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Intervento:

M.A.C.R.O. - Museo di Arte Contemporanea di Roma
ALTRA ECONOMIA - Mercato equo solidale biologico ecocompatibile

Luogo:

Roma

Progettisti:

Luciano Cupelloni

Commitente:

M.A.C.R.O.:
Assessorato alle Politiche della Programmazione e Pianificazione del Territorio - Roma Capitale.
ALTRA ECONOMIA:
Assessorato alle Politiche per le Periferie, per lo Sviluppo Locale, per il Lavoro - Dipartimento XIX I.U.O. Qualità urbana - V.U.O. Autopromozione Sociale

Anno di redazione del progetto:

M.A.C.R.O.:
luglio 2002 - luglio 2004
ALTRA ECONOMIA:
luglio 2004 - maggio 2005

Opere preventive:

M.A.C.R.O.:
ottobre 2002
ALTRA ECONOMIA:
novembre 2004

Anno di esecuzione:

M.A.C.R.O.:
agosto 2005 - dicembre 2006
ALTRA ECONOMIA:
settembre 2005 - gennaio 2007

Progetto:

M.A.C.R.O.:
Responsabile del procedimento:
Gennaro Farina
Direttore dei lavori: Luigi Caruso
Progetto e direzione artistica: Luciano Cupelloni
Gruppo di progettazione: Risorse per Roma RpR SpA - Francesco Rubeo (direttore tecnico), Massimiliano Di Martino (responsabile progetto), Paolo Grillo (strutture), Enrico Roberti (sicurezza), Alessandro Dellepiane (stime).
Coordinatore della sicurezza in fase di esecuzione: Angelo Desina

Costo:

M.A.C.R.O.:
2.500.000 euro
ALTRA ECONOMIA:
4.500.000 euro

Impresa appaltatrice:

M.A.C.R.O.:
Lunica Scarl, Edil Carlotta srl
ALTRA ECONOMIA:
SO.V.ED. srl

 

TRATTO DALLA RIVISTA:

Mattatoio nuovo
Intervista al curatore dei due maxi interventi, Macro e Altra Economia, che riqualificano la struttura ottocentesca del Testaccio

Nell'era della globalizzazione significa ancora qualcosa il "luogo" e, in particolare fare architettura in un luogo come Roma?
Ho avuto modo di apprezzare che "Progetti" documenta con attenzione quanto avviene nelle citta' italiane. In particolare i precedenti numeri su Roma, con un taglio diverso rispetto a molte riviste, registrano le tracce di un processo positivo, di una qualita' in piccola scala, ma diffusa e per questo perfino piu' importante delle cosiddette grandi opere. Non si tratta di una novita' assoluta ma ovviamente di un trend con caratteri molto diversi, in ragione dei veloci cambiamenti della nostra contemporaneita'. Se e' vero che a Roma si e' fatta della buona architettura anche negli anni della speculazione edilizia - e certamente si dovrebbe ragionare non tanto sul riconoscimento, per lo piu' postumo e incompleto, ma piu' in generale sulle connotazioni di una sorta di "romanita'" professionale, direttamente connessa ad un sapere tecnico antico - non vi e' dubbio che fino a qualche anno fa pensare all'architettura moderna significava richiamare le opere degli anni Trenta o quelle realizzate per le Olimpiadi del Sessanta. Con alcune nobili eccezioni: la Rinascente a piazza Fiume o la Moschea, la serie alterna della residenza pubblica, un buon numero di palazzine e pochissimi edifici per uffici nel mare nostrum dell'abusivismo e di una edilizia priva di qualita'.

Invertendo questo quadro, da alcuni anni a Roma la dinamica urbana si e' rimessa in moto e con una attenzione del tutto nuova alla qualita' dell'architettura e alla legalita' dell'edificazione e dei suoi mezzi. E se la buona architettura fa sicuramente bene all'animo umano, un costante dinamismo inteso come processo culturale, economico e sociale puo' fare la differenza nella competizione globale tra progresso o declino di una citta'. L'esperienza del Giubileo e i molti eventi di massa successivi hanno reso evidenti determinazione e capacita' ma anche la necessita' di una diversa dimensione finanziaria... le recenti "grandi architetture" hanno avuto il merito di innescare un ciclo nuovo ma proprio per questo rendono ogni giorno piu' evidenti i loro stessi limiti. E non mi riferisco agli aspetti qualitativi - sempre discutibili anche se non in termini estremi o ideologici - ma all'impossibilita' di inseguire su questo terreno le grandi citta' europee, con storie tutte diverse e da troppo tempo su standard irraggiungibili... con il rischio di collezionare pochi, costosissimi "oggetti" di design... trascurando inevitabilmente altri aspetti. A rischio di apparire banale... perche' ad esempio non imitare seriamente Parigi, Londra ma anche Barcellona o Berlino per la pulizia delle strade - che non a caso si chiama "nettezza urbana" - o per l'efficienza dei trasporti pubblici o per la cura dei parchi e degli alberi...

Intende dire che esiste una specificita' italiana, se non romana.
Se il primo obiettivo del nostro lavoro e' la qualita' della citta', o meglio della vita nella citta', si tratta indubbiamente di comprendere, di interpretare l'identita' delle nostre straordinarie citta'. E Roma in particolare, per i caratteri della trama urbana e delle sue architetture, e non soltanto nel perimetro delle mura di Aureliano, si identifica con la storia, piu' di qualsiasi altra citta' al mondo. E la storia e' stratificazione, sostituzione, riorganizzazione, secondo un processo continuo e creativo.

Non potremmo godere di straordinari monumenti se altri altrettanto importanti non fossero stati abbattuti o trasformati. Non potremmo parlare di citta' senza una successione di grandi disegni urbanistici, di distruzioni e straordinarie costruzioni. Di un insieme, ogni volta, antico e moderno. E' questa la "tradizione" della citta', la ragione dell'unicita' e della qualita' eccezionale. Non dobbiamo quindi rinunciare alla costruzione ne' temere l'innovazione, ma certamente dobbiamo avere cura del nostro patrimonio. Ma conservare, restaurare "a l'identique", riprodurre antiche viste o foto d'epoca e' antistorico, spesso insufficiente e tecnicamente impossibile.

Anche il restauro piu' conservativo dei beni archeologici, e a maggior ragione di quelli architettonici o ambientali, introduce inevitabilmente modificazioni piu' o meno profonde. Con questo approccio progetto e intervengo sul patrimonio storico. Conservando segni e materiali, migliorando strutture e rinnovando finiture, riorganizzando spazi e funzioni per rispondere alle nuove esigenze, traducendo lo spirito e i caratteri di quanto resta in una architettura ulteriore. Una architettura se non nuova rinnovata, a sua volta momento, non ultimo, della stratificazione storica. E percio' naturalmente contemporanea. Da questa intensa relazione con l'oggetto della conservazione scaturiscono soluzioni ogni volta diverse... che sperimentano il limite specifico della modificazione.



Dalle sue parole traspare la concretezza dell'esperienza del Mattatoio di Testaccio.
Certamente quella del Mattatoio e' una grande avventura, rappresentativa inoltre dell'inversione di tendenza ma anche delle infinite difficolta'. Trent'anni dopo la dismissione, nel 2005 abbiamo aperto i primi cantieri che concretizzano un programma, che articolano una idea e una missione... in pochi anni grazie ad una Amministrazione Comunale illuminata e concreta. Di qui a cinque anni la "Citta' delle Arti" sara' una realta' operante, entro dieci sara' un grande campus deputato alle attivita' artistiche, nel senso piu' ampio di formazione, produzione e fruizione delle arti, intese nell'accezione classica ma anche nelle espressioni piu' avanzate riferite alla ricerca sperimentale, alla contaminazione delle discipline, alla multimedialita'. Concorrono ad un programma tutto di iniziativa pubblica, saldamente guidato dal Comune di Roma, l'Universita' di Roma Tre, il MACRO Museo di Arte Contemporanea di Roma, l'Accademia di Belle Arti e l'Accademia Nazionale di Danza, Palaexpo con Zone Attive, la Scuola Popolare di Musica di Testaccio, le Soprintendenze e numerose associazioni culturali. Ma la "Citta' delle Arti" e' un caso di studio emblematico anche per l'esperienza progettuale. Realizzato in tre anni dal 1888 al '91, ordinato su pratiche antiche filtrate da una concezione illuminata della funzione pubblica unita a standard produttivi e igienici gia' industriali, fatto di cortine laterizie miste a travertino ma anche di innovative strutture in ferro e ghisa, il Mattatoio di Ersoch – piu' di 50 mila mq di superficie coperta su circa 8 ettari – e' un testimone originale dell'innovazione sociale e tecnica applicata all'architettura. E dunque i progetti condotti dai gruppi del Comune di Roma e dell'Universita' di Roma Tre coniugano senza incertezze i temi della conservazione e dell'innovazione... in un certo senso, nella logica ersochiana.



Anche per il recupero del Mattatoio si e' applicata la formula non proprio nuova delle destinazioni culturali e museali. Con quale nuova identita'?
Macro al Mattatoio, nelle volonta' del suo direttore, non e' il classico spazio espositivo che recupera in modo "alternativo" una architettura industriale. E' uno spazio disponibile all'espressione artistica, che provoca, induce arte. La mostra recente di Boltanski a mio parere ha espresso con grande chiarezza questa formula. E tutto cio' per la qualita' della preesistenza, che non poteva essere ridotta al "cubo bianco" ne' ad un raffinato fondale modaiolo. E il progetto d'architettura segue, o forse ha anticipato, questa logica interpretando i caratteri dei vecchi macelli. Privilegia l'antico rapporto trasversale tra i padiglioni e quello che Ersoch chiama il "rettangolo centrale", e la ritrovata "trasversalita'" dei padiglioni articola la fruizione dello spazio interno consentendone l'organizzazione in piu' ambiti: uno centrale, che ripropone filologicamente i caratteri originari tramite la rimozione delle guidovie del '25; due di testata che organizzano sulla "seconda quota" delle guidovie una serie di plateau che moltiplicano le prospettive e le possibilita' fruitive, riproponendo in termini contemporanei la serialita' sistemica del complesso. Per il resto, ad eccezione dei plateau rosso sangue, i materiali e i colori sono quelli d'origine - asfalto, travertino, laterizi, bardiglio, ghisa e ferro - mentre le nuove strutture e gli impianti si ritraggono dietro piani neutri se non nel sottosuolo.



Progetti generati da una riflessione sulla preesistenza che si coniuga all'innovazione.
Nell'interpretazione dell'esistente c'e' soggettivita' e novita'. Ma ogni volta il limite e' specifico... e certamente il mio lavoro per l'Altra Economia si e' giovato di una missione particolarmente innovativa. Quantum change and transferability, Ethical standards and social equity, Ecological quality and energy conservation, Economic performance and compatibility, Contextual response and aesthetic impact: per la rispondenza a questi cinque punti il progetto ha ricevuto un premio di riconoscimento agli Holcim Awards 2005. Per l'attenzione alla sostenibilita' ambientale e' stato richiesto dal Low Energy Architecture Group per il World Renewable Energy Congress 2006 ed ha ricevuto la menzione della giuria presieduta da Ian Ritchie in occasione del premio milanese "Innovative architectures: design and sustainability". Unico nel panorama nazionale, singolare nell'integrazione con l'insieme delle attivita' culturali che caratterizzano il "Mattatoio-Citta' delle Arti", l'insediamento dell'Altra Economia non poteva non sperimentare il limite estremo della modificazione dell'esistente, non poteva non sintetizzare tutta l'innovazione possibile in rapporto al contesto storico e alla specificita' del sito d'intervento. Per il mercato dell'agricoltura biologica e del commercio equo e solidale, per gli sportelli della finanza etica, del turismo responsabile o del software libero, per il centro di documentazione ma anche per il bio-bar e il bio-ristorante, il progetto inventa uno spazio del tutto nuovo a partire dalle ossature derelitte degli antichi ricoveri degli animali. Il lungo portico di Ersoch sulle tipiche colonnine in ghisa, le pensiline antistanti della fine degli anni Venti, lo spazio interstiziale e l'adiacente edificio delle Pese divengono campo e materiali di progetto. La risposta alla domanda di circa tremila metri quadrati, specializzati ma flessibili, e' la copertura del distacco tra portico e pensiline con una nuova struttura in acciaio che traduce le tettoie e il vuoto intermedio in un originale spazio coperto, delimitato da un perimetro prevalentemente vetrato. Nello sviluppo lineare, pari a circa 200 metri, il nuovo involucro si fraziona in piu' "moduli" alternando spazi aperti, soltanto coperti o racchiusi, per evidenziare con chiarezza le parti originarie e quelle dove alla preesistenza si aggiungono nuovi segni ed elementi. Secondo i criteri della ecocompatibilita', il progetto utilizza materiali ecologici e sistemi passivi, fa ricorso all'innovazione tecnologica per il risparmio energetico ma anche al controllo dei flussi aerodinamici, unisce l'impiego del fotovoltaico alle migliori soluzioni per la climatizzazione e l'illuminazione... Coerentemente, nella tradizione dell'innovazione.

Francesca Pieroni

Progettisti

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