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Intervento:

Ristrutturazione stabilimento balneare Il Capanno

Luogo:

Roma

Progettisti:

Roberta Galantino Arch. Net Architetti Associati

Anno di redazione del progetto:

2007

Anno di esecuzione:

2007 - 2008

Imprese esecutrici:

F.G. Edil Termoidraulica srl

Fornitori:

Falegnameria Giovanni Lanza; Ceramiche Appia Nuova

Dati dimensionali dell'intervento:

Mq 300

 

TRATTO DALLA RIVISTA:

Echi razionalisti
Il Capanno di Ostia


Quando si parla dell’architettura italiana dei primi decenni del Novecento, così come di ogni altro genere di arte, non si può non considerare la forte influenza che il regime fascista, in quegli stessi anni, applicava su ogni ambito della vita cittadina dalla letteratura, alla comunicazione di massa fino ad arrivare all’architettura anche questa strumento privilegiato per dare risalto a un determinato modo di fare politica in Italia.

Lo stabilimento Caio Duilio, oggi il Capanno di Ostia, rappresenta un esempio emblematico e significativo del costruire di quegli anni. Realizzato dall’architetto Luigi Moretti nel 1936, è una delle strutture più interessanti del litorale ostiense dove lo scorrere del tempo non ha condizionato i principi fondanti del progetto e dove gli interventi successivi non hanno intaccato l’essenza del luogo e soprattutto le sue finalità turistiche e di rappresentanza. Come in molti edifici fascisti si sono sapientemente fusi razionalismo e modernismo in una fusione di intenti che ha saputo dar vita a un sapiente rigore geometrico espresso in tutte le sue possibili forme.

Volumi netti e linee sobrie caratterizzano interamente il progetto traducendo all’esterno una sensazione di estrema rigidità e pulizia. La costruzione presentava originariamente una pianta rettangolare e una pianta quadrata fiancheggiate da due importanti blocchi. Quattro locali seminterrati si aprivano all’esterno con finestre a oblò che rievocavano chiaramente le molteplici costruzioni navali che transitavano sul litorale. Le finestre erano ben visibili anche sul prospetto del lungomare, caratteristica questa tipica dell’architettura razionalista in ambito marittimo. Nel 1941 il Capanno fu in parte modificato con la realizzazione di un secondo corpo prospiciente sul mare.

Oggi gli architetti Roberta Galantino, Michela Patrizi e Marina Micozzi hanno voluto mantenere vivo e ben riconoscibile lo spirito di uno stabilimento realizzato nel 1936 sul litorale di Ostia. A tal fine nella ristrutturazione sono stati utilizzati esclusivamente materiali puri, eliminando tutti quegli elementi puramente decorativi e semplificando al meglio le forme degli oggetti inseriti. I volumi puri sono stati dipinti con colori essenziali come il bianco e il grigio legati all’uso di materiali grezzi tipici dell’architettura razionalista dei primi del Novecento.

Il balcone del bar è stato realizzato completamente in legno mentre come rivestimento è stato utilizzato un gres porcellanato bianco ma con un naturale effetto legnoso. Giochi di ringhiere bianche e terrazze prospicienti sul mare rievocano lo stile e la struttura delle moderne navi da crociera senza tuttavia annullare la storia alla quale appartengono. Una studiata illuminazione sul litorale, composta da grandi lampade posate sulla sabbia fa da completamento al progetto nell’intento di creare calde atmosfere nelle serate estive.

Testo di Barbara Piccolo

Progettisti

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Galleria immagini

Vista generale dello stabilimento posizionato sul lido di Ostia.01La terrazza si affaccia sul mare simile ai ponti delle navi da crociera.02Pergolati in legno definiscono la zona relax e ristoro.03Studio dell’illuminazione posizionato sul litorale, le lampade sono su disegno degli architetti.04Vista notturna della zona relax.05La grande scala delimitata da ringhiere bianche dalle linee nette.06Studio dell’illuminazione posizionato sul litorale, le lampade sono su disegno degli architetti.07

Disegni e rendering