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Intervento:

Progetto e opere di ristrutturazione della Libreria Laterza

Luogo:

Bari

Progettisti:

Architetti Associati GAP

Progetto:

Federico Bilo', Alessandro Ciarpella, Francesco Orofino - GAP Architetti Associati e Domenica Rosa Loperfido Balestrazzi con Claudia Del Colle, Mirko Giardino, Carolina Bozzi Colonna
Solaio mobile: Alberto Musmeci, Marco Musmeci, Massimo Mercuri

Strutture:

Valerio Savio

Graphic Designer:

Grafica: Luigi Fabii
Realizzazione grafica: Fidanzia Sistemi srl

Impianti:

Elettrici e climatizzazione: Giuseppe Quattromini

Anno di redazione del progetto:

2006

Anno di esecuzione:

2006

Foto:

Filippo Vinardi

 

TRATTO DALLA RIVISTA:

Lungo la via
La libreria Laterza rinnova i suoi affari

Il restauro del Moderno e' un tema che ha investito la comunita' dei progettisti e dei tecnici ormai gia' da alcuni anni. Con fervore, trattandosi di architetture relativamente recenti, paradossalmente pionieristico si dibattono, concepiscono e spesso realizzano un po' ovunque azioni per il recupero di testimonianze uniche, talvolta in colpevole abbandono.

Il caso piu' clamoroso e noto e' quello della Biblioteca di Viipuri, una delle prime e piu' importanti opere di Alvar Aalto, spinta dalla storia in una zona un tempo sovietica e la' dimenticata. A una grandissima distanza di clima e cultura e' fiorito nel 2006, in terra pugliese, un progetto di ristrutturazione di un altro ambiente legato al mondo dei libri, ovvero la Libreria dell'Editore Laterza di Bari.

Non un semplice negozio, dunque, ma un propulsore culturale per la citta' e punto di contatto tra questa e il clima ideale della casa editrice, nella cui sede storica, progettata da Alfredo Lambertucci, si viene a trovare dal 1962. Questo spazio e' legato a filo doppio al progetto dell'architetto marchigiano. Originariamente molto piu' ampio della superifcie attuale, era concepito attorno ad una navata a doppia altezza scansita da colonne dal diametro monumentale.

Nel corso del tempo i suoi ambienti verranno stravolti per con la cessione di una loro parte importante ad un altro esercizio commerciale. Demolita la scala che portava al piano ammezzato, la presenza questa galleria verra' dimenticata, nascosta dietro le tamponature posticce che andarono a chiudere gli affacci dei suoi soppalchi.

Nel corso dei decenni successivi, la libreria si e' letteralmente insinuata negli spazi della corte interna del Palazzo Laterza, assumendo una conformazione spaziale disorganica, impostata su una biforcazione estranea al disegno originale, intaccata dal nicchione d'accesso. Definire, da una planimetria disorganica, un impianto spaziale limpido e preciso e' stato quindi uno degli obiettivi dei GAP, il gruppo di architetti romani che firma il progetto.

Chiariti i rapporti con il cortile attraverso l'apertura di una nuova vetrata, l'ambiente e' stato quindi demarcato con chiarezza da pareti di librerie che ne fasciano i muri di d'ambito. Ed e' a questo punto che comincia ad aver luogo un fitto dialogo con il progetto originario. Tutti i nuovi interventi rimangono innanzitutto aerei ed improntati alla trasparenza, appesi come sono o al massimo appoggiati, come le soglie per le rampe delle due nuove scale.

Sulla galleria di Lambertucci, disincrostata, ripulita dalle stratificazioni successive, si torna ad affacciarsi dai soppalchi di un tempo, protetti da balaustre di cristallo . Le colonne ritrovano la loro dignita' ed il loro significato non solo nella composizione, ma perfino nella loro funzione portante, chiamate a reggere un sistema di profilati d'acciaio liberi di solcare ritmicamente la navata.

Questo sistema ospita i ripiani per i libri, illuminati anche dai fonti nascoste nell'inclinazione dei sovrastanti espositori inclinati. L'aggrapparsi degli scaffali, pensati per rispondere con flessibilita' alle esigenze d'uso nella loro disposizione ed inclinazione, e' una delle traccie dell'attenzione, del rigore e dell'ostinata pazienza di questa ricerca delle radici anche culturali del luogo.

L'altro simbolo della libreria, suo segno caratteristico, e' infatti lo spazio destinato ai dibatti. Un vero scrigno prezioso, che va protetto e valorizzato. Esso emerge, letteralmente, al muoversi di un solaio che lo tiene nascosto ad un livello inferiore rispetto al piano d'imposta del resto del locale. Una specie di cripta, arredata e pronta all'uso, rischiarata da un'illuminazione zenitale.

Spenti i riflettori mediatici, lontane le grandi personalita' che nello scorso settembre sono accorse alla cerimonia di riapertura, ora possono tornare protagonisti i volumi in vendita. Al solo colore delle loro copertine, infatti, viene lasciato il compito di riempire gli spazi, di un biancore assoluto, che possono tornare così ad offrire un supporto fisico alle idee.

Flavio Venturelli

Progettisti

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