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Intervento:

Trasformazione di capannone industriale in centro di rappresentanza per azienda operante nel settore della moda e dell'abbigliamento

Luogo:

Il Baricentro - Bari

Progettisti:

Stefano Turi

Collaboratori:

Fabrizio Faccitondo, Antonella Miccolis

Commitente:

Coratella & Spinelli

Anno di redazione del progetto:

2005

Anno di esecuzione:

2006

Dati dimensionali dell'intervento:

250 mq superficie coperta; 450 mq superficie totale

 

TRATTO DALLA RIVISTA:

Fashion
Neutralita' cromatica e spazi eterei e rarefatti per una azienda operante nel settore della moda

A prima vista puo' sembrare un centro di rappresentanze per la moda fatto di aria e sospeso nel nulla. Se lo si guarda meglio, eccolo apparire in tutta la sua concretezza e funzionalita', ma alleggerito da un gioco di vetri e trasparenze che avvalorano ancor piu' il fatto che il luogo riceva luce solo dalla sommita' dell'edificio.

Non un compito semplice quello riservato all'architetto Stefano Turi che ha dovuto fare i conti con uno spazio distribuito su due piani praticamente sovrapposti e dotato di luce esclusivamente zenitale. Come illuminare dunque il primo piano senza affidarsi esclusivamente a electra? Nulla di piu' semplice dato che il progettista ha voluto giocare l'intera struttura sul lungo corridoio del secondo piano costruito tramite pannelli in vetro che si vanno ad appoggiare sulla precostituita orditura metallica permettendo cosi' alla luce di illuminare anche il piano sottostante.

Piu' che un corridoio si ha cosi' l'impressione di una passerella sospesa nel nulla, coincidente con il corridoio sottostante e sui cui lati, sia sopra che sotto, si aprono tutte le stanze campionario, i servizi, presenti a ogni livello, un nucleo per l'amministrazione e una caffetteria mensa. Un corridoio che ovviamente sospeso lo sembra soltanto, dato che ha dei forti e puntuali sostegni. Sostegni che, trovandosi in un centro di moda, appaiono come tanti aghi imponenti che vanno a infilzarsi nel terreno sottostante, non dritti come colonne, ma posti secondo diagonali piu' o meno strette secondo il perfetto stile della moda che mai segue la geometria e sempre si rivolge alla stranezza dell'arte.

E se son presenti gli aghi non poteva mancare il filo, chiamato in causa dai pannelli metallici che, lavorati come fossero degli uncinetti, chiudono le scale e il parapetto della passerella lasciando filtrare dalle loro trame spiragli di luce che vanno a rincorrersi l'un l'altro, a incrociarsi e infine a impreziosire il pian terreno. A loro volta poi le stesse pareti delle stanze, di cui alcune trasparenti, si inclinano a catturare la luce del sole dalle feritoie delle falde di copertura, massimizzando cosi' la poca luminosita' e fondendo i due piani in un unicum di luce e moda. Parti delle stesse scale poi non sono nemmeno dotate di corrimano, quasi a voler snellire il passaggio di luce e a voler rendere ancora piu' surreale l'ascesa al secondo piano.

Idee queste perfette ed efficaci per ridurre la rigidita' della planimetria e trasferire a questo spazio la dinamicita' e la flessibilita' che sono insite nel concetto stesso di moda. E se il problema principale era quello di regalare luce a un luogo non ben conosciuto dal sole, allora quale migliore idea se non quella di colorarlo e vestirlo completamente di bianco, quasi fosse uno spazio sterilizzato in cui gli artisti della moda potranno operare in tutta tranquillita'? I tocchi di colore e di vita sono lasciati principalmente ai mobili d'arredo, divani e tavolini, oltre alle numerazioni delle stanze effettuate tramite la semplice scrittura in rosso dei numeri sulle porte delle stanze, creata volutamente con l'effetto di una pennellata veloce.

Questa la massima liberta' creativa del progettista. In fondo l'idea della passerella passa come normale e ovvia, ma al contrario della moda, l'abilita' e l'arte dell'architetto viene tutta a galla in questi dettagli che rendono ospitale e funzionale un posto che tale non era. Un perfetto luogo in cui potra' fiorire la moda, non ispiratore di essa, ma discreto complice e umile servitore.

Matteo Diotallevi

Progettisti

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