generale:

Finanziaria Bologna Metropolitana

Imprese esecutrici:

Coop Costruzioni, Ciab coop, Costruzioni di Altamura

Foto:

Mario Carrieri

 

TRATTO DALLA RIVISTA:

Ordito contemporaneo
Luce, pareti bianche e vetro per trasformare una ex struttura industriale nel MAMbo

Con l'acronimo MAMbo si apre a Bologna il nuovo Museo d'Arte Moderna, galleria e dinamico centro culturale ospitato nei recuperati spazi del Forno del Pane, struttura industriale posta nel comprensorio dell'ex Manifattura Tabacchi.

Da una nota del piano particolareggiato che disegnava questo edificio a contenitore culturale, nasce un articolato sistema integrato fra comunicazione e arti visive che comprende, nei complessivi 9.500 mq della struttura, circa una meta' adibiti a sale espositive, e la restante superficie divisa fra depositi, archivi, biblioteca emeroteca, sala convegni, meeting point, area didattica, bookshop, ristorante, caffetteria e una ampia terrazza per eventi speciali, ovvero una diversificata e attuale rete di spazi in cui esposizione e servizi si intrecciano a comunicazione e formazione.

Inserendosi in una struttura ottocentesca costruita in fasi diverse e caratterizzata da volumi eterogenei regolarizzati dalla costruzione di una cortina muraria disegnata con funzione di prospetto principale, il MAMbo si sviluppa su due e quattro livelli fuori terra disegnando un circuito a forma quadrangolare irregolare, coperto, a quote differenti, da grandi vetrate che illuminano lo scalone che serve i piani o da falde con capriate lignee.

A occuparsi del progetto di recupero e riutilizzo dell'edificio il gruppo Arassociati, studio di architettura milanese formato da Marco Brandolisio, Giovanni Da Pozzo, Massimo Scheurer, Michele Tadini. L'edificio, la sua storia e una vitalita' ancora immanente entrano nel piano di intervento del team, che nel primo sopralluogo risalente al 1999 assistono a una serie di scenari, decadenti ma lievi e originari, che decidono di non alterare quale testimonianza dell'edificio.

"Come nel ventre di una balena che aveva ingoiato tutto quello che trovava in mare, ci siamo trovati di fronte a tanti relitti che testimoniavano la presenza umana: un teatro di posa, una vecchia palestra, un laboratorio e deposito comunale oltre ad alcuni spazi occupati abusivamente. Tutto quel disordine sembrava non casuale anzi sembrava una qualche installazione ex temporanea; era la testimonianza della vita estrema dell'edificio".

Colpito dalla espressivita' oggettiva della struttura e del percorso in itinere malgrado le diverse vicissitudini che lo hanno reso relitto abbandonato, il gruppo Arassociati decide di dare ordine ai diversi spazi, ripulire un impianto gia' esistente, definendo con maggiore chiarezza le stratificazioni storiche e costruttive e, dove possibile, esaltare le differenze dei diversi ambienti.

Riportata a nuovo ordine secondo una logica gia' esistente, la struttura e' stata definita dall'inserimento di alcuni setti o diaframmi per ottimizzare i caratteri specifici della destinazione pubblica. Ovvero, i muri lapidei cui fanno riferimento lo scalone, le scale che ordinano il percorso museale e che collegano il foyer con le parti alte della struttura; e le diverse quote urbane del porticato su via Don Minzoni e della ricostituita via del Porto. Etereo ma immanente, leggero ma contaminato, mediatico ma spirituale, il MAMbo e' il frutto di un recupero concettuale prima che strutturale.

E' un restauro che guarda a trovare il nuovo equilibrio fra cio' che e' passato - e vive nella traccia architettonica - e quel che e' il suo futuro - percepibile nella pluralita' della materia che lo costituisce con precisa volonta' contemporanea - teso nel nuovo percorso di intima vitalita'. L'immagine che ne risulta e' quella di un organismo che cambia pelle e ruolo senza mutare la propria identita'. E quale migliore destinazione di un museo d'arte moderna per una creatura nuova che sa raccontare la sua storia?

Francesca Pieroni

Progettisti

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