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Intervento:

Ristrutturazione di interno a carattere commerciale in edificio storico

Luogo:

Roma - via di Monserrato, 18

Progettisti:

Massimo D'Alessandro e associati

Collaboratori:

Daniele Giorgi

Commitente:

Atelier Salini Gioielli srl

Anno di redazione del progetto:

2003

Anno di esecuzione:

2004

Costo:

230.000 Euro

Imprese esecutrici:

AL Edilizia, Aefer snc

Fornitori:

Ceramiche Appia Nuova

Dati dimensionali dell'intervento:

150 mq

 

TRATTO DALLA RIVISTA:

Fashion contemporaneo
La ristrutturazione di un locale storico nel cuore di Roma offre nuovi scenari di design per interpretare il lusso del made in Italy

Vetrine trapunte di gemme e luccicanti metalli preziosi sotto i riflettori di piccoli spazi organizzati secondo un attento, quanto incomprensibile ordine: questo e' lo stile delle classiche e scintillanti gioiellerie dei centri storici. Emozionalita' e suggestione sono invece gli elementi distintivi dell'atelier Salini Gioielli progettato dallo studio associato Massimo D'Alessandro per il noto stilista romano, Fabio Salini, che desiderava rompere gli schemi del comune e sfarzoso 'mostrare i gioielli' preferendo spazi inconsueti, colori metallici e nuove ricercate atmosfere di design da proporre alla ricercata clientela fashion victim che visita l'atelier.

Situato al piano terreno del cinquecentesco Palazzo Podocatari (poi Orsini oggi Corsetti), in via di Monserrato, antica strada che da Castel Sant'Angelo conduce a Palazzo Farnese, il locale, di circa 150 mq e costituito da tre vani comunicanti, risulta fortemente condizionato dagli elementi strutturali, in particolare archi ribassati. Da qui l'idea progettuale di lasciare che la nuova identita' spaziale del luogo, preziosa e contemporanea, si distacchi dal valore storico e materico della struttura lasciando inalterato l'involucro originale.

Attraverso l'introduzione di due scatole immaginarie, completamente finte e indipendenti dalle pareti in muratura storica, lo spazio trova la sua nuova ragione d'essere. I nuovi 'contenitori' sono realizzati con un allestimento in cartongesso smaltato color fango che va a formare tre spazi fra loro comunicanti. Il progetto e' stato realizzato disegnando un asse geometrico fittizio che percorre i tre vani, affacciandoli l'uno sull'altro, attraverso varchi che traguardano il portone d'ingresso e l'arco che introduce alla sala voltata.

L'esperienza emotiva che accompagna la visita all'atelier inizia di fronte all'ingresso cinquecentesco: un maestoso portale ad arco ribassato con cornice modanata in travertino e chiuso da un portone in legno a quattro partite, da cui sembra calarsi una lavorata ghiera in ferro battuto. La suggestione continua quando, entrando nel tubo di ferro grezzo, da cui e' stato realizzato l'ingresso, e facendo ruotare le pesanti porte a bilico, ci si ritrova in quello che sembrerebbe il claustrofobico ingresso di una cassaforte e si sente il rumore sordo della porta esterna che si chiude alle nostre spalle. L'entrata, cosi' come i varchi interni, sono stati realizzati come se fossero dei cannocchiali: composti da lamiere verticali in ferro e da guance laterali in vetro, adibite a gusci espositivi.

Gli spazi interni sono ricercatamente semplici e regolari, l'angolo retto e' 'bandito', i profili lineari delle pareti percorrono l'ambiente in modo fluido e continuo. Due superfici in cemento resina color fango, cromaticamente e materialmente identiche, compongono il controsoffitto e il pavimento rialzato, serrando l'intero ambiente. Le pareti continuano l'illusione della scatola: i ricorsi orizzontali in legno, realizzati a mano e impreziositi con la tecnica della finitura in foglia d'argento, percorrono armoniosamente i lati delle sale.

L'alchimia tra forme, luci e colori sembra racchiudere il tutto in uno scrigno, paradossalmente aperto: lungo il perimetro del soffitto e del pavimento, un incasso, rafforzato dalla luce elettrica, sottolinea infatti una scenica autonomia fra le pareti e i profili delle murature antiche. L'ambiente sembra cosi' percorso da una cintura laterale, i cui margini scompaiono dissolvendosi nelle fasce di luce. La sala voltata, infine, restaurata come studio personale dello stilista e uniformata ai locali espositivi dallo stesso pavimento, conserva un lato porticato che si affaccia sull'antico giardino interno. Anche gli arredi partecipano alla suggestiva percezione di linearita'. I confortevoli salotti dai colori tenui riecheggiano il sapore vagamente retro' dell'America anni Venti; parallelamente, l'attento utilizzo di giochi di luce e di vibrazioni cromatiche dei materiali, rende il locale particolarmente semplice e inconfondibilmente ricco di dettagli.

Erika Giagnolini

Progettisti

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