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Intervento:

Ristrutturazione d’interno

Luogo:

Roma

Progettisti:

Tommaso Marchioni

Anno di redazione del progetto:

2005

Anno di esecuzione:

2006

Imprese esecutrici:

Lecicos srl

Fornitori:

Tavar srl parquet; Vallati Vetro

Costo:

Euro 75.000,00

Dati dimensionali dell'intervento:

Mq 90

 

TRATTO DALLA RIVISTA:

Linea continua
Un interno minimal nel Villaggio



Le città sono organismi complessi, in cui numerosi fattori sociali e naturali creano sistemi collegati tra loro, che concorrono allo sviluppo delle diverse zone urbane: così si assiste all’evoluzione di ogni quartiere in positivo o in negativo, una zona può acquistare o perdere prestigio per una molteplicità di cause che le teorie dell’urbanistica tentano di comprendere, per risolvere e prevedere i problemi tipici di qualsiasi agglomerato urbano.

Un buon modo, ormai collaudato, per generare trasformazioni positive è senz’altro l’edificazione di edifici, o complessi di alta qualità architettonica, meglio se accompagnati da funzioni pubbliche: questi contribuiscono a rivitalizzare un quartiere o una zona della città attirando persone e migliorando la qualità della vita dei cittadini. Al quartiere Olimpico di Roma importanti interventi hanno fatto sì che questa zona, rimasta un po’ trascurata, venisse riscoperta: l’auditorium di Renzo Piano, il museo MAXXI di Zaha Hadid, il ponte pedonale “della Musica” dello studio Buro Happold hanno portato beneficio a tutto il quartiere, che ha visto i suoi edifici riscoperti anche dalla clientela meno convenzionale.

Un esempio è il complesso edilizio progettato per la XVII Olimpiade del 1960 dagli architetti Cafiero, Libera, Luccichenti, Monaco e Moretti: nato intorno al 1958 per ospitare gli atleti, fu poi affidato in gestione a diversi enti statali. Uno degli appartamenti di questo edificio è stato acquistato da un giovane professionista romano, che ne ha fatto, grazie al progetto dell’architetto Tommaso Marchioni, un esempio di architettura di qualità. Il progetto segue la richiesta da parte della committenza di un grande spazio per la zona giorno, adatto ad accogliere gli ospiti: le divisioni interne originarie dellappartamento sono state eliminate per ottenere un ambiente idealmente unico e continuo.

Primo elemento di unione è la luce; questa entrando dalla grande finestra a nastro percorre tutta la zona giorno e arriva fino alla cucina, separata solo da una porta scorrevole in vetro satinato, come se non si volesse mai interrompere il flusso luminoso neanche quando occorre una separazione per motivi funzionali. Gli ambienti sono uniti anche dalla pavimentazione: un parquet di rovere chiaro si estende per tutto l’appartamento compresi bagno e cucina, cosicché le poche porte presenti, prive di telai a vista e di mostre, diano l’idea di separazioni comunque temporanee e sottili. La pavimentazione chiara, le pareti bianche, le porte impercettibili con le chiusure traslucide contribuiscono a creare uno spazio in cui la luce sembra libera di correre e muoversi senza trascurare nessun angolo.

All’idea di continuità si affianca quella di linearità orizzontale: derivata dalla finestra a nastro, viene ripresa dagli arredi come le mensole della libreria a giorno o la veletta interna, che ospita l’illuminazione, anch’essa ottenuta attraverso un’asola continua tra controsoffitto e parete. Le fughe del parquet e la stessa disposizione dei listelli mantengono la coerenza con il segno orizzontale, che viene ritrovato negli arredi della cucina e nei due bagni. L’appartamento è così pervaso dalla luce: le pareti bianche, il pavimento chiaro creano un ambiente dai toni quasi abbaglianti; le poche zone delimitate per motivi funzionali (bagni, camera da letto e cucina) riescono comunque a rimanere idealmente unite alla grande zona giorno grazie alla luce, elemento principe del progetto.

Gli arredi, dalle linee pulite, comprendono due divani realizzati su disegno, due poltrone, un vecchio tavolo in legno e due sculture policrome dell’artista Margherita Marchioni. Anche nella ristrutturazione e nell’arredo interno di un appartamento si può, mantenendo la coerenza con la forma dell’edificio in cui è ospitato, creare uno spazio architettonico di qualità in grado reinterpretare con raffinatezza le forme e i segni dell’architettura degli anni Sessanta.


Testo: Francesco Paci


Progettisti

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Viste della zona living.01Viste della zona living.02Dettaglio della zona pranzo.03

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