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Intervista a Massimo Caiazzo
11 | 11 | 2010

PROTAGONISTI

Intervista a Massimo Caiazzo

Il "re del colore" ci racconta la sua progettualita'
Intervista a Massimo Caiazzo

Massimo Caiazzo, Colour Consultant, vicepresidente di IACC Italia, docente e professionista affermato, ha risposto alle nostre domande sul rapporto tra architettura, design, e percezione cromatica, spiegandoci quanto sia delicato l'equilibrio tra cio' siamo e cio' che vediamo.

D. Quali sono, a partire dalla sua esperienza, le principali caratteristiche del profilo professionale di un Colour Consultant?
R. Il consulente del colore e' la figura professionale che si avvale consapevolmente delle infinite qualita' espressive della luce e del colore, fattori determinanti nella progettazione dell'ambiente costruito. Un Color Consultant non si affida a supposizioni e si astiene da opinioni  legate al gusto personale ma si impegna concretamente a supportare la committenza, sia nell'analisi che nella realizzazione del progetto i cui esiti dovranno soddisfare appieno le necessita' dell'utente finale. Possiamo affermare che un Colour Consultant conduce una continua "indagine sul colore" cui segue l'applicazione: progettare oggetti e ambienti equilibrati, sereni e meglio finalizzati alla loro funzione. La cultura progettuale del colore si basa sull'interazione tra arte e scienza, presupposto fondamentale per una piena integrazione tra uomo e ambiente costruito.

D. Da docente ci dice che tipo di formazione hanno i giovani che si accostano o vogliono approfondire il tema del colore? C'e', secondo lei, una preparazione di partenza adeguata sugli aspetti del colore in architettura?
R. Il design del colore e' un settore che richiede esperti con competenze specifiche e una formazione interdisciplinare. L'argomento colore si trova al crocevia tra diverse discipline e puo' essere analizzato da infiniti punti di vista, sia in chiave scientifica  che umanistica. Dalla filosofia alle scienze naturali, dalla biologia alla medicina, dall'antropologia alla psicologia, dalla fisica alla teoria del colore, dal design all'ergonomia visiva, dall'architettura all'arte. In Italia, negli ultimi anni, il colore e' stato ridotto a elemento accessorio anche in ambito formativo e di conseguenza la preparazione degli studenti si limita a nozioni fisse e preconcette e allo studio di teorie del colore oramai superate.

D. E l'architettura di oggi, come si rapporta al colore?
R. Lo sviluppo tecnologico sta influenzando profondamente la nostra cultura: ci troviamo di fronte a una moltiplicazione vertiginosa degli stimoli cromatici artificiali. La nostra epoca ci offre possibilita' prima inimmaginabili. Eppure il colore e' ancora considerato un "mero fattore estetico", per questo in architettura regna la totale assenza di regole e abbondano i cattivi esempi dovuti non solo all'ignoranza dei progettisti ma anche e soprattutto all'arroganza delle "archi-star". Oggi piu' che mai e' necessario contrastare l'inquinamento visivo, diretta conseguenza della crescita disordinata del paesaggio che provoca un forte squilibrio nel rapporto tra uomo e ambiente. Negli ultimi anni, anche a livello urbanistico ed edilizio, ha prevalso la legge del livellamento collettivo e il colore e' stato completamente svuotato del suo valore sociale. Altrettanto preoccupanti sono le conseguenze della diffusa "voglia di colore" che, non essendo supportata da un'adeguata "cultura del colore", si limita a un approccio superficiale, impoverendo ulteriormente il nostro patrimonio cromatico. Succede fin troppo spesso che si impongano "tendenze" veicolate da stilisti, architetti, arredatori e designer. Per esempio, nell'interior design sono di grande attualita' gli ambienti in cui dominano i toni scuri, che oltre a determinare un clima cromatico "ipostimolante" assorbono piu' luce e quindi, per ottenere un'illuminazione sufficiente, aumenteranno i consumi di energia elettrica.

"Possiamo affermare che un Colour Consultant conduce una continua indagine sul colore cui segue l'applicazione: progettare oggetti e ambienti equilibrati, sereni e meglio finalizzati alla loro funzione".

D. Attraverso le differenze cromatiche e' possibile creare effetti visivi importanti? Dal punto di vista percettivo si riesce a intervenire con il colore  anche nel caso di edifici con imperfezioni/difetti di tipo strutturale?
R. La cultura progettuale del colore rappresenta una risorsa preziosa e non solo sul piano visivo, poiche' consente di recuperare e valorizzare il territorio con interventi poco onerosi e di rapida attuazione apportando benefici concreti alla qualita' della vita. Il consulente del colore puo' offrire soluzioni efficaci e vantaggiose soprattutto quando si tratta di interventi "correttivi". Nelle periferie, ad esempio anche le architetture piu' agghiaccianti potrebbero acquistare una nuova identita', semplicemente cambiando loro colore. I colori stimolano emozioni, reazioni inconsce, assumono significati (soggettivi e collettivi) e concorrono, a configurare un autentico "meta-paesaggio emozionale". Non bisogna dimenticare che il colore costituisce soprattutto un riferimento visivo efficace e immediato, utilissimo per comunicare informazioni importanti, per segnalare avvertimenti, divieti o indicare il percorso da seguire.

D. Secondo lei quanto e in che modo i colori in architettura influenzano gli stati d'animo, i comportamenti socioculturali e mettono le persone in contatto con i propri sensi? Se cio' avviene l'effetto e' diverso a seconda che ci si trovi all'esterno di un edificio piuttosto che all'interno di una casa o di un ambiente di lavoro?
R. Studi recenti hanno confermato che la nostra reazione al colore e' totale: ne siamo influenzati sia psicologicamente che fisiologicamente. Il colore non produce solo associazioni a stati d'animo e a impressioni sia soggettive che oggettive, ma influenza anche la percezione della temperatura, del sapore, degli odori, del suono, del volume, del peso, e del trascorrere del tempo. Non e' un caso se preoccupanti fenomeni di matrice socioculturale oggi di grande attualita', come il vandalismo, siano in continuo aumento proprio nei contesti urbani in cui dominano grigiore e spersonalizzazione. Numerosi esperimenti hanno dimostrato quanto i colori possano influenzare la percezione della dimensione di un oggetto: i toni chiari trasmettono la sensazione di aumentarne il volume, quelli scuri di ridurla. Nella psicologia del colore, una superficie di tonalita' piu' scura ci sembra piu' dura rispetto alla stessa area caratterizzata da colori molto chiari. Le sensazioni legate al peso risultano invece completamente inverse alla luminosita' e alla limpidezza dei colori, quindi piu' un edificio sara' scuro piu' risultera' pesante, piu' sara' chiaro e piu' apparira' leggero. I colori modificano anche le nostre impressioni legate alla temperatura dell'ambiente: i cromatismi freddi danno la sensazione di una termicita' piu' bassa, quelli caldi di una termicita' piu' alta.  Il colore agisce anche sulla nostra percezione del tempo: in ambienti in cui prevalgono colori caldi si ha generalmente una sovrastima del passare del tempo, mentre i colori freddi producono l'effetto contrario. Come sostiene il prof. Frank Mahnke, presidente di IACC, il colore e' molto di piu' che un mezzo estetico e ornamentale, per questo nella progettazione non dovrebbe essere mai lasciato al caso. Tuttavia la superficialita' e la scarsa professionalita', ne impediscono il corretto utilizzo, con esiti dannosi per la salute psicofisica di coloro che sono costretti a vivere situazioni iperstimolanti e quindi stressanti o ancor peggio ipostimolanti e quindi deprimenti. Il cosiddetto calo di attenzione fisiologico e' frequente a causa dell'abbagliamento da luce sbagliata, perche' il "clima cromatico", i contrasti, le saturazioni sono tra loro male assortite. La monotonia che troviamo nella maggior parte degli uffici, ospedali, scuole, pregiudica il benessere e l'utilizzo equilibrato delle capacita' umane.

D. Ci racconta un'esperienza di viaggio all'estero che l'ha colpita dal punto di vista della differente concezione del colore in architettura, rispetto a quella italiana?
R. Sono tante le esperienze di viaggio all'estero che mi hanno colpito: le innumerevoli declinazioni della sabbia nelle oasi del Sahara, il bianco e blu di Sidi Bou Said, le incredibili cromie delle moschee dell'Asia Centrale,  il Messico di Barragan. Se proprio dovessi citare un caso per me emblematico in cui il colore in architettura assume un carattere completamente diverso rispetto alla nostra cultura, allora sceglierei l'Islanda che, posta all'estremo occidente, e' per la maggior parte dell'anno ricoperta dalla neve. Solo durante l'estate, quando il sole scioglie i ghiacci, affiorano i tetti delle case che sono coloratissimi.

Redazione Designrepublic


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