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Università:

Universita' degli Studi di Camerino. Facolta' di Architettura

Luogo:

Ascoli Piceno

Anno accademico:

2004-2005

Tesi:

Progetto di un parco tecnologico. Riuso dei silos Fox nell'area Tombaccia a Pesaro

Progettisti:

Cristiana Antonini, Manuela Vittori

Relatore:

Prof. Pippo Ciorra

 

TRATTO DALLA RIVISTA:

Progetto di parco tecnologico alla Tombaccia a Pesaro
Polo dell'intervento, il riuso dei silos Fox

L'area centrale di Pesaro, stretta tra il colle San Bartolo e le piu' dolci colline meridionali, e' circondata da un discreto tessuto di zone industriali e commerciali, distese lungo l'asse che collega il centro storico al casello autostradale, molto piu' a nord, e intorno all'area del monumentale Palazzo dello Sport. Inserita in questa sequenza e allo stesso tempo un po' appartata rispetto alla nuova viabilita', l'area della Tombaccia rivela alcune caratteristiche specifiche e interessanti, che la rendono l'oggetto ideale della nostra sperimentazione progettuale.

La prima e' che si tratta dell'area produttiva piu' "antica" e vicina al centro urbano, e che proprio per questo versa in avanzato stato di "dismissione". La seconda, collegata alla prima, corrisponde alla relazione immediata che connette il tracciato viario di questo quartiere con un'importante zona residenziale a est. La terza ha invece a che fare con la particolare condizione paesaggistica della zona, interamente inserita in un'ansa del fiume Foglia, al margine sudoccidentale dell'edificato piu' denso.

La scelta dell'area progettuale, quartiere Tombaccia a Pesaro, nasce da un'indagine sul complesso sistema industriale marchigiano in continua trasformazione, all'interno del quale ci e' sembrato interessante andare a studiare aree produttive in via di riconversione. Il territorio marchigiano e' fortemente caratterizzato da una complessita' del tessuto edilizio e industriale ben definito che si concretizza in grandi macchie industriali ed episodi singoli di villette monofamiliari.

Tale tessuto risulta complesso e articolato proprio per la promiscuita' di settori produttivi specializzati (Civitanova per il calzaturificio, San Benedetto del Tronto per l'alimentare, Fano per il tessile, Pesaro per il mobile e la meccanica) molti dei quali negli ultimi anni attraversano momenti di crisi determinando il passaggio da una produzione di tipo quantitativo, spostata ormai verso i Paesi dell'Est, ad un programma di riconversione qualitativa con priorita' data a ricerca, progettazione, marketing.

Questo processo si riflette in campo urbanistico facendo acquisire alle aree dismesse momenti e opportunita' di riqualificazione della citta'. L'indagine da noi condotta e' partita da uno studio a scala regionale, scegliendo sei citta' campione localizzate lungo la costa adriatica e riconoscibili entro certi parametri urbanistici e storici: segnate dalla forte presenza delle infrastrutture A14, SS16, ferrovia e del fiume; nate come le "prime" aree produttive per la citta' in quella che prima era la "periferia", vicine al centro storico e che attualmente con la continua espansione urbana si trovano in posizione non piu' consona alla funzione e versano in uno stato di dismissione.

Persa la sua identita' originaria – quella di area produttiva "locale" immediatamente promiscua alla citta' residenziale - la Tombaccia oggi e' sospesa fra due possibili trasformazioni: da un lato riaffermare la propria appartenenza piu' esplicita al sistema industriale e territoriale, irresistibilmente magnetizzato dal nastro dell'A14, riutilizzando parte del patrimonio edilizio esistente con nuove funzioni; dall'altro applicare una sostituzione integrale, un suo recupero al paesaggio piu' "urbano" attraverso un cambio di destinazione d'uso piu' diffuso e orientato all'utilizzo residenziale o di "servizio".


L'incisiva presenza nell'area dei silos della Fox, contenitori di idrocarburo, manufatti di notevole interesse, dotati di grande fascino figurativo, ci ha indotte a non scegliere tra vocazione locale e globale e a cercare una soluzione capace di rispondere ad entrambi le esigenze: offrire alla Pesaro residenziale e commerciale un pezzo di citta' riqualificabile con la giusta quota di residenza, servizi, commerciale, di svago e allo stesso tempo non perdere l'occasione, optando per l'uso "straniato" di elementi presenti, di collocare a Pesaro un servizio alla produzione di scala territoriale.

L'idea progettuale si basa sul riuso architettonico delle rovine e su come l'object trouvé ritrova una sua nuova identita', diventando un edificio-mondo attraversato dall'infrastruttura, capace di erogare continuamente servizi e svaghi alla citta'. L'eccessiva regolarita' esterna nasconde e rivela una complessita' e articolazione interna con "intenti piranesiani": e' un oggetto architettonico autoreferenziale, definito dalle molteplicita' di funzioni che ospita al suo interno.

L'operazione progettuale attuata sui silos, defunzionalizzarli lasciando esternamente la purezza della loro forma e inserendo internamente una struttura in grado di ospitare la nuova funzione, centro di ricerca tecnologico e industriale di livello sovraregionale, evidenzia la loro intrinseca capacita' di "far separare" il contenuto dal contenitore.

A partire dalla quota piu' bassa, l'intento e' quello di trasformare l'intera area in un parco aperto sia alla citta' che agli utenti del centro di ricerca Fox, innervato da una pista ciclabile che corre lungo il fiume, completato con una piccola quota di residenza collegata al centro e distribuita lungo la linea sinuosa del fiume.

L'edificio cosi' racchiude in sé diverse scale di progetto urbanistiche e architettoniche soddisfacendo esigenze per una molteplicita' di utenze.

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