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Intervento:

Progetto di allestimento della Fondazione Museo Franco Sassatelli

Luogo:

Via Carbonesi, 20 - Bologna

Progettisti:

Paolo Capponcelli

Progetto:

PANSTUDIO architetti associati

Commitente:

Arcidiocesi di Bologna

Apparati didascalici:

Elisabetta Franchi, Carla Greco - Museiamo

Restauri:

Mariella Gnani

Grafica e video:

Enzo Grassi - Colpo d'occhio

Anno di redazione del progetto:

2005 - 2006

Anno di esecuzione:

2006

Imprese esecutrici:

Tosetto allestimenti

Fornitori:

Arredoluce (luci)

 

TRATTO DALLA RIVISTA:

Sacro e profano
Da raccolta privata a evento pubblico, l'esposizione museale della Fondazione Sassatelli

"La passione di un collezionista" e' il titolo della mostra permanente sorta dal lascito di un appassionato collezionista d'arte, Franco Sassatelli, che ha donato le molte opere d'arte comprate nell'arco di una vita all'arcidiocesi di Bologna, autorevole committenza della nuova destinazione di queste opere. Curato da Paolo Capponcelli, l'allestimento e' infatti ricavato all'interno del salone adiacente alla chiesa di San Paolo Maggiore a Bologna, ex sede del cinema Alfa, dove l'ariosita' della struttura architettonica ed il candore del perimetro murario e delle volte, sono accompagnati dalla leggerezza delle pareti azzurre e delle velette che ospitano le opere.

Quadri e statue restano sospese come in un labirinto di nuvole e angoli di cielo irradiati dal sole. Nel rigore geometrico, le linee si incastrano lasciando spazi vuoti, incontaminati e lineari, atti ad ospitare l'arte, accentuandone l'anima eterea e preziosa delle sue rappresentazioni. L'ambiente, lungo circa 25 metri ed alto 8, e' coperto da una volta con lunette, generata da unghie appoggiate su sostegni che intersecano la botte, ed e' illuminato sul fondo da due coppie di finestroni che si affacciano verso la via Collegio di Spagna.

Una geometria scandita e definita che segue le arcate del soffitto e smorza la rigorosita' e la grandezza della sala: il passo degli arredi, il posizionamento delle vetrine, delle pareti e delle velette e', infatti, scandito dal ritmo dimensionale delle lunette. Le perpendicolarita' si incrociano nella teche e nelle cavita' ricavate dalle unita' strutturali e sotto le scale, per concedere alle opere esposte nicchie da scoprire, spazi non immediatamente visibili allo spettatore ma che si svelano quasi con fascino epifanico: l'opera talvolta attende il visitatore sotto le scale, dietro le pareti, quasi nascosta, da cercare.

Una scelta che rimarca la dimensione privata, per non dire esclusiva, del rapporto arte-fruitore, messa in evidenza dall'uso attento delle luci, che, concentrate sugli oggetti d'arte, avvolgono l'intero percorso espositivo senza lasciare che lo sguardo si perda nella vastita' degli spazi. L'effetto e' ottenuto grazie all'utilizzo di apparecchiature miste, come wall wahser fluorescenti e faretti a bassa tensione.

Da non trascurare anche la grande sfera di vetro opalino che, sospesa, illumina l'atrio d'ingresso: una stella del mattino che apre la via, per ritornare alla metafora celeste. Dal piano terra, la mostra si sviluppa su un piano soppalco, collegato con una scala: una scelta, quella dei due livelli, che consente di sfruttare il piu' possibile l'intera altezza del locale. La struttura si compone di grandi volumi portanti, seriali, articolati in verticale, che sostengono il soppalco a quota intermedia: parallelepipedi, scavati e scolpiti, alti 6 metri, larghi 2,5 e profondi 1, isolati all'interno dell'ambiente per preservarne l'unita' architettonica originale, e collegati semplicemente da sottili velette lungitudinali, utili per contenere l'illuminazione ad incasso.

Tale struttura e' stata realizzata con telai tubolari, mentre le vetrine e le pareti sono tamponate in cartongesso, le ante ed i parapetti sono in vetro extrachiaro ed i pavimenti sono in doghe di pronto parquet. Il tutto e' dunque mirato all'esaltazione dello spazio, per sfruttarne al massimo la funzionalita': per tutto l'intero percorso la percezione dello spazio risulta arricchita, senza per questo rinunciare alla focalizzazione dell'attenzione sulle singole opere. Nuovi scorci visivi, sempre originali, si presentano dunque all'occhio dell'osservatore: come un cielo di nuvole che scopre nuove lembi di cielo illuminati da raggi di luce. E' l'arte che si svela e trova la sua giusta collocazione.

Pierluigi Siena

Progettisti

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