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Intervento:

Sede Melfi srl

Luogo:

Pettoranello

Progettisti:

Roberto Ianigro, Valentina Ricciuti

Collaboratori:

Rito Ullo, Iadanza Engineering, Leo D’Antona

Anno di redazione del progetto:

2004

Anno di esecuzione:

2007

Imprese esecutrici:

Melfi srl

Fornitori:

GranitiFiandre SpA; Isopan SpA; LAS MOBILI srl

Costo:

Euro 2.500.000,00

Dati dimensionali dell'intervento:

Lotto mq 11.100; superficie complessiva mq 2.900 (capannone mq 1.900, uffici mq 1.000); totale mc 21.500

Foto:

Alberto Muciaccia

 

TRATTO DALLA RIVISTA:

Semplici geometrie
Un impianto a doppia altezza, luce zenitale e ballatoi per un edificio industriale a Isernia


All’architettura da sempre si chiede di colmare un vuoto culturale che l'incontrollata crescita delle città ha generato a partire dall’immediato dopoguerra. I luoghi della produzione, veri e propri punti di debolezza dei nostri paesaggi, si connotano per l’assenza di un impianto urbano capace di marcare l’identità di un territorio e per una diffusa, quanto preoccupante, mancanza di qualità architettonica. Nell’elaborazione di questo progetto, gli architetti Roberto Ianigro e Valentina Ricciuti (studio Medir) sono partiti dalla relazione tra lo spazio interno e il paesaggio, tra la piccola e la grande scala. Sull’area d’intervento, l’ultima di una successione di lotti destinati ad attività industriali, insisteva un capannone a pianta quadrata già definito per posizione e dimensioni al momento dell’assegnazione dell’incarico ai progettisti.

Le richieste della committenza erano chiare: un impianto con doppia altezza centrale, luce zenitale e ambienti distribuiti da ballatoi, una configurazione spaziale decisamente introversa e centripeta capace di contenere al proprio interno sia gli uffici della società Melfi che spazi attrezzati per ospitare mostre d’arte, nell’intento di promuovere l’arte contemporanea a Isernia. Gli architetti però, leggendo e districando le trame di un paesaggio che è stato abilmente modellato durante secoli di cultura agricola e sul quale si sono innestati con esiti differenti eventi portati dallo sviluppo tecnologico, hanno colto le qualità e le peculiarità paesaggistiche del luogo, ove non compromesse da un’edificazione di scarsa qualità, tali da giustificare una soluzione più estroversa e centrifuga per il nuovo impianto. I progettisti hanno così scelto di ibridare su una matrice geometrica cartesiana lo schema tipologico chiuso del palazzo italiano con quello più aperto e dinamico della villa suburbana. Il risultato è un oggetto estremamente permeabile, ricco di canali percettivi capaci di catturare porzioni di paesaggio circostante.

La mutevole percezione dell’esterno è funzione della posizione dell’osservatore all’interno dell’edificio, una sorta di diaframma capace di controllare e selezionare le viste. L’assemblaggio di tre fondamentali elementi architettonici, che nel loro compenetrarsi generano sezioni estremamente complesse, origina la composizione volumetrica dell’intero complesso. Alla serrata interazione morfo-tipologica delle parti corrisponde, all’interno dell’edificio, una specificità funzionale coerente. La lamiera scura scelta per il capannone e per l’ultima delle tre unità plastiche allude al carattere algido dell’edilizia industriale, mentre la ricorsività disarmonica orizzontale delle bucature ne asseconda la tessitura. La compatta purezza cromatica del secondo corpo, interrotta soltanto da poche necessarie eccezioni, ne esalta le potenzialità morfologiche e chiaroscurali, delegando alla modularità della pietra grigia la misurazione longitudinale dell’intervento.

La relazione con il suolo è mediata dai forti contrasti adottati nelle sistemazioni esterne, che ribadiscono una scelta di assoluta assenza di colore. Il grande specchio d’acqua risolve il confronto dimensionale con il capannone raddoppiando la percezione dell’edificio destinato a uffici. Gli spazi interni sono articolati intorno alla doppia altezza dell’atrio; la scala, un’elegante trave a ginocchio bianca con parapetto in cristallo, in contrasto con la pavimentazione in pietra scura dell’atrio, distribuisce verticalmente i flussi sui due livelli. Questa è un’architettura silenziosa, lontana da gesti eclatanti, che ha nelle forme semplici, prive di effetti stridenti, e nell’uso della luce naturale quale elemento unificatore, i propri punti di forza.

Testo: Alessandro Beato

Progettisti

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Vista del complesso sul fronte ovest.01Vista del fronte nord-est.02Vista dell'atrio.03Vista dell'atrio.04Vista del fronte sud-ovest.05

Disegni e rendering