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Intervento:

Nuovo wine bar “vineria Anzuini”

Luogo:

Roma

Progettisti:

Studio Acrivoulis e Cernigliaro Architetti

Anno di esecuzione:

2008

Fornitori:

Penta, Viabizzuno, Valli & Valli (maniglie),Gobbetto (pavimenti in resina), Nic Design (sanitari), Daikin (climatizzatori)

 

TRATTO DALLA RIVISTA:

Vino, colto
Amore dionisiaco trasformato in culto

Uno spazio planimetrico banale dalla pianta a “elle” viene trasformato in un ambiente caldo, accogliente e brioso per ospitare un wine-bar, ovvero, per gli amanti del purismo, un’enoteca, dove l’amore dionisiaco si trasforma in culto, all’interno di una magica atmosfera. Il progetto del Duecento, riguarda, come anticipato, un wine-bar di viale Europa in zona EUR a Roma, di fronte al nuovo Centro Congressi Italia, ed è stato presentato da MAAC Studio. Degustare il buon vino attraverso la gradevolezza degli aromi caldi del rubino, o quelli aurei e pungenti, meditando sulle frasi di celebri scrittori e pensatori che decantano i pregevoli effetti del distillato d’uva: a questo si sarebbe ispirato l’architetto che attraverso la modularità di tre colori caldi (rosso, arancio, e giallo arancio) ha caratterizzato uno spazio unico dalla pianta ad angolo retto, al fine di ottenere tre ambienti in successione che hanno pareti, soffitto e pavimento, uniformi, quasi a formare comparti, pur mantenendo la continuità, come se entrassimo in un plastico ludico, per un effetto piacevole e sorprendente. I pavimenti e i soffitti dei tre ambienti occupano livelli diversi, come a guidare la progressione in passaggio delle tinte che, secondo la cromoterapia, stimolerebbero i sensori dell’appetito e del gusto. La pavimentazione è in resina lucida riflettente, le pareti perimetrali contengono nicchie illuminate per l’esposizione dei vini, e hanno un rivestimento di ferro corten, ad altezza variabile, a motivo dei dislivelli. Il rivestimento in corten è un acciaio meno corruttibile di quello comune, un acciaio dalla coloritura bronzo, che col tempo assume varie sfumature. Protagonista del wine-bar è il bancone rivestito dal travertino la cui pietra s’incastra geometricamente a taglio vivo e su cui si proietta una luce radente che risalta le ombre delle sporgenze e rientranze. Soprastante il bancone, è posizionata una scaffalatura sospesa rivestita in plexiglass satinato che lascia intravedere le bottiglie e i bicchieri, la cui staticità è funzionale, ma anche scenografica, poiché riporta citazioni letterarie riguardanti il vino. Su ogni singolo tavolo si concentra la luce di una lampada in sospensione, invece il resto dell’ambiente è illuminato da una luce più diffusa creata da elementi retro-illuminanti, per una diffusione armonica e non diretta. Interessante come la plasticità data dalle tinte corpose sia alternata alla fluidità trasparente dei materiali lucidi, e più ancora, come questi due elementi apparentemente contrastanti, ovvero pienezza e trasparenza, ottengano una commistione fantastica e luminosa, in grado di regalare un effetto originale e accattivante, anzi suadente come un bicchiere di vino. La pietra del travertino che riveste il bancone interrompe la scorrevolezza delle superfici lucide per riportare la percezione dell’ospite alla realtà della materia, come a spezzare l’illusione ottica della galleria ludica. Continuità e passaggio sarebbero gli effetti del progetto, che ha dosato gli spazi di un unico ambiente attraverso una modularità attenta. Le grandi vetrate incoraggiano l’ingresso e a loro volta contribuiscono al gioco della continuità e del passaggio. Sapiente l’uso delle luci che dosano la loro diffusione e la rendono uniforme nell’insieme, e mai eccessiva, tranne, a proiettarsi, attraverso lampade in vetro trasparente, sui singoli tavoli rotondi, per enfatizzare l’intimità di preziosi momenti condivisi con un calice.

Testo di Marina Racanelli

Progettisti

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