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Intervento:

Edificio residenziale

Luogo:

Giulianova (TE)

Progettisti:

Studio Giovanni Vaccarini & Associati

Progetto:

Giovanni Vaccarini

Collaboratori:

Laura Marini, Lucia Tomeo

Commitente:

Privato

Anno di redazione del progetto:

2003 - 2004

Anno di esecuzione:

2004 - 2005

Imprese esecutrici:

Di Ferdinando costruzioni

Costo:

220.000,00 Euro

Dati dimensionali dell'intervento:

280 mq superficie; 780 mc volume

Foto:

Alessandro Ciampi

 

Aggregazioni architettoniche
Ricercata sovrapposizione di scatole contemporanee

Giulianova, qualche anno piu' tardi. Non ci troviamo piu' in prossimita' della costa. Questa volta siamo a ridosso della collina, dove ci si aspetterebbe di poter contemplare il mare da una posizione privilegiata, magari isolata. Ritroviamo ancora il processo, familiare per Giovanni Vaccarini, di ridurre, prima di riaggregarli, i vari aspetti a dei nuclei essenziali autonomi.

Qui pero', le unita' funzionali non si organizzano in un blocco unitario, quasi autoreferenziato, come nel caso dell'ex Arena. Anzi, il tema e' quello della giustapposizione dei volumi. Su di un basamento incastonato nel dislivello del terreno poggia infatti un primo blocco, completamente aperto su un lato, dal quale si staglia il parallelepipedo traforato di quello che potrebbe essere interpretato come un cannocchiale puntato sul panorama.

Presi da questa ipotesi ci si potrebbe allora concentrare su alcuni aspetti. Si noterebbe, per esempio, la linearita' degli spazi interni: un grande open space nella zona giorno, con i servizi allineati su un lato e una scala perpendicolare al volume. Questa si trova in posizione centrale, a suggerire possibili suddivisioni degli spazi comuni, e diventa capsula distributiva al piano superiore, in modo da permettere l'accesso alle tre stanze in sequenza della zona notte.

Si noterebbe poi, per esempio, come lo spazio ipogeo e la grande sala della zona giorno brillino come ambienti molto luminosi, aperti, grazie alla semplice contrapposizione tra il verde delle pareti e il rosso dei pilastri e della sottile scala. Il piano superiore, al contrario, si stacca completamente dalla zona giorno. Non tanto perche' esiste solo un taglio che si affaccia al di sotto, collegato idealmente solo dall'unico pilastro non intonacato.

Piuttosto, perche' qui i colori arretrano lasciando al bianco il compito di riflettere e diffondere la luce che permea l'atmosfera raccolta e sospesa degli ambienti privati, penetrando attraverso le numerose fessure aperte in tutte le direzioni. Fessure, appunto, non finestre o lucernai, poste a traforare anche il pesante schermo che protegge uno degli ambienti privati dai lunghi raggi del tramonto.

Il motivo che esse seguono e' quello di una specie di membrana osmotica che si ripete anche lungo tutti i pannelli della cancellata. Una membrana che, appunto, e' intermedia tra la pesante opacita' delle pareti e le metrature, a filtrare il passaggio da o verso l'esterno del lotto cosi' come i raggi del tramonto stesso. La sua presenza crea qualcosa di instabile, un equilibrio provvisorio di architetture temporanee che contrasta con la stereometria dei solidi.

Anche l'accostamento dei materiali e dei colori concorre alla costruzione di singole risposte alle situazioni puntuali di un contesto diffusamente squalificato. E' una ricerca sul come lasciar vibrare le qualita' specifiche di un'architettura nello spazio di queste dinamiche post-urbane. Lo si nota nel rivestimento lapideo del volume della zona giorno, o nelle rassicuranti tonalita' terracotta del camino. Un momento, pero'.

A una seconda occhiata si scopre che, come dire, qualcosa non va: siamo in collina, dovremmo guardare il mare, no? E invece no. Il cannocchiale punta sul verso "sbagliato". La zona giorno e' completamente impacchettata nel suo rivestimento, tranne su un lato, anch'esso rivolto verso le colline. Il patio ipogeo poi, non fa certo pensare alle ombre di un porticato sotto il quale lasciarsi accarezzare dalla brezza marina.

In realta' ci troviamo in uno di quei tipici sfrangiamenti tra spazio del verde, del rurale e dell'urbano cosi' tipici nelle situazioni metropolitane attuali. La casa sorge in una sacca inedificata di un margine indefinito. Verso il mare, ancora una volta, un edificio ostruisce la visuale. E poi che visuale? Sulla conurbazione, la ferrovia, i moli in cemento del porto... Allora ecco, si volta le spalle al mare.

Flavio Venturelli

Progettisti

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