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Luogo:

Milano

Progettisti:

Architets Zaha Hadid

Progetto:

Zaha Hadid e Patrik Schumacher, Filippo Innocenti

Progetto:

Societa' Capogruppo: Italiana Costruzioni SpA, Gruppo Navarra
Project manager: Marco Odoardi
Landscape design: Clara Lafuente - Studio Lafuente
Design Team: Marina De Conciliis, Maria Morzilli, Barbara Di Palma, Loredana Ladro

Graphic Designer:

Federico Bistolfi, Alessandra Belia, Samuele Sordi, Michele Salvi, Serena Pietrantonj, Anja Simons, Maurizio Meossi

Strutture:

Albert Taylor - AKT

Impianti:

Max Fordham - Neil Smith
Impianti meccanici ed elettrici:Giovanni Consonni, Luca Giannelli - Milano Progetti

Progetto:

Documenti tecnico contabili: Pasquale Miele - Building Consulting
Project Management / Cantierizzazione: Antonio Vettese - Sistema Progetto

Consulenti:

Antincendio: Piero Romussi
Consulente strutture alberghiere: Antonio Montanari - Studio Montanari & Partners
Consulenza facciate: Stefano Spina - Lorenzon Techmec System SpA

 

TRATTO DALLA RIVISTA:

Segni nel territorio dell'eccellenza
Spinte ascensionali e volumi fluidi per il progetto di contrappunto architettonico di Zaha Hadid

Tra le linee guida del bando di gara, questa proposta sembra prendere lo spunto dalla necessita'di esprimere l'eccellenza milanese in un'architettura capace di integrarsi con il polo fieristico pur restandone fortemente autonomo.

E' di nuovo la contrapposizione tra l'andamento orizzontale dei padiglioni espositivi e le nuove strutture sviluppate in altezza a definire la cornice nella quale inserire l'intervento.

Il team della celebre e provocatoria Zaha Hadid non e' il solo a definire con le due torri un cuneo che, visto in lontananza, sembra innestarsi nel paesaggio con grande nettezza, grazie all'astratta precisione dei lati che s'affacciano sul territorio circostante.

Allo stesso tempo, pero', le due torri nascondono un vero e proprio organismo spaziale. Visto dal Centro Congressi, infatti, si percepisce dapprima una tettoia continua che percorre l'area di collegamento alla fiera con una ricercata allusione all'andamento dell'onda fuksasiana.

Una spinta inarrestabile che risale le volumetrie dei due alberghi e le riplasma, corrodendole, fino a formare un crescendo di affacci sporgenti, anch'essi orientati verso il polo espositivo. Un simile organismo e' in grado di ospitare, com'e' ovvio, tutti gli spazi d'accoglienza, incontro e riunione che accomunano entrambe le strutture ricettive.

In effetti, la proposta dell'architetto angloirachena e' quella che si confronta nella maniera piu' diretta con le suggestioni formali emanate dal complesso espositivo. Il contrasto architettonico tra geometrie nette e sfuggenti e' rafforzato dall'impiego di un unico rivestimento vetrato.

L'idea seguita dichiaratamente dal gruppo della Hadid e' quella di un tessuto avvolgente che permetta, attraverso l'uso di un solo materiale, di proseguire i temi rilevabili tra i padiglioni e al tempo stesso di differenziarsene. Il vetro e' in grado di creare infatti, nell'organismo tettoia/basamento/ affacci, una continuita' con la vela che attraversa l'area fieristica.

Non a caso esso viene declinato ondulatamente grazie ad un sistema reticolare portante, analogo a quello utilizzato da Fuksas. Al contrario, lo stesso vetro, quando va a rivestire i lati esterni delle torri, opera in discontinuita' con i prospetti opachi dei padiglioni. La pelle vetrata rende il complesso riconoscibile da una grande distanza.

Essa e' pero' soltanto il primo di due strati, che nasconde infatti un secondo "tessuto". In questa stratificazione si viene percio' a creare un dialogo continuo in termini di trasparenza, tattilita', grana e profondita'differenti.

Non solo, ma il doppio rivestimento si comprime e si espande creando uno spazio d'intercapedine nelle pieghe del quale trovano posto sia le camere d'albergo che un sistema di terrazze.

Si forma percio' un flusso spaziale continuo che parte dalla hall, ossia la piazza coperta contraddistinta dall'andamento movimentato ed ondeggiato dei suoi ampi ambienti, fino a cristallizzarsi nelle differenti tipologie delle stanze private. Queste sono pensate come nuclei confortevoli, protetti da gusci di materiale opaco.

Questa architettura, contraddistinta dal dialogo di geometrie nette e astratte, di spazi lasciati comprimersi ed esplodere, di cortine in bilico tra trasparenza e opacita' e' il frutto quindi della stratificazione di due pelli avvolgenti. Questo e' l'esito di uno studio teso a definire una complessa quanto unitaria matrice geometrica, materica e coloristica.

Si viene cosi' a generare un ambiente globale, nel quale gli stessi elementi dell'arredo sono elemento imprescindibile per la conformazione spaziale di ogni parte del complesso. Proprio quest'attenzione agli interni e' in grado di stabilire quel legame, richiesto e cercato con ostinazione, con il design, la moda e l'alta tecnologia milanesi.


Flavio Venturelli

Progettisti

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