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Intervento:

Riqualificazione e arredo di un capanno portuale

Luogo:

Marina di Ravenna (RA)

Progettisti:

Carlo Maria Sadich

Commitente:

Multiproprietà

Anno di redazione del progetto:

2000

Anno di esecuzione:

2000

Caratteristiche tecniche particolari:

Arredo interno in pero

 

TRATTO DALLA RIVISTA:

Sulla linea d'orizzonte
Nella darsena di Marina di Ravenna, un capanno ristrutturato diventa rifugio esclusivo per pescatori cult

Carlo Maria Sadich ristruttura un capanno a mare nella darsena di Marina di Ravenna attraverso un intervento di recupero che restituisce al paesaggio la tradizionale palafitta, sempre più ambita, sempre più esclusiva, mantenendo inalterato l'assetto formale, volumetrico e funzionale della struttura, da anni parte integrante e caratterizzante del porto ravennate. Un pontile lunghissimo con pedana in doghe di tek è il collegamento unico e invitante fra il porto e il capanno che si offre come rifugio 'isolato', dal volume regolare disturbato dalle bilance da pesca che tracciano nel cielo affascinanti geometrie.

Il capanno che l'architetto Sadich definisce 'piccola dimora sospesa sulla nostra linea d'orizzonte, luogo in bilico fra cielo e mare', per come è ancorato ai lunghi bracci del porto che distano circa un chilometro dalla costa, è il rifugio dei pescatori di culto più che dei pescatori di professione, che amano vivere l'esperienza della pesca dalla sera fino all'alba. Nel rispetto di una ritualità scandita. Pescare durante la notte; cucinare e mangiare il pesce appena pescato; riposarsi a turno; ripartire all'alba e tornare alla vita di sempre. Sadich per il recupero della struttura - capanno dei pescatori di lusso in multiproprietà, con un calendario che ne regola la fruizione – ha scelto pochi e funzionali elementi di arredo che definiscono le aree di pertinenza su una superficie ampia poco più di cinquanta metri quadri: la cucina (per cucinare), un tavolo dalle fogge tipiche romagnole (per mangiare), mobili contenitori in legno massello dogato realizzati su misura (per riporre gli attrezzi) e un divano (per riposare).

Il pavimento in tek e la ricercata boiserie in pero che mimetizza il lungo correre dei mobili contenitori, riscaldano l'ambiente che per la sua esasperata essenzialità sarebbe potuto sembrare piuttosto spartano. L'architetto si affida al legno come materiale caratterizzante ed evocativo dell'intervento che per quanto possa essere contaminato da nuove realtà di fruizione - per citare qualche categoria i professionisti metropolitani, che vivono la pesca nel capanno come momento cult di evasione dal solito tran tran - rimane una dimora che non tradisce, per rigore filologico, la sua vera natura di rifugio del pescatore, con il legno come immediata citazione della stiva delle barche e con gli oblò come unici affacci sul mare aperto. Sadich, nel recupero del capanno, ha volutamente rispettato la distribuzione ideale e minimale degli ambienti e delle funzioni per non violare l'identità di un luogo pensato per offrire quello di cui si ha strettamente bisogno (un divano, non un divanoletto né tanto meno un letto) così da rafforzare il magico straneamento da tutto il resto che inizia appena si lascia il porto e ci si avvia lungo il pontile per vivere notti di veglia quasi estreme tanto da diventare un lusso contemporaneo.

Rosita Romeo

Progettisti

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