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Intervento:

Restauro del complesso di San Domenico; Destinazione: Musei Civici, esposizione temporanee, sala conferenza- concerti

Luogo:

Forlì

Commitente:

Ministero Beni e Attività Culturali, Comune di Forlì; Coordinamento: arch. Annamaria Iannucci, Soprintendente per i Beni Architettonici ed il Paesaggio di Ravenna

Progettisti:

Progetto architettonico e direzione dei lavori: Gabrio Furani- Comune di Forlì

Progetto:

Progetto strutturale e direzione dei lavori: ing. Valter Casadio- Comune di Forlì; progetto impianto termoidraulico e direzione dei lavori: prof. ing. Mauro Strada; Progetto impianto elettrico e direzione dei lavori: prof. ing. Lorenzo Fellin

Anno di redazione del progetto:

1999

Anno di esecuzione:

2000- 2004 (restauro architettonico convento); 2003- 2005 (impianti e finiture convento)

Imprese esecutrici:

Opere edili: C.C.C. Bologna, Conscoop Forlì; Opere impiantistiche: Gemmo S.p.A. Vicenza; Restauri apparati artistici: Wunderkammer bologna, arte e Restauro Ravenna; Scavi archeologici: Archeosistemi Reggio Emilia

 

TRATTO DALLA RIVISTA:

Identita' urbana
Il restauro del complesso di San Domenico quale progetto di integrazione fra monumento, funzionalita' e territorio

Il restauro e il nuovo allestimento museale del complesso di San Domenico a Forlì rappresentano il raggiungimento di un obiettivo importante che vede sia il contenitore che il contenuto attori protagonisti dell’integrazione fra monumento, funzione e territorio, e per questo, l’intervento esiste in quanto molteplice, diversificato ma di univoca valenza culturale. La pianificazione che ha infatti guidato l’opera è stata basata su tre punti fondanti: il restauro del monumento; la riformazione del sistema degli istituti culturali; la riqualificazione di un quartiere degradato. E il risultato è quello di aver creato fin dai primi ambiti progettuali una struttura – e quindi un contenuto e un nucleo di significati culturali – che potesse rispondere a queste istanze. Ma andiamo con ordine.

Il complesso in oggetto si articola in una chiesa non ancora restaurata e nel complesso conventuale terminato ed adibito ad ospitare un museo. Curatori del progetto sono l’architetto Gabrio Furani per il restauro delle strutture architettoniche, e lo studio Lucchi & Biserni con Wilmotte & Associés, per il recupero degli interni e l’allestimento museale. Il complesso di San Domenico di Forlì risale al periodo in cui l’ordine dei Domenicani si insediò nella città, il XIII secolo. La struttura entrata ben presto a far parte di un numeroso nucleo di monasteri, realtà che alligna nello sviluppo sociale dell’epoca, subisce molte e significative modifiche sia nella chiesa che nel convento – prolungamento dell’abside, erezione dei chiostri e disposizione di un unico grande ambiente per la biblioteca nel secolo XVI, spostamento dell’asse della chiesa verso nord, ampliamento dell’abside, realizzazione delle decorazioni plastiche interne, perdita del secondo chiostro voltato e modifica dei paramenti murari nel XVII secolo – per diventare fra il 1797 e i primi anni del XIX secolo ospedale militare, gendarmeria, e, in seguito, teatro per l’accademia dei Filodrammatici. L’intero distretto, chiusi per sempre i conventi, diventa, infine, prima quartiere caserma e poi, in concomitanza con l’industria serica forlivese, sede produttiva di periferia.

Del recupero del complesso di San Domenico se ne parla fin dal 1973. Ed oggi, mancante solo del restauro della chiesa, destinata ad esposizioni temporanee, auditorium e sala convegni, il convento ha riaperto al pubblico. L’ingresso avviene dal volume ottocentesco costruito sul lato occidentale della sala refettorio, prima sala del museo; si prosegue verso la sala delle quattro colonne – realizzata dal Mirri nei primi del XIX secolo – e verso le celle, spazi espositivi restaurati ripristinandone la configurazione settecentesca e particolarmente adatti ad ospitare un capitolo dell’esposizione consentendo una fruizione più individuale e raccolta con l’opera. Salendo al primo piano si trovano i vani della biblioteca, una loggetta cinquecentesca e la piccionaia. Il restauro oltre ad aver riscoperto le tracce delle stratificazioni storiche dei diversi corpi di fabbrica, le decorazioni e le cantine di cui non si aveva notizia, ha agito eliminando le superfetazioni, le aggiunte militari, i solai in laterocemento e ferro, le coperture degradate e le pareti interne di tamponamento. Per quanto riguarda le lacune di grande importanza – la volta della chiesa e la copertura a padiglione della biblioteca – il recupero ha previsto una ricostruzione spaziale dell’elemento mediante membrature in legno lamellare sagomate secondo il tracciato originale ma distanziate fra di loro, lasciando che il tenue segno del materiale disegni idealmente la forma originaria. Dal profondo connubio fra chiesa, convento, corte e città, in un percorso di ideale scambio e permeabilità, nasce il progetto di restauro del convento che ha trasformato un complesso monastico in una città in miniatura.

Francesca Pieroni

Progettisti

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