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Intervento:

Sede direzionale Filomarket

Luogo:

Imola

Progettisti:

Architetti Associati Gaddoni Masi

Progetto:

Fabrizio Dallacasa, Franco Gaddoni, Maurizio Masi, Dario Marastoni, Enrico Gamberini

Commitente:

Filomarket srl

Anno di redazione del progetto:

2004 - 2005

Anno di esecuzione:

2005 - 2006

Costo:

1.979,000,00 Euro

Imprese esecutrici:

Coop Cesi, Metalstrutture srl, Arcof srl, Giacometti srl

Fornitori:

Fer Trading srl, Vitra, Crespi, Duravit, Grohe, Besam, Pellini

Dati dimensionali dell'intervento:

1500 mq superficie utile

Foto:

Teresa Inghilesi Gialloni

 

TRATTO DALLA RIVISTA:

Forma e funzionalita'
Affermazione dell'immagine di una azienda attraverso i volumi dinamici, trasparenti e tecnologici della sua nuova sede

La scelta programmatica per questo edificio direzionale nella nuova periferia di Imola e' quella di concentrare l'attenzione sulla dinamicita' dell'azienda che deve ospitare. La pretesa di realizzare un oggetto meramente di prestigio e' rifiutata alla radice. L'impresa che commissiona l'opera e' attiva nel ramo dei prodotti in filo metallico, in particolare carrelli.

La sua filosofia e' quella di confrontarsi con nuovi mercati, il che comporta flessibilita', richiede disponibilita' ad adattare un patrimonio consolidato di competenze alle richieste dei suoi clienti. La coerenza con un simile spirito consapevole, dinamico e innovativo permea quindi l'architettura della sua sede, la sua volumetria, la sua matericita'. Da un solido nucleo rivestito in fibrocemento scuro si sviluppa un sistema di sfalsamenti di fronti piu' chiari, rivestiti in pannelli d'alluminio.

Sul lato orientale, rivolto allo stabilimento di produzione, si presentano come setti piani e precisi. Su quello opposto, d'ingresso, si gonfiano come vele pronte a portare a nuove strade. Un brise soleil che diventa pergolato consente il controllo dell'unita' compositiva. In lamelle metalliche montate su profilati d'acciaio, questo segno tecnologico scherma il lato meridionale e rigira in copertura, allusivo coronamento dell'insieme.

L'atrio d'ingresso, a tutta altezza e attraversato dalle passerelle che collegano le due parti che esso individua, e' l'ambiente piu' grande di questo edificio di tre piani. A destra e sinistra, i nuclei dei servizi e dei collegamenti verticali definiscono questo vuoto e, con il loro caldo rivestimento ligneo, anche l'atmosfera che accoglie i visitatori e le sfide aziendali. Del resto e' proprio la sobrieta' dei materiali, come il gre's grigio scelto come unico tipo di pavimentazione, a garantire il mantenimento di questo carattere in tutti gli interni.

Improntati alla trasparenza, gli ambienti di lavoro prendono luce in gran parte dagli scarti tra i setti di facciata e il nucleo centrale. Il programma funzionale si dispone su una superficie calpestabile di millecinquecento metri quadri. La disposizione degli ambienti prevede al piano terra, oltre all'accoglienza, una serie di spazi destinati al rapporto con il pubblico. Un tunnel garantisce da questo livello il collegamento con il padiglione produttivo preesistente.

Gli uffici si ritrovano anche alla quota superiore, per diradarsi al secondo piano, dove vengono collocati anche gli ambienti destinati ai meeting aziendali. Alla sommita' dell'edificio il filo delle facciate arretra creando un attico terrazzato, dove trovano posto gli spazi dirigenziali. La flessibilita' dell'organizzazione interna e' garantita dalle partizioni in pannelli divisori attrezzati e intercambiabili.

Il comfort ambientale e' garantito da un impiego integrato di pareti ventilate, di vetrature magnetroniche selettive delle radiazioni infrarosse delle emissioni solari, nonché di un sistema di raffreddamento e riscaldamento basato sull'impiego di pompe di calore. Anche se, come si e' visto, le allusioni non mancano, la ricerca di una coincidenza tra il contenuto e il suo contenuto qui non e' intesa come costruzione di una mera metafora, ma l'essenza stessa della composizione.

E' la traduzione odierna di un pensiero che viene da lontano, richiama il concetto che la funzione di un oggetto ne sia il principio generatore, e come tale non vada nascosto. In effetti, se si stilasse una classifica degli slogan piu' famosi legati all'architettura moderna, il motto form follows function ne occuperebbe una delle posizioni piu' in vista. Puo' sembrare una futile operazione, pero' consente di stabilire immediatamente come queste idee non si siano affatto dissolte col tempo.

Piuttosto, una volta perso il loro carattere di dogmi, sono diventati elementi come altri nell'insieme delle possibilita' dell'architettura, declinati secondo sensibilita' ogni volta differenti. Questo progetto ne e' una dimostrazione.

Flavio Venturelli

Progettisti

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