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Luogo:

Ancona

Progettisti:

Francesca Micci, Sara Sartini

Università:

Universita' di Bologna Facolta' di Architettura 'Aldo Rossi', Cesena

Anno accademico:

2006-2007

Tesi:

Tesi di Laurea in Composizione Architettonica: Il Mandracchio di Ancona. Da zona industriale a citta' abitata

Autore:

Francesca Micci, Sara Sartini

Relatore:

Gino Malacarne

Correlatore:

Ildebrando Clemente

 

TRATTO DALLA RIVISTA:

Il nuovo Mandracchio di Ancona
L'ex Zipa riqualificata e collegata alla citta'

Questa ricerca si inserisce nel dibattito attuale sul futuro della aree degradate interne alle citta', nello specifico l'<<ex Zipa>> di Ancona. L'intento e' stato quello di ricucire progettualmente la zona di intervento con la restante area urbana di Ancona. Cio' ha significato prendere come punto di partenza la geografia della citta', le sue esigenze e i suoi suggerimenti e introdurre con l'architettura elementi del linguaggio per dar forma al sito, tenendo presente la complessita' del lavoro da compiere piu' che la semplificazione razionale della struttura urbana.

Lo studio di Ancona ci ha permesso di capire quanto nei secoli passati sia stato forte il legame della citta' col suo porto non solo dal punto di vista morfologico, essendo la citta' totalmente protesa verso il mare, ma anche da quello socio-economico. Partendo da queste considerazioni si e' cercato un gesto che riunisse l'intero bacino portuale. Si e' trovato tale elemento nel proseguimento del segno dell'arco storico che, in base a cio' che incontra fino alla sua conclusione, prende aspetti e forme differenti, da semplice boulevard a cortina costruita.

Il presupposto del lavoro e' quello dello smantellamento, nel tempo, della zona "Zipa" che si presenta disgregata: si e' proposto, allora, un tracciato, inteso come idea che permane, capace di ordinare lo spazio, sintesi certa e collettiva della forma costruibile e costruita della citta'. Il tracciato, infatti, a differenza della griglia, e' in grado di mantenere la tensione dialettica continua tra concetto e forma.

Lo si e' proposto formato da una maglia rettangolare regolare di 50-100 m, in analogia con la citta' storica che e' organizzata per isolati rettangolari ortogonali al bacino del porto e ordinata su assi che conducono da dentro la citta' all'acqua. La trasformazione dell'ex Zipa ha avuto l'ambizioso programma di non prevedere ne' periferie degradate ne' quartieri marginali, ma di divenire un nuovo centro cittadino, che non vada a sostituirsi all'esistente, ma che dialoghi con esso attraverso il grande bacino portuale che diviene vera piazza centrale della citta'.

In questo nuovo riassetto il Mandracchio acquista ancor piu' importanza: infatti si pensa che la ricucitura fisica del rapporto tra il porto e la citta' storica possa avvenire attraverso la riqualificazione di questo brano. Concordando con Aldo Rossi quando in Autobiografia scientifica dice: "impossibile ripetere l'atmosfera", si e' deciso di mantenere il porto pescherecci nella sua sede. Si e' voluto che questa area divenisse un nuovo centro che desse l'incipit per le trasformazioni future ma che allo stesso tempo mantenesse il proprio carattere.

Nello specifico si e' scesi alla progettazione della prima fascia a ridosso del Mandracchio dove si e' pensato ad un percorso urbano che terminasse in un edificio pubblico, la "casa del Mediterraneo": un centro polifunzionale dove il tema principale e' l'incontro tra i popoli, prendendo spunto da una vocazione propria della citta' di Ancona vista nei secoli come crocevia di scambi tra genti e culture del Mediterraneo.

Il percorso e' caratterizzato, nel suo svolgersi, da attivita' come un mercato a dettaglio del pesce, ristorazione e altro tipo di commercio atte a rendere ancora piu' vissuta questa area. Cosi' come avviene nella citta' storica si sono pensati spazi pubblici a diverse quote partendo dal livello +0 completamente dedicato al lavoro connesso con il porto peschereccio. Tali distinzioni di altezze hanno permesso l'intrecciarsi di percorsi, viste sulla citta' storica, luoghi di sosta intesi come luoghi di socializzazione, in cui casualita' e imprevisto di possibili incontri fossero i veri programmi funzionali.

Progettisti

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