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Intervento:

Progetto di ristrutturazione di una zona ex industriale - Fornace Farneto

Luogo:

San Lazzaro di Savena - localita' Farneto

Progettisti:

Anastasio Kiumurgi's, Nicoletta Fava

Direzione dei lavori:

Anastasio Kiumurgės

Commitente:

Tolomeo srl

Anno di redazione del progetto:

2001 - 2002

Anno di esecuzione:

2003 - 2005

Costo:

970.000 Euro

Imprese esecutrici:

Costruzioni edili di S. Ludica

Dati dimensionali dell'intervento:

1000 mq. ca

 

TRATTO DALLA RIVISTA:

Nuove prospettive
Dal ricordo sedimentato di un complesso industriale nasce un nuovo rapporto con il paesaggio

Da una vecchia fornace di calce e gesso ad un complesso residenziale confortevole perfettamente calato nel contesto ambientale delle colline bolognesi. Gli architetti Anastasio Kiumurgi's e Nicoletta Fava sono riusciti nell'impresa di recuperare la costruzione dell'antica fabbrica ridandole dignita' e rendendola ospite non invadente del territorio circostante. Se negli anni attorno al corpo storico della fornace erano stati aggiunti fabbricati che poco avevano a che fare con la struttura, gli architetti hanno ben pensato di mantenere soltanto la parte storica della costruzione per abbattere quanto invece era stato reso possibile solo da condoni.

Dopo trent'anni di disuso dunque dalle colline bolognesi non riprendera' ad alzarsi il fumo della fornace, ma si potranno ammirare degli appartamenti perfettamente in sintonia con la natura che li abbraccia. Gli architetti hanno lasciato intatto lo spazio rettangolare, corrispondente alle due camere di combustione, addossate ad un terrapieno: uno sviluppo in altezza coperto in laterocemento e manto in coppi di cotto.

Questo e' rimasto l'elemento piu' espressivo di quel che era il fabbricato. Un'immagine asciutta e rispettabile che e' stata preservata anche grazie al recupero dei vecchi materiali dalla fabbrica stessa. Da questa struttura un'unica unita' abitativa su dei piani che si affaccia da un lato sulla corte interna e dall'altro sui giardini pensili che danno verso sud est. La corte rettangolare distacca fisicamente il nuovo intervento dalle preesistenze compromesse e confuse e funziona bene come spazio aperto e filtro intermedio per gli accessi privati.

La corte e' una forza centrifuga che, di fatto, spinge il progetto a differenziarsi nei tre nuclei edilizi, facilmente distinguibili ed allineati su di lei, su un impianto vagamente assimilabile alla forma a L storica. Rende inoltre possibile il recupero e la messa in luce dei due archi in mattoni delle due camere di cottura della torre. Una torre che torna ad ergersi sulle unita' abitative in tutta la sua imponenza dato che lo stesso fabbricato centrale viene mantenuto alto soltanto di due piani. La torre mantiene intatte le precedenti dimensioni con la stessa altezza di gronda, ma nel vano a doppia altezza dei silos recupera un altro livello con un nuovo solaio e una nuova copertura realizzata con travi lignee e lucernario.

Muri a gelosia alternano le chiuse campiture di mattoni a vista esistenti sulle quattro facciate della torre. L'ultimo piano, cosi' aereo e forato, mantiene la sua diversita' rispetto ai livelli sottostanti, riuscendo pero' ad adattarsi alla nostra cultura abitativa. Per accedere ai piani alti ecco una scala esterna in acciaio che funge anche da elemento di innesto tra il volume della torre e il primo edificio che si vedra' arrivando da via Iussi: un collegamento verticale grazie al quale non si addossa alla torre un ennesimo volume chiuso appesantendola. E' il collegamento tra il passato e il nuovo, una sorta di codice di coesistenza.

Per quanto riguarda i materiali sono tutti il piu' vicino possibile agli originali mentre per il resto del fabbricato si e' pensato a dei materiali piu' tradizionali con una sola zona trattata diversamente, l'angolo sudest sottotetto del corpo aggiunto, con lamine in alluminio anodizzato. E proprio la realizzazione di questo edificio e' la piu' libera essendo stato completamente abbattuto e ricostruito. E' una composizione che incrocia i quattro confini di perimetro con un piano di copertura inclinato su un piano tridimensionale in modo che si abbassa verso la direzione di arrivo e verso la torre, mentre si innalza verso il pendio dei calanchi. E' da qui che nasce l'idea di un piano inclinato che slancia l'edificio verso il prezioso paesaggio circostante. Verso il torrente Zena e il Parco dei Gessi poi si creano una corte seminterrata e un giardino a piano inclinato, i quali allontanano il terrapieno dai fabbricati, creando spazi privati aperti su due livelli. E' in questo modo che al paesaggio in prestito viene restituita la sua forza naturale.

Matteo Diotalevi

Progettisti

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