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Intervento:

Progetto di allestimento per le mostre:
"I costruttori. Il lavoro in cento anni di arte in Italia". Rimini
"Pontus Hulten. Artisti da una collezione"Venezia
"Da Martini a Mitoraj. La scultura moderna in Italia. 1950-2000". Vicenza

Luogo:

Rimini: Castel Sismondo, Venezia: Palazzo Cavalli Franchetti, Vicenza: Basilica Palladiana

Progettisti:

Panstudio Architetti Associati: P. Capponcelli, M. Dalloca, C. Mari

Collaboratori:

Rimini: Luca Brunamonti
Venezia: Luca Brunamonti
Vicenza: Alberto Melega

Commitente:

Arthemisia

Anno di redazione del progetto:

Rimini: 2006
Venezia: 2006
Vicenza: 2005

Anno di esecuzione:

Rimini: marzo 2006 - maggio 2006
Venezia: marzo 2006 - luglio 2006
Vicenza: maggio 2005 - settembre 2005

Imprese esecutrici:

Rimini: Tosetto allestimenti Jesolo (VE)
Venezia: Tosetto allestimenti Jesolo (VE)
Vicenza: Necton soc.coop. Reggio Emilia

 

TRATTO DALLA RIVISTA:

Esercizi di stile
L'eleganza della semplicita' negli allestimenti per tre esposizioni a Rimini, Venezia e Vicenza.

Variazioni sul tema del rettangolo: volumi, superfici e membrane. E poi rosso, grigio, bianco per una tavolozza di eleganza. Gli allestimenti presentati in queste pagine sono tre lavori di Paolo Capponcelli, Mauro Dalloca e Cesare Mari di Panstudio architetti associati. Con forme essenziali e prediligendo colori neutri ma significanti, i progettisti hanno articolato soluzioni variamente declinate, che lasciano alla qualita' delle opere in mostra tutto lo spazio per essere protagonista. Il complesso di Castel Sismondo a Rimini ha ospitato la mostra "I Costruttori - Il lavoro in cento anni di arte italiana", inaugurata nell'ambito delle celebrazioni per il centenario della Cgil. La mostra, che prende il titolo dall'opera esposta di Arturo Dazzi, e' scandita in tre sezioni. Molto spazio lo riserva ai grandi artisti del Novecento, da Carra' a Sironi, da Boccioni a Guttuso, ma comprende anche video, fotografie, installazioni di giovani artisti, oltre ad alcune opere contemporanee espressamente realizzate per l'anniversario.

Il tema della mostra - "Il corpo del lavoro"- pone l'accento sugli aspetti della materialita' e della fisicita', per come il rapporto corpo umano/lavoro si e' modificato attraverso il XX secolo. Il progetto di allestimento accetta il confronto con l'impegno del tema, la "densita'" delle opere e l'energia del loro carattere: interpreta la fatica del lavoro, restituisce lo spessore della fatica. Gli ambienti del complesso medioevale si articolano su piu' livelli e in copertura si avvicendano via via solai in legno, volte in muratura, coperture a capriate. Qui, il progetto gioca a moltiplicare le stanze con l'accostamento di pannelli/parete, dipinti a tinte piatte. Altrove le stesse "superfici spesse" rivestono i muri rilevandone per contrasto la scabrezza e giocando sul contrappunto di textures e materiali. L'incastro di colori - il rosso, il bianco ed il grigio scuro eloquentemente accostati - e' dichiaratamente estratto dalla palette del costruttivismo: nel conflitto cromatico le opere "prendono corpo" e conquistano lo spazio.

Sul Canal Grande a Venezia, a fare da sfondo ad artisti come Brancusi, Max Ernst Warhol, Duchamp, Oldenburg e molti altri grandi del Novecento e' stato, invece, usato un bianco caldo, impastato dai riverberi dei monumentali lampadari e accostato, in un'ambientazione confidenziale e sobria - quasi privata - alle tonalita' dei rivestimenti esistenti e dei pavimenti di legno. La mostra, "Pontus Hulten. Artisti da una collezione", e' allestita nella sede dell'Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti a Palazzo Fianchetti e propone le opere della collezione privata del critico d'arte, piu' noto come direttore di grandi musei (prima il Centre Georges Pompidou di Parigi, poi il MOCA di Los Angeles e, fra gli anni Ottanta e Novanta, Palazzo Grassi a Venezia). Questa, che ospita una selezione di piu' di cento opere, e' la prima esposizione di arte moderna allestita dopo i lavori di restauro "in stile": il progetto ha dovuto fare i conti con le preziose carte da parati e i fragilissimi lampadari di Murano. Non essendo consentito fissare o appendere niente alle pareti, ne' dipingere i pannelli in opera, si e' preferito un sistema a elementi prefabbricati e già laccati in officina da assemblare in modo che fossero del tutto indipendenti dalle pareti.

Ai grandi pannelli rettangolari bianchi a supporto dei quadri sono alternati, con uno sfalsamento che li arretra leggermente rispetto agli altri, i riquadri dedicati alle didascalie e alle fotografie d’epoca. Curioso, nella stanza a lui dedicata, il motteggio fra le opere dell'artista Niki de Saint Phalle, giocose e policrome composizioni di figure protese e forme fiammeggianti, e i rigogliosi lampadari di vetro soffiato. In altre stanze installazioni, quadri, la collezione dei disegni, le enormi stravaganze della pop art sono solo alcuni pezzi della prestigiosa collezione donata da Hulten al Moderna Museet di Stoccolma. L'allestimento ha messo insieme, con premurosa discrezione, creazioni eterogenee e legate esclusivamente dal filo rosso dell'amicizia che legava gli artisti al grande direttore, ben documentata dalle molte fotografie in mostra. Si incontrano qui, in questo spazio dell'affetto, i disegni, le sculture - semplicemente poggiate su parallelepipedi bianchi o in teche di plexiglass - i "ritratti" della sezione "Pontus allo specchio (par lui même)", che raccoglie opere a lui ispirate e dedicate.

A Vicenza, la mostra di scultura "Da Martini a Mitoraj" e' allestita all'interno della Basilica Palladiana in modo da preservare l'unitarieta' dello spazio originario, utilizzando tecnologie e componenti semplici, leggeri e di rapido montaggio: delle bande bianche verticali in tela grafica sono appese alla copertura e tenute a terra da elastici e contrappesi, e fanno da quinte alle opere esposte di Manzu', Pomodoro, Cascella, Palladino e molti altri nomi del secondo Novecento. Lo spazio e' dischiuso e luminoso, abitato come per caso dalle sculture in esposizione. I riflessi delle luci e l'orientamento studiato delle ombre costruiscono una visione di oggetti fluttuanti a pochi centimetri da terra, che sembra ruotare attorno all’attenzione del visitatore e che lo pone in ogni momento al centro dello spazio: una architettura di percezioni costruita dentro l'architettura reale.

In tutti e tre i casi sembra proprio che la semplicita' sia il punto di arrivo, davvero: la consapevolezza "ferrea" - dei problemi, dei limiti, del contesto - che allestisce questi interventi da' il ritmo, batte il passo ma lascia spazio, al momento giusto, alla levita' di componenti immateriali e alla poesia implicita delle soluzioni semplici.

Lucia Maracci

Progettisti

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