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Intervento:

Restauro e consolidamento di Palazzo Crescenzi

Luogo:

Roma

Commitente:

Condominio S. Eustachio 3

Luogo:

Roma

Progettisti:

Laura Donadono

Anno di redazione del progetto:

2003

Anno di esecuzione:

2003 - 2004

Costo:

460.000 Euro

Imprese esecutrici:

S.C.R. Societa' Costruzioni Riunite s.r.l.; GI. MAT. s.r.l. (prodotti biocompatibili per il restauro conservativo architettonico monumentale)

Dati dimensionali dell'intervento:

2.800 mq.

 

TRATTO DALLA RIVISTA:

Antico splendore
Roma riscopre la storia della potente famiglia Crescenzi e la bellezza del loro palazzo.

Il palazzo signorile della famiglia Crescenzi e' tornato all'originaria bellezza. Gli stucchi, le mensole, i cornicioni, e tutte le superfici della dimora gentilizia sono stati oggetto di un restauro conservativo con consolidamento architettonico progettato e diretto dall'architetto Laura Donadono. L'intervento ha riguardato i prospetti esterni ed in particolare le superfici a rilievo, trattate ad hoc con metodi, tecniche e materiali compatibili con le peculiarita' tipologiche, formali, strutturali della fabbrica secondo una direttrice critico-conservativa.

Presenti anche nella pianta di Roma redatta dal Bufalini nel 1551, le proprieta' terriere della famiglia Crescenzi si estendevano tra il Pantheon e le rovine delle terme neroniane e alessandrine, in particolare tra piazza della Rotonda e la chiesa di S. Eustachio. Palazzo Crescenzi alla Rotonda risale al 1580, quando Virgilio Crescenzi ne volle dare costruzione, e, come rivelano le carte archivistiche recuperate dall'architetto, il fitto tessuto edilizio di case medioevali venne pian piano eliminato per far avviare i lavori di costruzione del palazzo, prima lungo il lato della Rotonda poi, ampliandosi la fabbrica, lungo Salita de' Crescenzi. Pochi anni dopo, nel 1600, l'immobile venne completato assumendo l'aspetto rappresentato da Giovan Battista Falda (1676), per poi subire gli ultimi e definiti interventi nel XIX secolo.

Il Della Porta (anni 1581-1583), Carlo Lombardo (dal 1602), Nicola Segrebondi (anni 1606-1607), sono, rispettivamente, i nomi dei due progettisti e del disegnatore dei rilievi delle diverse fasi di costruzione dell'edificio. Il palazzo gentilizio svolge le sue facciate su tre lati, via della Rotonda, Salita de' Crescenzi, unico prospetto di disegno seicentesco, e via S. Eustachio. Dopo gli interventi del 1873 tutti i prospetti sono uniformati da tre piani fuori terra ai quali si aggiungono due piani mezzanini con finestre quadre. L'immobile, definito da cornici marcapiano e dal bugnato in aggetto degli angoli, culmina con un cornicione superiore aggettante ornato da mensole con pigne e protomi leonine.

Nel primo decennio del XX secolo venne aggiunto al palazzo il piano attico, definito lungo i prospetti da finestre riquadrate che si aprono su balconcini con ringhiere di ferro. I prospetti sono ritmati dalle aperture delle finestre, decorate da cornici a rilievo con mascheroni, protomi antropomorfe e ghirlande vegetali, o semplicemente riquadrate da una cornice in stucco. I segni del tempo trascorso, vetusta', agenti atmosferici, piogge meteoriche, dilavamenti ed elementi inquinanti, hanno lasciato sulle superfici degli elementi decorativi sia depositi di croste nere dovute a fenomeni come la solfatazione (formazione di sali ossigenati dello zolfo con ioni metallici in grado di produrre gesso) e la carbonatazione (reazione chimica che crea un legame fra l'intonaco e il colore che vi si applica; questa puo' cambiare a seconda della struttura muraria, dell'intonaco e delle condizioni ambientali provocando variazioni nella resistenza dei colori) sia distacchi e lesioni dello strato di finitura.

Il restauro conservativo delle superfici decorative dei prospetti esterni (intonaci, stucchi, pietra, finiture e strati pittorici), dopo una fase di analisi, ha previsto una preliminare azione di pulitura in maniera meccanica delle parti, poi trattate con biocida e reintegrate con ricostruzione di lacune con grassello di calce e polvere di marmo di Carrara. La finitura finale di questi elementi e' stata realizzata a stucco romano con stabilitura di calce idrata ed inerti seguita ad una scialbatura ad imitazione del marmo bianco di Carrara.

L' elemento decorativo realizzato in travertino, situato sulla prima finestra del piano nobile, e' stato trattato con procedimenti piu' adatti alle specificita' tecniche del materiale lapideo. Le superfici murarie sono state consolidate con iniezioni di miscela di calce idraulica, pozzolana e formulati chimici, mentre lo strato di intonaco, e' stato recuperato tramite iniezioni di miscela di adesivi (resine) riempitivi per il ristabilimento dell'adesione tra supporto murario e intonaco e la rimozione delle integrazioni cementizie realizzate nel restauro degli anni sessanta del XX secolo, con la successiva reintegrazione delle parti rimosse con malta di calce idraulica naturale in polvere e sabbie selezionate.

Grazie al supporto scientifico delle stratigrafie eseguite su piu' punti delle superfici in fase di cantiere, l'architetto Donadono ha ricostruito le diverse fasi di costruzione, recuperando anche le informazioni utili per eseguire lo strato finale di intonaco, finitura e tinteggiatura scegliendo per i prospetti un colore ocra gialla particellato con terra rossa/bruna.

Francesca Pieroni

Progettisti

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