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Intervento:

Ampliamento della residenza riabilitativa "Eugenio Gruppioni"

Luogo:

Pianoro (Bo)

Progettisti:

Andrea Trebbi

Collaboratori:

Arch. Rita Garutti (Studio Trebbi), Sinertec Srl (Impianti Meccanici), Ing. Giuseppe De Luca (Impresa elettrica), Ing. Filippo Ospitali (strutture)

Commitente:

Clas Immobiliare Srl

Anno di redazione del progetto:

2008/2010

Costo:

5,5 milioni di euro

Dati dimensionali dell'intervento:

2.000 mq.

Caratteristiche tecniche particolari:

Opera sottorranea o ipogea

 

Un'opera sotterranea
L'ampliamento della residenza sanitaria Eugenio Gruppioni

La residenza sanitaria-riabilitativa Eugenio Gruppioni, all'interno del Parco Naturale Regionale dei Gessi Bolognesi e dei Calanchi dell'Abbadessa, è un progetto che Andrea Trebbi ha diretto tra il 1997 e il 2003. Quattro anni dopo, la proprietà della residenza ha chiesto all'architetto Trebbi di pensare a una soluzione di ampliamento.

Nasce così un'opera completamente sotterranea, nella quale il piano più alto è complanare all'attuale piano interrato della residenza, articolata su tre livelli fuori terra.
L'unica modifica rilevabile dagli estranei è rappresentata dalla lunga quinta trasparente, il cui svolgimento plagia il pre-esistente crinale rivolto a nord, assumendone il movimento morbido e flessuoso.
Su di essa si orientano i riferimenti delle funzioni primarie che distinguono l'organizzazione disciplinare dell'opera: nell'ordine crescente dei suoi tre piani, prima gli spazi riabilitativi e terapeutici, poi gli spazi di cura e infine gli spazi di degenza.

Quei riferimenti, disposti in successione all'interno di ambiti variamente dimensionati, interagiscono con i retrostanti assetti distributivi che, invece, si approvvigionano della luce naturale zenitale attraverso una lunga fenditura che solca il giardino di copertura. Pertanto, le differenti relazioni con l'ambiente esterno distinguono sostanzialmente le prestazioni del corpo di ampliamento.
Il progetto del corpo di ampliamento aderisce ai principi della sostenibilità energetica.

Il nuovo manufatto è inserito "dentro"al territorio collinare e ciò significa che il declivio conclude "naturalmente" sopra di esso le proprie pendici.
Di conseguenza, il piano di copertura orizzontale diviene la medesima estensione collinare e il manto erboso, che suggella il substrato vegetale steso sopra all'ultimo solaio, non si limita a sostenere il tema della rinaturalizzazione del paesaggio e ad accertare l'indubitabile contestualizzazione in esso della nuova opera, ma tutela l'attuale opportunità di ammirare alcuni scenari del Parco da questo fantastico osservatorio.


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