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Intervento:

Progettazione di interni

Luogo:

Quartiere Parioli, Roma

Progettisti:

2AV Studio: Michele Arcarese, Davide Valoppi; G. Graziani

Collaboratori:

Claudio Greci, Stefano Rubino

Commitente:

Roscioli Hotels

Anno di esecuzione:

2002

Imprese esecutrici:

Tecnoedil Mazzanti srl; Arredis srl

Dati dimensionali dell'intervento:

3.500 mq

 

TRATTO DALLA RIVISTA:

La cognizione delle forme
Il nuovo volto dell'Hotel Claridge

Nel rapporto con la propria dimensione recettiva, la citta' di Roma sembrava legata fino a qualche anno fa ad una sorta di sistema standardizzato che rassicurava il cliente, ma relegava le possibilita' espressive degli hotel ad un ruolo assolutamente secondario. Classicismo e uniformita' erano i requisiti indispensabili di un buon albergo, con il risultato inevitabile di ricondurlo ad un apparentamento involontario e infruttuoso che faceva perdere a questo tipo di struttura ogni identita'.

La storia dell'Hotel Claridge si pone in questo senso in una dimensione di netto anticipo, con un atteggiamento che va in contro-tendenza - promuovendone, anzi, una nuova - rispetto allo standard architettonico imperante. Acquistato dai Roscioli, storica famiglia di albergatori romani, l'Hotel Claridge finisce per diventarne lo specchio, sia nella chiarezza della gestione, che nella rappresentazione di un passaggio generazionale, che lascia tracce di profondo rinnovamento nella sua stessa struttura.

Riflesso del nuovo orientamento della famiglia Roscioli e' la scelta di procedere immediatamente ad un attento lavoro di ristrutturazione, che viene affidato all'architetto Michele Arcarese dello studio di architettura Arcarese- Valoppi-Adario. Il principio fondativo dell'intervento e' quello di mediare tra cambiamento e fedelta' alle proprie origini, seguendo criteri stilistici molto precisi; da un'assoluta purezza formale all'uso di segni molto netti, dalla ricchezza dei materiali ad una rigorosa funzionalita'.

L'immersione dell'hotel nel suggestivo scenario del quartiere Parioli, ne valorizza le scelte strutturali, come quella dell'unica lunghissima finestra che, nascosta tra gli alberi, abbraccia il complesso per dodici metri, lasciando che la sua pensilina in acciaio si presenti all'occhio del visitatore come una lama conficcata nelle mura. Entrando nella hall la semplicita' delle forme e' esaltata dalla scelta calcolata dei materiali, il cui utilizzo varia a seconda delle destinazioni d'uso degli spazi.

Quelli di servizio, come le scale, i bagni e le armadiature, ad esempio, sono rivestiti da centinaia di listelli di massello wenge', montati uno ad uno e volutamente diversi tra loro. La reception, come anche il bar, diventano delle sculture, pensate e realizzate in bianchissimo marmo sivec, su cui giocano i tagli e i movimenti della luce.

Il bar, illuminato da un ampio lucernaio, si presenta come una grande scatola di cristallo, delineata dal vetro strutturale e dalle finiture in marmo verde Guatemala. Particolare attenzione viene dedicata all'illuminazione, distribuita in un sistema di sette "scenografie" che cambiano automaticamente a seconda della luce esterna. Luce, luce e ancora luce, e' questa la grande protagonista delle ambientazioni dell'hotel.

Usata come materia fluida, ne compone spazi ed oggetti, ne definisce le funzioni, ne segna i percorsi. Cosi' accade per i passaggi interni della hall, segnati da tagli luminosi nei controsoffitti, come per le zone di sosta e di lavoro, su cui si irradiano grandi superfici orizzontali.

Nelle stanze dominano le sensazioni di calore e accoglienza, perseguite anche attraverso piccoli accorgimenti e minuti elementi di arredo. Armadio e frigo-bar sono incassati in un'unica parete, in cui si combinano legno, vetro e acciaio, che funge anche da elemento di separazione dalla zona bagno. La scrivania e' sintetizzata in un lunga mensola sospesa, in cui trova posto anche il televisore.

Con le sue evoluzioni, formali e non, l'Hotel Claridge arriva a raggiungere una conformazione precisa e riconoscibile, divenendo parte integrante nell'assetto urbano del quartiere Parioli, nel suo passaggio, nei suoi ritmi quotidiani, rappresentando un vero e proprio esempio nella battaglia al cambiamento, nella lotta alla sua identificazione barbara con un demone da combattere, spauracchio per streghe da epoche passate.

Sibilla Caprini

Progettisti

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