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Intervento:

Tesi di laurea “Riqualificazione dell’ex velodromo olimpico all’EUR”

Progettisti:

Sara Ceccoli, Michela Ekstrom

Relatore:

Giuseppe Rebecchini

Anno accademico:

2007 – 2008

 

TRATTO DALLA RIVISTA:

Specchio D'acqua
Un progetto per la riqualificazione dell'ex Velodromo Olimpico all'Eur


Il Velodromo Olimpico venne costruito in occasione delle Olimpiadi di Roma del 1960 su progetto dell’architetto Cesare Ligini; la struttura ospitò le gare di ciclismo su pista, registrando tra gli altri alcuni record mondiali e olimpici. La struttura era affascinante, la forma sinuosa del bordo superiore dialogava con il tracciato del parquet della pista, la tribuna centrale svettava con la sua elegante copertura metallica. Ma già nel 1960, a giochi appena conclusi, nel velodromo vengono riscontrate lesioni strutturali che inducono il CONI a chiudere la struttura per provvedere alla messa in sicurezza e al recupero strutturale. Nonostante i lavori di consolidamento, il degrado della struttura sembra non arrestarsi. Nel 1997 l’impianto viene dichiarato definitivamente inagibile; la nuova proprietà (EUR SpA) sottoscrive un accordo di programma per la trasformazione delle aree dell’ex Velodromo Olimpico da centro monofunzionale a centro polifunzionale a carattere sportivo e ricreativo prevedendo la demolizione totale dell’impianto.

Il 24 luglio 2008 il Prefetto della città di Roma dispone per ragioni di sicurezza e ordine pubblico la demolizione dell’ex Velodromo Olimpico tramite implosione controllata nonostante la presenza di un vincolo della Soprintendenza sulla struttura. Parallelamente è stato bandito un concorso di Progettazione per la “Città dell’acqua e del benessere”. Il programma è ambizioso: un centro multifunzionale dotato di un centro benessere, acqua center, palestre, centri medici di diagnostica e riabilitazione post-traumatiche, ma anche un asilo nido e attività commerciali, turistiche e ricreative. La tesi di laurea di Sara Ceccoli e Michela Ekstrom vuole investigare la reale fattibilità di ciò che viene proposto dal concorso bandito dall’EUR SpA, in particolare per quanto riguarda l’accentramento delle funzioni principali (di prevalente carattere sportivo) all’interno dell’area dell’ex Velodromo Olimpico rispettando formalmente quanto rimane della struttura originaria, e “correggendo” alcuni aspetti tecnico-dimensionali secondo la prassi ormai consolidata del master-plan.

Struttura portante del progetto delle neo-laureate è l’assetto urbano che, come definito nel Piano d’Area, riconnette il Parco dei Laghetti dell’EUR al Tevere, prevedendo inoltre la diluizione di alcune delle funzioni originariamente previste all’interno del lotto dell’ex Velodromo in aree libere e residuali. Nell’ipotesi proposta dalle giovani progettiste l’invaso dell’ex Velodromo si trasforma in uno specchio d’acqua collegato attraverso un canale lungo viale dei Primati Sportivi ai Laghetti dell’EUR, rielaborazione questa del piano definitivo dell’E42. L’impianto generale risente indubbiamente di esperienze come quella dell’Olympiapark di Monaco progettato da Frei Otto e Gunter Behnisch per le Olimpiadi del 1972.

I temi del verde, dell’acqua e dello sport, sono stati sviluppati in maniera puntuale e areale, estendendo i limiti dell’intervento oltre il perimetro dell’ex Velodromo. Architettonicamente la scelta di mantenere in pianta l’impronta del Velodromo consente di creare una ricca stratificazione formale e funzionale che sfrutta appieno le assialità e l’orografia del sito. Edifici fronte, percorsi ciclo-pedonali rialzati e torri landmark perimetrano l’impianto; la tribuna principale svuotata in corrispondenza dell’intersezione con la direttrice d’inserimento del canale, crea un vuoto che permette la comunicazione attraverso una piazza scoperta tra il bacino d’acqua e il fronte su viale dell’Oceano Pacifico. Lungo viale dei Primati Sportivi una stecca edificata si tramuta in un percorso di collegamento che si arresta per marcare l’ingresso a un impianto assolutamente all’avanguardia.

Testo: Alessandro Beato

Progettisti

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