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Intervento:

Recupero strutturale e archittetonico della Rotonda a Mare, edificio pubblico tutelato dal Ministero dei Beni Culturali ed Ambientali, atto 06/04/1995

Luogo:

Piazzale della Libertą, Senigallia

Progettisti:

Alberto Bacchiocchi

Progetto:

a) Progetto Generale e I Stralcio Esecutivo:
prof. ing. Silvio Albanesi, arch. Alberto Bacchiocchi, ing. Gianni G. Barruca, arch. Fabio M. Ceccarelli, ing. Manuela Manenti .
b) II Stralcio Esecutivo:
arch. Gabriele Belardinelli, ing. Stefano Capannelli, ing. Franco Ferri, ing. Maurizio Urbinati, ing. Loris Solidoro e associati.
c) III Stralcio Esecutivo:
arch. Alberto Bacchiocchi, T.E.A. di Roberto Mancini p.i. & C sas, ing. Franco Frezzini

Collaboratori:

b) geom. Gabriele Magini, geom. Gianluca Quaglia, geom. Paolo Romagnoli.
c) ing. Francesca Galdenzi, Francesca Rosi, ing. Camilla Tassi

Anno di redazione del progetto:

a) 1998-2001 b) 2003-2006 c) 2006

Anno di esecuzione:

a) 1998-2001 b) 2003-2006 c) 2006

Imprese esecutrici:

a) opere edili: Torelli e Dottori
b) opere edili: ditta Polsini
c) opere di completamento e finitura: Bigelli Marmi srl, Senigallia; Bordi Metalmeccanica srl, Marotta; Edil Saver srl, Roma; Fabbri srl, Senigallia; Linea inox snc, Jesi; Romagnoli Mario Lavorazione Acciaio Inox, Chiaravalle; Su.le.ma. Infissi in Alluminio, Senigallia; Vetreria Misa, Senigallia.

Fornitori:

c) Lucertini Arredamenti e Contemporaneo, Senigallia; Rema, Ancona e Pesaro

Dati dimensionali dell'intervento:

2500 mq ca.

 

TRATTO DALLA RIVISTA:

La Rotonda a Mare di Senigallia recuperata
Icona del razionalismo italiano e simbolo di un'epoca restituita a nuove potenzialita' d'uso

La Rotonda a Mare del 1933
L'esigenza di restituire alla Rotonda a Mare di Senigallia il ruolo di medium identificativo della citta' e della sua componente balneare, stratificatosi nei settant'anni trascorsi, ha consigliato la ricerca e l'impiego di una documentazione progettuale ed amministrativa d'archivio sul manufatto per costruire le coordinate di riferimento al progetto di recupero. Nella Rotonda protesa nel mare sul litorale di Senigallia si possono riconoscere gli esiti di un lungo processo tipologico e costruttivo, oltre che il riflesso di radicali trasformazioni dei costumi sociali, in Italia e in Europa. Alla fine del 1931, provvedimenti del governo fascista per l'incentivazione turistica delle coste consentono il rilancio del piano di sviluppo balneare di Senigallia, sul quale si punta per risollevare le sorti della cittadina prostrata dal terribile terremoto del 1930. Il piano recupera proposte succedutesi dal 1923 per la realizzazione di una Piattaforma in cemento armato sull'acqua che ospiti un edificio "...per sala ristorante, buffet, sala cinematografica, ballo-varieta' , completa di servizi igienici...". L'identificazione della tipologia di una piattaforma sull'acqua, quale principale strumento della rinascita dell'attivita' turistica a Senigallia, costituisce l'evoluzione dell'antica piattaforma in legno su palafitte di fronte allo Stabilimento Balneare progettato da Vincenzo Ghinelli (1792-1871) tra il 1850 e il 1865. La piattaforma si pone in sintonia anche con la parallela evoluzione degli stabilimenti balneari che, soprattutto ad Ostia, si erano andati sviluppando come frutto dell'esperienza progettuale di architetti ed ingegneri notissimi, protagonisti della storia dell'architettura nazionale della prima meta' del XX secolo. Tra essi, se ci volessimo spingere ad ipotizzare padri nobili della Rotonda, potremmo rammentarci di un divertissement architettonico di Adalberto Libera che, nel 1927-'28, immagina e progetta metafisiche "strutture-terrazze sul mare".

Nel maggio del 1932 l'Azienda Autonoma di Soggiorno Cura e Turismo di Senigallia sceglie il progetto di Enrico Cardelli di Assisi associato all'impresa Panni di Roma. L'edificio, realizzato tra la seconda meta' del 1932 e l'estate del 1933, appare fortemente connotato dallo spazio centrale del grande salone di 16 metri di diametro e di 9 metri e mezzo di altezza, coperto da una cupola a sesto ribassato. Attorno ad esso, con un asse di simmetria disposto secondo l'andamento del pontile che collega l'edificio a terra, si dispongono un proporzionato vestibolo sottolineato da colonne addossate alle pareti, spazi serventi a quarto di cerchio, due absidi profonde che espandono il salone secondo un asse parallelo alla battigia del mare. La Rotonda e' collegata al lungomare da un pontile di 80 metri per 4 metri e mezzo di larghezza. La piattaforma, su cui sorge l'edificio, si sviluppa in una terrazza che lo circonda seguendo in parte il perimetro dei corpi chiusi arretrati, per poi staccarsi da questo ricalco in corrispondenza dell'affaccio sul mare con il profilo ampio di una curva policentrica. La Rotonda appare dal cielo come l'impronta di una conchiglia sul mare. I segni dei suoi profili evocano riferimenti, ad un tempo, rinascimentali, barocchi e liberty. Il nitore quasi purista dei volumi cubici e cilindrici, che si fondono con fluente continuita' nel corpo di fabbrica, le forature quadrate, rettangolari e a feritoia, che sottolineano il ruolo delle superfici, il bianco dominante, i piani orizzontali, aerei ed evidenziati da cornici perimetrali, in stringente sintonia con i volumi, parlano tuttavia il linguaggio della modernita' e collocano a pieno titolo la Rotonda a Mare di Senigallia tra i frutti maturi dell'intensa, quanto tormentata, stagione del razionalismo italiano. L'interno della Rotonda, al momento della sua inaugurazione, si caratterizza, oltre che per la straordinaria fluidita' spaziale, esaltata dalla continuita' di superficie del pavimento in palladiana di marmi policromi, per le singolari ribattiture a stucco color alluminio delle colonne del salone e della trave del tamburo della cupola. Tre grandi vetrate verso il mare fondono lo spazio interno con l'atmosfera esterna e fissano nell'immaginario dei villeggianti e dei residenti il ricordo della Rotonda di Senigallia, avvolgendolo in un'aura fiabesca.

Dopo soli sei anni dall'inaugurazione, nell'ottobre del 1939, si prende atto che sono «inderogabili opere di consolidamento delle strutture portanti» dell'edificio. La Rotonda, alla vigilia della seconda guerra mondiale e a pochi anni dalla sua costruzione, denuncia gravi guasti bisognosi di interventi urgenti che, tuttavia, saranno procrastinati per ben sette anni, complici il conflitto bellico e l'inerzia burocratica. Nel frattempo il passaggio a Senigallia della linea del fronte, tra luglio e agosto del 1944, infligge gravissimi danni alla gia' degradata struttura balneare. I lavori di risanamento, per una spesa di circa venti milioni, si concluderanno nel luglio del 1949, modificando l'impianto che, dall'originale forma a conchiglia, verra' trasformato in un incongruo assetto trapezoidale. Nel 1987, dopo ripetuti e rapsodici interventi di risanamento dell'edificio, parziali ed insufficienti, si tenta di rilanciare la Rotonda accentuandone la funzione di locale da ballo. La circostanza condurra' a significative alterazioni dell'organismo originario: sara' inglobato nel volume chiuso l'intero spazio della pensilina esterna sorretta da colonne libere, sara' inserito all'interno un soppalco ad anello con due grandi scale d'accesso dal salone; saranno realizzate superfetazioni esterne per accrescere la dotazione di servizi. Un devastante incendio nel 1992 sembra concludere la tribolata esistenza della Rotonda. Contrariamente alle previsioni, l'incendio si rivela il felix infortunium che segnera' la svolta per la rinascita dell'edificio.

Il recupero strutturale e architettonico (1998-2006)
I lavori si avviano allorche' i finanziamenti della Comunita' Europea, corredati dal decisivo contributo finanziario del Comune di Senigallia, aprono il campo a un'organica azione progettuale che coinvolge l'edificio in tutte le sue componenti: dal risanamento strutturale al ripristino morfologico, restituendo alla citta' un'architettura preziosa sia per le sue potenzialita' d'uso, che per la sua persuasivita' iconica e il suo valore simbolico. Nel gennaio del 1998 viene predisposto il 'Progetto generale e inquadramento degli interventi' che delinea il quadro di riferimento per un'efficace azione valorizzatrice della Rotonda, eventualmente da attuarsi in fasi successive. Nel Progetto Generale sono previsti, oltre agli interventi di restauro del manufatto, compresi la piattaforma e il pontile, peraltro inclusi nel decreto di vincolo ministeriale, anche la realizzazione a terra di un corpo di fabbrica sotterraneo di servizio e un pontile a mare per il passaggio dei bagnanti e l'attracco di imbarcazioni da diporto, come esisteva all'origine, nella Rotonda del 1933. A seguito del Progetto Generale e' stata attivata la prima e pił corposa fase del recupero della Rotonda a Mare con l'attuazione del Progetto Esecutivo di 1° stralcio. Il secondo stralcio del recupero della Rotonda si e' attuato tra il 2003 e i primi mesi del 2006 ed e' consistito in interventi di completamento nel solco del Progetto Generale e del 1° stralcio esecutivo. In particolare, in questa fase si e' realizzato il pavimento alla palladiana in pezzami di marmi policromi nel salone centrale, inseriti in campi definiti da una raggera di linee ondulate in lamine di alluminio, divergenti dal centro del salone, materializzato da una rosa dei venti negli stessi marmi, fino al peribolo circolare delimitato dalle colonne di sostegno della cupola e dai setti interposti. Per la realizzazione di questa componente cosi' caratterizzante l'edificio, le foto degli interni del '33 hanno permesso il raggiungimento di un fedele ripristino. In questa stessa fase si e' intervenuti anche con la realizzazione di un soppalco negli spazi serventi, a quarto di cerchio, ai lati del salone, curando di non interrompere la lettura delle linee verticali principali, di definizione degli spazi interessati. Il terzo stralcio dei lavori si e' sostanziato di altre opere di completamento e finitura e dell'illuminazione funzionale e architettonica.

Nel predisporre le opere conclusive, il criterio progettuale fondamentale si e' informato, oltreche' alla riproduzione fedele delle componenti, ove documentata, anche al mantenimento della leggibilita' della struttura del manufatto, sia nelle membrature e nelle superfici, sia nei rapporti spaziali tra le varie unita' , tenute insieme da una straordinaria fluidita' reciproca e da una relazione gerarchica, quasi palladiana, tra spazi serventi, subordinati e spazi serviti, principali. Cosi', componenti di potenziale ostruzione visiva come i parapetti dei soppalchi e della passerella che li collega, disposti a mezza altezza nello spazio, sono stati risolti adottando lastre curve e piane di cristallo extrachiaro stratificato e temperato che ne hanno quasi dissolto la presenza consentendo una percezione nitida ed integra degli spazi in cui risultano inclusi. L'illuminazione dell'edifico ha sollecitato un'attenzione particolare al tema della sua riconoscibilita' notturna. Si e' ricercato il raggiungimento di una massima oggettivita' nella percezione delle superfici e dei volumi anche attraverso la luce artificiale. Si e' tentato, cioe', di sconfiggere le tenebre, di perseguire una condizione di visione il pił possibile diurna del manufatto. Il risultato e' stato perseguito distinguendo gli elementi architettonici in componenti omogenee, da illuminare predisponendo per ciascuno di essi sistemi ed apparecchi adeguati.

Gli esterni, articolati nella superficie cilindrica verticale dell'edificio, a generatrice mistilinea, nella cupola sferica, nella linea a forma di conchiglia del profilo della terrazza principale, sono stati dotati di sistemi di illuminazione adeguati per ciascuno di essi. La superficie cilindrica e' stata lavata da proiettori a corpo bianco per non distinguersi dallo sfondo, distaccati dalle pareti da sottili steli, orientati dall'alto in basso verso le pareti e disposti con una frequenza tale da fornire la maggiore uniformita' della luce. La cupola e' stata puntata da proiettori disposti in cerchio al bordo dell'imposta e dotati di filtri speciali in grado di deformare il flusso luminoso per coprire con la massima uniformita' la superficie sferica: e' stata la prima volta che dal 1933 questo elemento architettonico e' esistito anche di notte offrendo alla vista una sorprendente consistenza vitrea della sua superficie. Il bordo grigio scuro della terrazza principale, con il suo profilo a conchiglia, ultimo confine artificiale della Rotonda con il mare, e' stato punteggiato da 36 fari a corpo grigio scuro che dirigono il loro fascio luminoso sull'acqua, di notte quasi sempre leggermente increspata. Un effetto leggero di galleggiamento, gradualmente crescente, secondo l'accrescersi dell'intensita' del flusso luminoso, fino al funzionamento a regime delle lampade, si associa alla percezione notturna quasi oggettiva della Rotonda e la mantiene ancora in una dimensione lievemente fiabesca.

Gli interni sono stati dotati di un'illuminazione sia tecnica che d'ambiente. Nel caso del salone centrale, un sistema ad anello alla base dell'imposta della cupola e' stato dotato di apparecchi a luce riflessa per la sottolineatura dell'intradosso della cupola che lo ricopre, di apparecchi con flusso di lavaggio dei setti e delle colonne che lo circondano, fari tipo spot e superspot, per una luce d'accento nelle occasioni di eventi, mostre, conferenze, ecc. Lo stesso sistema ad anello e' stato predisposto per l'aggancio e l'alimentazione di fari motorizzati per veri e propri spettacoli. Le superfici del vestibolo d'ingresso, delle absidi e dei soppalchi, luoghi potenzialmente dediti alla sosta, sono state illuminate con apparecchi da parete disegnati nel 1933 e ancora in produzione.

Rielaborazione de "La Rotonda a Mare di Senigallia. Progetti e costruzione (1923-2000)", contributo dell'autore al volume Senigallia. Una rotonda sul mare, a cura di Claudia Conforti, Argos, Dat Donat Dicat srl, giugno 2006.

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