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Luogo:

Ancona

Progettisti:

Caterina Bernucci

Università:

Alma Mater Studiorum Universita' degli Studi di Bologna
Facolta' di Architettura 'Aldo Rossi', Cesena

Anno accademico:

2005-2006

Tesi:

Tesi di laurea in Composizione Architettonica: Museo, citta', porto. La rigenerazione del Lungomare Vanvitelli ad Ancona

Autore:

Caterina Bernucci

Relatore:

Gino Malacarne

Correlatore:

Ildebrando Clemente

 

TRATTO DALLA RIVISTA:

Il Giardino degli inizi
Un progetto che riconcilia la citta' di Ancona al suo porto in una nuova dimensione tra passato e futuro

Il paesaggio del progetto. L'area di progetto e' situata nel porto antico di Ancona ai piedi del Colle Guasco, ultima propaggine a nord del Monte Conero. Come riflessione su un'area fondativa della citta' il progetto ne coinvolge tanto la storia passata quanto il destino futuro. Nell'ultimo secolo, in questo scenario, la citta' ha negato, se non annientato, l'originario legame col mare sciogliendo ogni autentica forma urbana in vista di un ampliamento smisurato delle aree portuali.

Il progetto del Museo della Citta' vuole riaprire quel confronto tra la citta' esistente e la sua origine, riconciliare la citta' al suo porto e quest'ultimo al mare su cui posa e abbandona il suo sguardo. E' questa l'intenzione su cui riflette il progetto. La citta'. Il progetto per un Museo della Citta' non puo' non sviluppare una riflessione sugli intrecci tra forme della citta' e forme del tempo. In rapporto alla storia, il progetto trae e sviluppa il concetto di "relazione" (con le preesistenze monumentali e archeologiche del porto storico).

In rapporto al tempo futuro e metastorico assume l'idea di "rigenerazione". Dalle iconografie storiche e dalle forme della citta' attuale, il progetto traduce alcune figure che possono essere interpretate come evolutive della struttura figurativa originaria. Sono quelle dell'ansa arcuata del golfo (antro), della cortina costruita del porto (soglia) e dell'altura del colle Guasco (risalita/promenade).

"Relazione e rigenerazione" definiscono dunque i termini con cui il progetto prefigura il Lungomare Vanvitelli, in cui si rivelano le figure dell'antro (nella conformazione di un vuoto accogliente ovvero la corte/giardino), la figura della soglia (nell'intreccio di spazi aperti e chiusi, porte, piazze, attraversamenti), la figura della risalita/promenade (nella successione di percorsi museali interni ed esterni, di percorsi introversi e percorsi panoramici, terrazze, rampe, scale che affiancano o intrecciano i percorsi della citta' terrazzata).

Il porto. Le immagini di un doppio movimento (lungo l'arco del porto e internamente attraverso le alture della citta'), sono presenti in trasparenza nelle iconografie storiche, dove il porto assume proprio il significato di "soglia" che lega l'orizzontale e il verticale, il prossimo e il lontano, la vicinanza e l'abbandono. E' il porto di Ancona, dunque, il luogo in cui il progetto, tenendo insieme polarita' distinte, ritrova un suo proprio senso in rapporto alla citta', un significato alle sue forme architettoniche e urbane.

Il luogo in cui un Museo puo' trasfigurare quel sentimento che accompagna l'uomo e le forme del tempo costitutive del progetto: l'intreccio di memoria e ricordo. Il museo. Dal ricordo nasce la malinconia. Sono queste le componenti che identificano la dimensione intima o psicologica di introversione e che restituiscono, alla scala architettonica del progetto, la dimensione del sogno e dell'immaginazione.

Alla scala urbana, quella dell'ambito civile dell'architettura, il progetto traduce quel senso di trattenimento sospeso della temporalita' caratteristico delle piazze e dei luoghi affacciati sull'orizzonte epico e indefinito del mare. Il progetto mette in scena questo rapporto con il tempo e i suoi eventi, con il tempo interiore ed esteriore, soggettivo e storico. Rapporto conflittuale perche' la malinconia e' un sentimento ambivalente che puo' condurre alla chiusura/solitudine o alla reinvenzione/costruzione fantastica.

Conflittuale perche' il tempo e' irreversibile e tuttavia il progetto lo accoglie e lo fa ri-vivere nella finzione museale, nell'intreccio di luoghi urbani aperti e spazi architettonici interni che il progetto configura simbolicamente come un percorso, un viaggio rituale dove la malinconia si acquieta nel vuoto interno del progetto: il giardino degli inizi, evocazione di una dimensione sospesa di attesa aperta e irrisolta, dove la vita si rigenera nel ricordo e quest'ultimo diventa memoria.

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