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Luogo:

Bologna

Progettisti:

Elisabetta Vasumi Roveri

 

TRATTO DALLA RIVISTA:

I teatri dimenticati
Ricerche storiche e approfondimenti iconografici sui teatri romagnoli della prima meta' del XX secolo

In stretta correlazione con gli studi e le ricerche sul territorio romagnolo condotti da tempo da docenti e ricercatori della Facolta' di architettura "Aldo Rossi" di Cesena, il lavoro di indagine storica e di ricognizione iconografica relativo ai teatri e luoghi di spettacolo della Romagna (cfr. "Progetti", 8, 2004) sta restituendo significativi esiti. Si sono proseguite e approfondite le analisi dei teatri storici esistenti nel territorio nell'ambito del Laboratorio di Sintesi Finale dedicato ai luoghi della rappresentazione, si sono svolte tesi di laurea aventi per oggetto centri culturali, teatri e auditorium e tenute specifiche lezioni nei corsi di storia dell'architettura su questo particolare tema.

Nel rinnovato interesse nei confronti dell'architettura teatrale, che i differenti ambiti disciplinari declinano secondo finalita' e metodologie di studio ad essi afferenti, unica zona d'ombra resta quella del restauro e della conservazione, disciplina, in generale, un po' sottovalutata nella scuola di Cesena. Al contrario proprio la Romagna costituisce uno dei casi d'eccellenza nel contesto italiano per quanto riguarda il recupero e la riattivazione di numerosi teatri storici che, grazie anche allo stimolo offerto a partire dagli anni Ottanta dalla fondamentale indagine condotta dall'Istituto dei Beni Culturali dell'Emilia Romagna, ha portato ad una riappropriazione di quel patrimonio storico collettivo attraverso la duplice intensita' dell'atto conoscitivo e, di conseguenza, del progetto conservativo.

Tuttavia una sorta di oblio sembra essere caduto sui non pochi edifici teatrali realizzati in questa regione tra i primissimi anni del Novecento e la seconda guerra mondiale. Va da sé che in un territorio come quello romagnolo che a partire dalla meta' del Settecento si e' dotato di una quantita' straordinariamente rilevante di edifici per lo spettacolo capillarmente disseminati, l'indagine sulle vicende storiche, sociali, economiche che hanno portato alla loro costruzione risulti un'impresa tanto vasta quanto complessa. Inoltre questa enorme quantita' di edifici teatrali, caratterizzati in larga parte anche da una elevata qualita' architettonica e decorativa, e' attualmente, in buona parte e per svariati motivi, scomparsa. In breve arco di tempo e' infatti andato disperso un patrimonio storico architettonico di inestimabile valore: l'armatura teatrale dell'intero territorio si e' pressoché dimezzata tra gli anni Venti e gli anni Settanta del Novecento.

In alcuni casi si e' trattato di perdite irreparabili, basti pensare al grande numero di edifici teatrali distrutti o danneggiati dalla guerra e mai piu' recuperati, fino ai casi piu' eclatanti di brutale cancellazione fisica sotto l'incalzare violento delle tempeste speculative. In altri, alla perdita d'uso e' seguito un abbandono che, se non ha del tutto disperso i caratteri originali dei diversi organismi edilizi, ne ha certamente ridotto la portata e la potenzialita' all'interno del contesto urbano. Da non sottovalutare e' poi il fatto che sono molto rari i casi di edifici teatrali a tutt'oggi esistenti costruiti nei primi decenni del XX secolo mentre riguardo a quelli distrutti non esiste o quasi alcun tipo di documentazione.

Infatti a partire dagli anni a cavallo fra Ottocento e Novecento ha inizio una fase di declino di quello straordinario boom edilizio teatrale che ha caratterizzato buona parte del XIX secolo. Nonostante cio' in svariate citta' della Romagna si continua a costruire teatri, arene per spettacoli all'aperto, politeama, kursaal, adottando nuovi modelli tipologici, tecnologie innovative e materiali di recente acquisizione nella produzione edilizia locale. Luoghi questi ultimi per la rappresentazione e lo svago ampiamente in uso a quell'epoca, talvolta piu' "popolari" del primo teatro cittadino, ma non meno interessanti e spesso ignorati dalla storiografia.

Per quanto riguarda i teatri non si tratta quasi mai di esempi eccelsi dal punto di vista della qualita' architettonica ma, come in passato, i professionisti locali impegnati nella loro realizzazione aggiornano e ampliano linguaggio e modelli di riferimento, talvolta filtrandoli attraverso una tradizione architettonica teatrale oramai secolare, e danno vita ad una produzione di edifici per lo spettacolo indubbiamente singolare. I tre casi studio su cui si ritiene utile richiamare l'attenzione rientrano in questa negletta categoria. Si tratta del Teatro Comunale di Gambettola, del Teatro Ronci di Morciano e del Teatro auditorium facente parte del grande complesso "Casa del Balilla" realizzato da Cesare Valle a Forli'. Tre esempi profondamente differenti tra loro non solo architettonicamente ma anche per le sciagurate vicende che contraddistinguono la loro storia piu' recente.

Il Teatro Comunale di Gambettola viene edificato nel 1913, insieme al nuovo Palazzo Municipale, su progetto dell'ingegnere Giovanni Ravaglia. In continuita' con una tradizione peculiare dell'architettura teatrale romagnola, anche durante il Novecento dunque si costruiscono sale destinate ad uso di teatro collocate all'interno degli edifici comunali. In questo caso il vecchio e piccolo Municipio conteneva gia' un oramai fatiscente teatrino che l'ingegnere ritiene impossibile ricostruire, cosi' come e' impossibile qualsiasi intervento sul vetusto palazzo: decisamente meglio demolire l'edificio e costruirne uno nuovo piu' ampio e salubre che accolga un decoroso piccolo teatro dal disegno piu' moderno (fig. 1). La sala rettangolare, capace di circa 200 spettatori, e' provvista di due balconate decorate da ringhiere panciute in ferro battuto, e un palcoscenico di piccole dimensioni. Il soffitto affrescato a festoni con motti in versi e alcuni mascheroni nell'arcoscenico, uniche decorazioni originali conservatisi, completano l'ambiente conferendogli una, pur modesta, dignita'.

Il piccolo teatro di Gambettola, pur non possedendo pregiate qualita' architettoniche e decorative, e' con ogni probabilita' un raro, se non unico, esempio superstite nel territorio di sala a doppia balconata continua in ferro battuto: tipologia teatrale che trae origine dai modelli architettonici da tempo in voga in Francia, ovviamente filtrata dalla tradizione locale e adeguata alle modeste risorse finanziarie impegnate all'epoca della sua edificazione. Nulla si conosce della sua attivita' se non che nell'immediato dopoguerra, dopo il suo utilizzo come sala da ballo, cade in disuso; certo e' che negli anni Sessanta la platea ospita l'Archivio Comunale e venti anni dopo la sede della Polizia Municipale. Un tramezzo in mattoni separa la platea dal palcoscenico, adibiti a magazzino e uffici, e un pavimento in linoleum ricopre quello originale in legno. A testimoniare la condizione di degrado del piccolo teatro sta la campagna fotografica condotta dall'IBC – Emilia Romagna nel 1980, preceduta da un progetto di ristrutturazione, a cura dell'Ufficio Tecnico Comunale, per trasformarlo in sala polivalente. Nonostante l'azione di sensibilizzazione sulla cittadinanza e sull'Amministrazione il progetto non ha, e non avra', alcun esito positivo. Oggi, a oltre venticinque anni di distanza, si puo' facilmente immaginare quali siano le condizioni di conservazione dell'ambiente e delle strutture, per altro non ancora definitivamente compromesse.

La recente realizzazione del Centro Culturale "Federico Fellini" nella ristrutturata ex "Casa del Fascio" ha certamente sopperito alle esigenze di svago culturale della cittadinanza, ma il problema di un "piu' consono utilizzo" del piccolo teatro comunale e' costantemente incluso nei programmi triennali dei lavori pubblici: l'Amministrazione non disconosce quindi il problema, ma rimanda. Il secondo caso, il Teatro Ronci di Morciano, nell'entroterra riminese, si distingue per la singolarita' della sua storia piu' recente. Ubicato nel cuore del paese, il teatro e' di proprieta' privata fin dal 1902, anno in cui viene eretto per volere della Societa' locale dei palchettisti. Pur essendo il teatro storico della zona di piu' recente costruzione, il "Ronci" mostra soluzioni formali tipiche dei teatri ottocenteschi con declinazioni, per quanto riguarda i materiali e l'aspetto decorativo, certamente piu' moderne.

La sala infatti e' conformata sulla tipica pianta a "ferro di cavallo" ma presenta tre ordini di logge sorrette da esili colonne, in ghisa nel primo e secondo ordine, alternate a colonne in legno nel terzo, e palchi separati da basse divisorie in mattoni. L'edificio ha una struttura autonoma con facciata tripartita e tre semplici porte d'ingresso, mentre al livello superiore due nicchie e tre finestre centinate caratterizzano la parte centrale aggettante del fronte. Per oltre cinquant'anni il "Ronci" e' stato il centro delle attivita' culturali e della vita mondana della Valconca essendo l'unico adatto ad ospitare non solo numerose compagnie di prosa e rinomati veglioni, ma anche spettacoli di opera lirica, se pur realizzati in economia.

La peculiarita' di questo teatro e' quella di esstoria urbana sere tuttora di proprieta' privata, non piu' della originaria societa' le cui quote naturalmente col tempo si sono moltiplicate e disperse fra gli eredi, ma di un unico proprietario che, negli anni Ottanta dopo piu' di vent'anni di abbandono, ha acquistato l'edificio posto in vendita tramite asta pubblica strappandolo per un soffio a un'Amministrazione Comunale forse compiacente. La nuova proprieta', che dimostra la sua originalita' dichiarando di avere acquisito il teatro per una serie di motivi sentimentali che lo legavano ad esso, intende fin da subito ristrutturare il "Ronci" e riattivarlo seguendo ambiziosamente il modello del Teatro Petrella di Longiano, uno fra i migliori esempi di recupero architettonico e di conduzione artistica teatrale oggi presenti nel contesto romagnolo.

Questo primo progetto tuttavia non avra' seguito a causa delle numerose e gravi "incomprensioni" tra una proprieta' dispotica e bizzarra, un'Amministrazione locale inattiva fino a quel momento e il bravo progettista incaricato del progetto, lo stesso del "Petrella" di Longiano, che giustamente abbandona la scena per non restare invischiato in questioni giudiziarie che non lo riguardano. Gli interventi di cui il teatro e' stato oggetto successivamente, fino alla meta' circa del 1990, sono di carattere occasionale, strettamente legati alle necessita' del momento: la sala e' stata, in un primo tempo, parzialmente ripristinata e del 1995 e' l'autorizzazione per un ampliamento della platea tramite l'eliminazione del primo ordine di palchi.

Mentre, l'esterno del teatro, originariamente caratterizzato da un intonaco bianco e modanature a rilievo, oggi si presenta con una pesante coloritura mattone. Ultimo, ma non meno rappresentativo esempio di "disattenzione" da parte non solo delle pubbliche amministrazioni ma anche della societa' civile locale, e' il complesso realizzato da Cesare Valle a Forli' per l'Opera Nazionale Balilla. L'architetto romano, che per la "Citta' del Duce" progetta e costruisce non pochi edifici, realizza fra il 1934 e il 1936 la "Casa del Balilla", intitolata alla memoria di Arnaldo Mussolini, lungo il grande viale di collegamento tra la stazione ferroviaria e il centro cittadino. Il complesso, che comprende un campo sportivo attrezzato di oltre 20.000 mq., e' costituito da tre nuclei principali: la palestra, la piscina e il cinema-teatro.

Il reparto culturale, con accesso indipendente, accoglie un elegante cinema teatro capace di 800 posti, una sala convegni, una biblioteca con annessa sala di lettura e uffici. L'edificio e' in assoluto una delle opere piu' celebrate, nel suo genere tipologico, dalla stampa nazionale per la sua "perfezione" razionalista. In effetti il complesso risulta una perfetta integrazione tra funzione e immagine con una ricerca cromatica giocata sul contrasto del bianco travertino del basamento e dal colore bruno dell'intonaco che riveste tutto il prospetto sul viale. La complessa vicenda di passaggi di proprieta' e di gestione dell'edificio ha causato, nonostante l'utilizzo del complesso come centro polisportivo, aule universitarie e cinema, una progressiva incuria delle sue strutture che versano attualmente in un grave stato di degrado e fatiscenza.

Evidentemente, nell'arco di oltre cinquant'anni, non e' mai stata presa in considerazione dall'Amministrazione forlivese la presenza di un capace e moderno cinema teatro, anche quando la citta' perde il suo Teatro Comunale a seguito dei bombardamenti del 1944 e piu' tardi, a partire dagli anni Sessanta, riemerge il problema della costruzione di un nuovo teatro insieme all'acceso dibattito sulla mancanza di una struttura culturale e sociale cosi' importante per la citta'. Piu' avanti una serie di incredibili "occasioni perdute", come il concorso nazionale vinto da Maurizio Sacripanti, si susseguono senza mai concretizzarsi lasciando il campo a soluzioni di ripiego.

Allo stato attuale, se la situazione degli ambienti interni dell'edificio di Valle e' oramai irrimediabilmente compromessa a causa delle molteplici trasformazioni avvenute nel corso degli anni, recentissime polemiche, restituite dalla stampa locale, hanno finalmente acceso i riflettori sulla drammatica condizione dell'edificio e richiamato l'attenzione dell'Amministrazione comunale. In conclusione dunque una buona notizia: il progetto di recupero dell'intero complesso e' stato approvato e i lavori di ristrutturazione dovrebbero partire a breve, nella speranza che restituiscano "alla vita" questo eccellente esempio di architettura del nostro Novecento fino ad oggi del tutto "dimenticato".

Vasumi Roveri

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