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Intervento:

Analisi scientifiche e restauro di decorazioni ad affresco

Luogo:

Via Centotrecento 4 - Bologna

Progettisti:

Paolo Gresleri

Progetto:

Soprintendenza per i Beni Ambientali e Artistici di Bologna: Daniele Meneghini, Luisa Ciammitti

Direzione dei lavori:

Paolo Gresleri

Progetto di Illuminotecnica:

Paolo Gresleri

Commitente:

Fondazione Collegio Artistico Venturoli - Bologna

Anno di redazione del progetto:

2004

Anno di esecuzione:

2006

Costo:

115.000,00 Euro

Imprese esecutrici:

Progettarte snc di Sarti E. e John B.G.; Idroter srl

Fornitori:

Arredoluce srl

Caratteristiche tecniche particolari:

Restauro della struttura affrescata e consolidamento statico dello sfondato architettonico

Dati dimensionali dell'intervento:

315 mq totale superfici affrescate; 60 mq superficie salone refettorio

Foto:

Paolo Nanni

 

TRATTO DALLA RIVISTA:

Nuovo splendore
Nuovi spazi per l'arte contemporanea negli spazi restaurati di Palazzo Venturoli

L'antico Collegio Venturoli, fondato nel 1825 con la donazione e secondo il volere del prestigioso architetto Angelo Venturoli si trova in un edificio del Settecento nel cuore del centro storico di Bologna, in via Centotrecento, opera di Giovanni Antonio e Giuseppe Antonio Torri (1690-1700).

Da tempo cessata la funzione di scuola artistica del vecchio collegio, la Fondazione Venturoli, nata nel 1993, ha rinvigorito l'intenzione di sostenere i giovani artisti bolognesi (pittori, scultori, architetti) con borse di studio attribuite per concorso, integrate dalla disponibilita' di utilizzare spazi adibiti a studi.

A questa prima fase di intervento teso al ripristino della struttura architettonica e al restauro delle decorazioni affrescate di volte e pareti del refettorio e del giardino, curato dall'architetto Paolo Gresleri, seguira' un piu' esteso programma di restauro che restituira' all'antico edificio il suo nobile aspetto e nello stesso tempo rendera' piu' funzionali tutti i suoi spazi.

I due primi lotti d'intervento si sono concentrati, dal punto di vista iconografico, sullo sfondato prospettico-architettonico del giardino a opera di Rodolfo Fantuzzi (1825), e sulle complesse scene del settecentesco refettorio, affrescato da Gioacchino Pizzo'li (1700) in cui e' raffigurata la Storia dell'Ungheria nei suoi episodi piu' rilevanti (dall'Elezione agli altari di Stefano Re d'Ungheria sino alle Battaglie contro i Turchi e al Concilio di Trento e a Stefano Sellchevich Rettore del Collegio nel 1665).

Successivi sono il murale a olio con L'ultima cena e la Pala dell'Immacolata di Pietro Fancelli, incaricato dagli amministratori nel 1822, in seguito ai lavori di riadattamento del collegio Venturoli. Il bel dipinto del Fantuzzi si trova entrando nel palazzo; superato l'androne d'ingresso ci si imbatte in un ampio cortile caratterizzato da tre lati circondati da portici a piano terra e da una loggia al piano superiore formata da arcate a sesto ribassato.

Sullo sfondo di questo spazio si apre ancora un corridoio che connette il cortile con un giardino interno e che funge quasi da cannocchiale per la prospettiva affrescata sull'alto muro che lo circonda. Il dipinto si inserisce all'interno di una struttura architettonica a "portale" molto usuale nella tradizione bolognese.

Complesso, invece, l'insieme delle scene presenti nel refettorio, comprese all'interno di uno schema architettonico al di sopra di un basamento e separate fra loro da paraste d'ordine dorico che sorreggono una trabeazione continua, coincidente parzialmente con il cornicione in stucco a rilievo. A loro volta le singole raffigurazioni sono incorniciate da motivi dipinti raffiguranti ornati.

Nella volta vi e' un affresco raffigurante la scena della Regina Elena che consegna la corona al fratello, situato al di sopra della trabeazione e incorniciato da un altro basamento architettonico che riquadra un pozzo luce dipinto. Alla prima fase di semplice pulitura e rimozione dei materiali incoerenti, di patina e aggiunte successive e' seguita la fase dell'integrazione pittorica a selezione cromatica di alcune lacune di piccole dimensioni.

L'insieme degli affreschi recuperati e la complessita' della tematica, offre l'occasione di ricordare una delle questioni piu' dibattute dagli specialisti del settore: l'estrema difficolta' di azione per la conservazione o la rimozione della patina di un dipinto, "materia" cosi' continuamente legata a vernici e a velature da provocare una perdita irreparabile se non trattata delicatamente.

Secondo Cesare Brandi, sia nel rispetto dell'istanza storica, sia in quello dell'istanza estetica la patina non andrebbe rimossa. Nel primo la conservazione della patina e' vista come "conservazione di quel particolare offuscamento che la novita' della materia riceve attraverso il tempo" ed e' quindi testimonianza del tempo trascorso; non e' quindi solo auspicabile, ma tassativamente richiesta.

Dal punto di vista estetico invece la patina "e' quella impercettibile e impalpabile sordina posta dal tempo alla materia", che si vede costretta a tenere il suo rango piu' modesto in seno all'immagine; anche nel rispetto dell'istanza estetica viene quindi legittimata la conservazione della patina.

Elisa Caivano

Progettisti

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