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Intervento:

Riqualificazione cromatica della Casa Circondariale di Bollate

Luogo:

Milano

Progettisti:

Massimo Caiazzo

Collaboratori:

Carlo Zanda, Lorenzo Di Palma, Walter Raso, Francesco Mangino Stefano Buro e Sandra Laudati

Anno di redazione del progetto:

2007

Anno di esecuzione:

2008

Costo:

Progetto no-profit

Fornitori:

Artemide, Egoluce, Magis e Kartell

Marchi:

Sikkens

Dati dimensionali dell'intervento:

3.139,59 mq.

Caratteristiche tecniche particolari:

Utilizzate vernici a bassa valenza di sostanze volatili

Allestimento:

Endstart Photography, Alessandro di Belgjoiso

Commitente:

Casa Circondariale di Bollate, Milano Direttrice: Lucia Castellano

 

Il valore sociale del colore
Una riqualificazione cromatica firmata da Massimo Caiazzo



Un intervento di riqualificazione cromatica presso la Casa Circondariale di Bollate, basato sullo studio dell'effetto dei colori sulla percezione del tempo. Un esito non puramente decorativo, ma indirizzato a migliorare l'estetica e quindi la qualita' della vita della struttura.
L'iniziativa no-profit del color consultant Massimo Caiazzo e' volta a estendere i benefici della rivoluzione cromatica anche a luoghi che ne sono sempre stati esclusi. Progetto che e' sicuramente il primo in Europa (e forse del mondo: non si hanno al momento notizie d'iniziative simili in Nord America o Asia).

'Colore a Bollate', nasce da un'idea di Massimo Caiazzo e Carlo Zanda impegnati da tempo in un progetto su 'Il valore sociale del colore' con l'obiettivo di 'studiare, progettare e realizzare soluzioni che, utilizzando le potenzialita' del colore, contribuiscano a migliorare la qualita' della vita di quei luoghi che in questi anni sono stati esclusi dalla rivoluzione cromatica di cui hanno beneficiato, per esempio, i centri storici delle citta' d'arte, il design e la moda'.

In altre parole, non si trattava di decorare ambienti, ma di studiare e realizzare soluzioni per ottenere un clima cromatico armonico e un sistema d'illuminazione efficace.

Per l'esterno, la problematica da risolvere era l'eccessiva ortogonalita' delle facciate dell'edificio: una struttura massiccia rivestita di cemento che richiama l'idea di una fortificazione, mentre l'ortogonalita', la 'griglia' della struttura evoca inevitabilmente il concetto di gabbia, di carcere come luogo di pena e non di riabilitazione. Questa "deprivazione sensoriale" visiva e cromatica si coniuga con gli stati emotivi dell'osservatore (spesso inconsapevole), finendo per condizionarne l'umore, la motivazione, la psiche. Il modo meno invasivo e piu' economico per interrompere questa ortogonalita', per spezzare le linee della gabbia, e' stato individuato in una soluzione policroma. Che avrebbe interrotto il grigio modulare della struttura spezzandolo in un universo di tinte diverse. Per avere il minimo impatto economico sul progetto si e' deciso di intervenire solo sulle cornici delle finestre, per le quali Caiazzo ha studiato una tavolozza di ben 18 colori tutti diversi, e sulla tettoia-pensilina che circonda gli edifici.

Anche all'interno si avvertiva una forte contrapposizione tra gli spazi a disposizione del personale penitenziario, che risultavano penalizzati da un'evidente carenza di stimoli visivi, e quelli destinati alla detenzione in cui la presenza dei murales realizzati dai detenuti nei corridoi da cui si accede alle celle, introduce a una dimensione cromatica meno spersonalizzante. Per arginare la neutralita' di questi ambienti e' stato quindi necessario formulare un progetto colore volto a ristabilire l'equilibrio visivo, studiato con cura per contrastare innanzitutto le grigie monocromie che pregiudicano il benessere e l'utilizzo equilibrato delle capacita' umane.
Per il corridoio e' stata utilizzata una sequenza che passa da un'atmosfera cromatica calda a una piu' fredda (effetto anamorfico), per realizzare (anche grazie all'illuminazione) un contesto cangiante con ombre colorate, studiate per non essere invasive. L'illuminazione e' stata realizzata con speciali lampade 'Biolight' che riproducono la luce solare e permettono anche lo fotosintesi clorofilliana, in modo da poter disporre anche all'interno di florescenze meno tradizionali, restituendo inoltre una luce molto simile a quella solare che rende tutto il contesto molto piu' 'naturale' e quindi vivibile.

Per lo spaccio e la mensa nella zona dedicata alla polizia penitenziaria, invece, l'intervento richiama volutamente le atmosfere e le tonalita' delle vecchie case e latterie della zona lombarda ed e' tutto giocato sulla sovrapposizione e il contrasto delle tinte che devono creare un rapporto equilibrato della percezione della stima del tempo, che in questo caso deve essere piu' dilatato possibile, in quanto ci troviamo in un luogo deputato al consumo di cibi e bevande degli operatori. Le pareti sono state quindi realizzate con una 'boiserie-cromatica' bicolore. Per la parte inferiore delle pareti e' stata utilizzata una tonalita' pervinca chiaro: un colore freddo che ha pero' grazie alla componente rossastra proietta un'ombra calda. La parte superiore, invece, e' in colore bianco-avorio, molto piu' caldo. Infine per il soffitto-cielo e' stato scelto un bianco cromatico con ombre celesti.
Infine per la sala convegni e' stata scelta una tonalita' di rosso fragola, un colore incluso in una gamma di toni molto utilizzati per esempio nei teatri perche' considerati "attivi" capaci cioe' stimolare l'attenzione e la socialita' dando la sensazione che il tempo libero trascorra velocemente.

In definitiva la formulazione della tavolozza colori riassume in termini estetici l'intento di offrire una dimensione abitativa e lavorativa di qualita', capace di coniugare armoniosamente l'attenzione verso l'ambiente e il benessere delle persone che lo vivranno.

Progettisti

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